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31 marzo 2018
08 marzo 2017
#incontroTe
8 marzo 2017 - Mercoledì
Il tempo è compiuto,
il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo
(Mc 1,15)
Intraprendenti e generosi
Il tempo è compiuto,
il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo
(Mc 1,15)
Intraprendenti e generosi
Non
basta essere conservatori della Parola, per paure del rischio o per mancanza di
iniziativa; il dono della fede impegna i cristiani ad essere soprattutto
promotori intraprendenti e generosi del Vangelo di Gesù e dei beni della
salvezza. Paolo VI ci ha lasciato un monito severo per chi non mette a profitto
il talento-dono della fede: “Chi trascura il mandato missionario di annunciare
Gesù Cristo, mette a rischio perfino la sua salvezza personale e la
sopravvivenza delle comunità” ( Evangelii Nuntiandi 80).
IMPEGNO:
Provo
a essere un segno di fede a chi mi sta accanto.
© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma
31 agosto 2016
Briciole di vita
Noi che... GMGamo!
Ad un mese dalla chiusura dell'indimenticabile GMG di Cracovia abbiamo voluto raccogliere alcune testimonianze per far memoria di quanto il Signore ha operato nella nostra vita e riportalo al cuore.
Grazie ai nostri amici che hanno voluto condividere con noi la loro esperienza di vita...
Dire qualcosa di questa esperienza in Polonia, di questa 31esima GMG?
Ebbene, ora che le ore di pullman sono terminate e il sonno abbondantemente recuperato, cosa rimane?
Oltre l'accoglienza paradisiaca delle famiglie della Repubblica Ceca, oltre i sorrisi dei bambini, oltre le parole sussurrate, custodite e affidate. Cosa rimane oltre la preghiera di ogni polacco che ti chiedeva di cantare sempre e comunque "Volare", oltre al russare de...lle notti in palestra, oltre gli improbabili balli d'animazione improvvisati alle fermate dei tram. Cosa rimane oltre le lacrime di chi si dice un arrivederci che ha l'amaro retrogusto dell'addio, oltre le gambe doloranti, la pioggia che ti battezza per sempre giovane.
Ecco credo che rimangano le domande. Domande antiche e nuove.
Domande di senso. Domande d'Amore.
Fabio, mi ami?
Mi ami al di sopra di tutto e di tutti? Senza se e senza ma.
Pronto ad un amore folle? Folle perché totale, folle perché spesso inconcepibile e sempre inspiegabile.
Sei pronto a mollare tutto. Ma soprattutto a mollare il tuo benedetto orgoglio?
Ti fidi, Fabio? Sei pronto?
Non lo so Signore, ma ci voglio provare.
Come prima, più di prima!
Ti valga, buon Dio, come la più sincera delle mie promesse.
Fabio
È passato un mese. Già? Solo? Non si sa...
È già passato un mese, ma mi sembra di essere ancora lì, tra tutti quei sorrisi e quegli abbracci.
È passato solo un mese, ma quest'esperienza ha già cambiato così tanto nella mia vita.
È passato un mese ed io continuo a ringraziare per quello che ho potuto vivere in tredici giorni così intensi, e credo che non smetterò mai di farlo.
Mi mancano quei giorni, mi mancano le persone con cui li ho condivisi, come non avrei mai creduto ...possibile che mi potessero mancare. E, anche grazie a questa mancanza, la GMG continua nella mia vita.
I sorrisi, le fatiche, gli incontri, le parole ed i gesti inaspettati! Ancora una volta quest'esperienza è entrata con la sua solita energia nella mente e nel cuore come un ritmo di voci e cori di cui non si riesce a far a meno. La scoperta di una terra fantastica, la Polonia. Patria di tanto dolore trasformato saggiamente in un ricordo indelebile.
Corrado
Ad un mese dalla chiusura dell'indimenticabile GMG di Cracovia abbiamo voluto raccogliere alcune testimonianze per far memoria di quanto il Signore ha operato nella nostra vita e riportalo al cuore.
Grazie ai nostri amici che hanno voluto condividere con noi la loro esperienza di vita...
Dire qualcosa di questa esperienza in Polonia, di questa 31esima GMG?
Ebbene, ora che le ore di pullman sono terminate e il sonno abbondantemente recuperato, cosa rimane?
Oltre l'accoglienza paradisiaca delle famiglie della Repubblica Ceca, oltre i sorrisi dei bambini, oltre le parole sussurrate, custodite e affidate. Cosa rimane oltre la preghiera di ogni polacco che ti chiedeva di cantare sempre e comunque "Volare", oltre al russare de...lle notti in palestra, oltre gli improbabili balli d'animazione improvvisati alle fermate dei tram. Cosa rimane oltre le lacrime di chi si dice un arrivederci che ha l'amaro retrogusto dell'addio, oltre le gambe doloranti, la pioggia che ti battezza per sempre giovane.
Ecco credo che rimangano le domande. Domande antiche e nuove.
Domande di senso. Domande d'Amore.
Fabio, mi ami?
Mi ami al di sopra di tutto e di tutti? Senza se e senza ma.
Pronto ad un amore folle? Folle perché totale, folle perché spesso inconcepibile e sempre inspiegabile.
Sei pronto a mollare tutto. Ma soprattutto a mollare il tuo benedetto orgoglio?
Ti fidi, Fabio? Sei pronto?
Non lo so Signore, ma ci voglio provare.
Come prima, più di prima!
Ti valga, buon Dio, come la più sincera delle mie promesse.
Fabio
È passato un mese. Già? Solo? Non si sa... È già passato un mese, ma mi sembra di essere ancora lì, tra tutti quei sorrisi e quegli abbracci.
È passato solo un mese, ma quest'esperienza ha già cambiato così tanto nella mia vita.
È passato un mese ed io continuo a ringraziare per quello che ho potuto vivere in tredici giorni così intensi, e credo che non smetterò mai di farlo.
Mi mancano quei giorni, mi mancano le persone con cui li ho condivisi, come non avrei mai creduto ...possibile che mi potessero mancare. E, anche grazie a questa mancanza, la GMG continua nella mia vita.
Chiara
I sorrisi, le fatiche, gli incontri, le parole ed i gesti inaspettati! Ancora una volta quest'esperienza è entrata con la sua solita energia nella mente e nel cuore come un ritmo di voci e cori di cui non si riesce a far a meno. La scoperta di una terra fantastica, la Polonia. Patria di tanto dolore trasformato saggiamente in un ricordo indelebile.
Da Auschwitz a Czestochowa, da Istebna a Cracovia. Un milione di sguardi e sorrisi travolgenti! La gmg non delude mai! Son grata per quest'esperienza e per essermi messa in cammino nonostante le difficoltà! GRAZIE!
Alessia
Per anni ho sentito tantissime cattiverie e maldicenze su polacchi e Polonia, così tante che "un po' un po'" ci credevo.
Nelle due settimane trascorse li, siamo stati accolti come figli, siamo stati amati, siamo stati adottati, si sono presi letteralmente cura di noi, ci hanno sostenuto e aiutato. Ho abbandonato così ogni pregiudizio che avevo, e ho capito che le "povere" persone che criticavano e giudicavano lo facevano per cattiveria, per interesse personale e soprattutto per "ignoranza" e forse anche gelosia. Gesù é amore, pace, NON simbolo di cattiveria e pregiudizi, eppure certa gente crede di essere davvero cristiana...
Io in Polonia ho lasciato tanto, una "seconda famiglia", tante emozioni, insomma un piccolo grande pezzo del mio cuore... Ma la vera e propria GMG inizia proprio ora!
Nelle due settimane trascorse li, siamo stati accolti come figli, siamo stati amati, siamo stati adottati, si sono presi letteralmente cura di noi, ci hanno sostenuto e aiutato. Ho abbandonato così ogni pregiudizio che avevo, e ho capito che le "povere" persone che criticavano e giudicavano lo facevano per cattiveria, per interesse personale e soprattutto per "ignoranza" e forse anche gelosia. Gesù é amore, pace, NON simbolo di cattiveria e pregiudizi, eppure certa gente crede di essere davvero cristiana... Io in Polonia ho lasciato tanto, una "seconda famiglia", tante emozioni, insomma un piccolo grande pezzo del mio cuore... Ma la vera e propria GMG inizia proprio ora!
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25 luglio 2016
Per te... giovane!
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XXXI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Cracovia 2016
PER LA XXXI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Cracovia 2016
«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7)
Carissimi giovani,

siamo giunti all’ultima tappa del nostro pellegrinaggio a Cracovia, dove il prossimo anno, nel mese di luglio, celebreremo insieme la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù. Nel nostro lungo e impegnativo cammino siamo guidati dalle parole di Gesù tratte dal “discorso della montagna”. Abbiamo iniziato questo percorso nel 2014, meditando insieme sulla prima Beatitudine: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli» (Mt 5,3). Per il 2015 il tema è stato «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Nell’anno che ci sta davanti vogliamo lasciarci ispirare dalle parole: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7).
1. Il Giubileo della Misericordia
Con questo tema la GMG di Cracovia 2016 si inserisce nell’Anno Santo della Misericordia, diventando un vero e proprio Giubileo dei Giovani a livello mondiale. Non è la prima volta che un raduno internazionale dei giovani coincide con un Anno giubilare. Infatti, fu durante l’Anno Santo della Redenzione (1983/1984) che san Giovanni Paolo II convocò per la prima volta i giovani di tutto il mondo per la Domenica delle Palme. Fu poi durante il Grande Giubileo del 2000 che più di due milioni di giovani di circa 165 paesi si riunirono a Roma per la XV Giornata Mondiale della Gioventù. Come avvenne in questi due casi precedenti, sono sicuro che il Giubileo dei Giovani a Cracovia sarà uno dei momenti forti di questo Anno Santo!
Forse alcuni di voi si domandano: che cos’è questo Anno giubilare celebrato nella Chiesa? Il testo biblico di Levitico 25 ci aiuta a capire che cosa significava un “giubileo” per il popolo d’Israele: ogni cinquant’anni gli ebrei sentivano risuonare la tromba (jobel) che li convocava (jobil) a celebrare un anno santo, come tempo di riconciliazione (jobal) per tutti. In questo periodo si doveva recuperare una buona relazione con Dio, con il prossimo e con il creato, basata sulla gratuità. Perciò, tra le altre cose, si promuoveva il condono dei debiti, un particolare aiuto per chi era caduto in miseria, il miglioramento delle relazioni tra le persone e la liberazione degli schiavi.
Gesù Cristo è venuto ad annunciare e realizzare il tempo perenne della grazia del Signore, portando ai poveri il lieto annuncio, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi e la libertà agli oppressi (cfr Lc 4,18-19). In Lui, specialmente nel suo Mistero Pasquale, il senso più profondo del giubileo trova pieno compimento. Quando in nome di Cristo la Chiesa convoca un giubileo, siamo tutti invitati a vivere uno straordinario tempo di grazia. La Chiesa stessa è chiamata ad offrire in abbondanza segni della presenza e della vicinanza di Dio, a risvegliare nei cuori la capacità di guardare all’essenziale. In particolare, questo Anno Santo della Misericordia «è il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere strumento della misericordia del Padre» (Omelia nei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia, 11 aprile 2015).
2. Misericordiosi come il Padre
Il motto di questo Giubileo straordinario è: «Misericordiosi come il Padre» (cfr Misericordiae Vultus, 13), e con esso si intona il tema della prossima GMG. Cerchiamo perciò di comprendere meglio che cosa significa la misericordia divina.
L’Antico Testamento per parlare di misericordia usa vari termini, i più significativi dei quali sono hesed e rahamim. Il primo, applicato a Dio, esprime la sua instancabile fedeltà all’Alleanza con il suo popolo, che Egli ama e perdona in eterno. Il secondo, rahamim, può essere tradotto come “viscere”, richiamando in particolare il grembo materno e facendoci comprendere l’amore di Dio per il suo popolo come quello di una madre per il suo figlio. Così ce lo presenta il profeta Isaia: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). Un amore di questo tipo implica fare spazio all’altro dentro di sé, sentire, patire e gioire con il prossimo.
Nel concetto biblico di misericordia è inclusa anche la concretezza di un amore che è fedele, gratuito e sa perdonare. In questo brano di Osea abbiamo un bellissimo esempio dell’amore di Dio, paragonato a quello di un padre nei confronti di suo figlio: «Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall'Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; [...] A Èfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Os 11,1-4). Nonostante l’atteggiamento sbagliato del figlio, che meriterebbe una punizione, l’amore del padre è fedele e perdona sempre un figlio pentito. Come vediamo, nella misericordia è sempre incluso il perdono; essa «non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. [...] Proviene dall’intimo come un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono» (Misericordiae Vultus, 6).
Il Nuovo Testamento ci parla della divina misericordia (eleos) come sintesi dell’opera che Gesù è venuto a compiere nel mondo nel nome del Padre (cfr Mt 9,13). La misericordia del nostro Signore si manifesta soprattutto quando Egli si piega sulla miseria umana e dimostra la sua compassione verso chi ha bisogno di comprensione, guarigione e perdono. Tutto in Gesù parla di misericordia. Anzi, Egli stesso è la misericordia.
Nel capitolo 15 del Vangelo di Luca possiamo trovare le tre parabole della misericordia: quella della pecora smarrita, quella della moneta perduta e quella conosciuta come la parabola “del figlio prodigo”. In queste tre parabole ci colpisce la gioia di Dio, la gioia che Egli prova quando ritrova un peccatore e lo perdona. Sì, la gioia di Dio è perdonare! Qui c’è la sintesi di tutto il Vangelo. «Ognuno di noi è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto. Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai. E’ un padre paziente, ci aspetta sempre! Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele. E quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore. E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna. E’ in festa perché è gioia. Dio ha questa gioia, quando uno di noi peccatore va da Lui e chiede il suo perdono» (Angelus, 15 settembre 2013).
La misericordia di Dio è molto concreta e tutti siamo chiamati a farne esperienza in prima persona. Quando avevo diciassette anni, un giorno in cui dovevo uscire con i miei amici, ho deciso di passare prima in chiesa. Lì ho trovato un sacerdote che mi ha ispirato una particolare fiducia e ho sentito il desiderio di aprire il mio cuore nella Confessione. Quell’incontro mi ha cambiato la vita! Ho scoperto che quando apriamo il cuore con umiltà e trasparenza, possiamo contemplare in modo molto concreto la misericordia di Dio. Ho avuto la certezza che nella persona di quel sacerdote Dio mi stava già aspettando, prima che io facessi il primo passo per andare in chiesa. Noi lo cerchiamo, ma Lui ci anticipa sempre, ci cerca da sempre, e ci trova per primo. Forse qualcuno di voi ha un peso nel suo cuore e pensa: Ho fatto questo, ho fatto quello…. Non temete! Lui vi aspetta! Lui è padre: ci aspetta sempre! Com’è bello incontrare nel sacramento della Riconciliazione l’abbraccio misericordioso del Padre, scoprire il confessionale come il luogo della Misericordia, lasciarci toccare da questo amore misericordioso del Signore che ci perdona sempre!
E tu, caro giovane, cara giovane, hai mai sentito posare su di te questo sguardo d’amore infinito, che al di là di tutti i tuoi peccati, limiti, fallimenti, continua a fidarsi di te e guardare la tua esistenza con speranza? Sei consapevole del valore che hai al cospetto di un Dio che per amore ti ha dato tutto? Come ci insegna san Paolo, «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5, 8). Ma capiamo davvero la forza di queste parole?
So quanto è cara a tutti voi la croce delle GMG – dono di san Giovanni Paolo II – che fin dal 1984 accompagna tutti i vostri Incontri mondiali. Quanti cambiamenti, quante conversioni vere e proprie sono scaturite nella vita di tanti giovani dall’incontro con questa croce spoglia! Forse vi siete posti la domanda: da dove viene questa forza straordinaria della croce? Ecco dunque la risposta: la croce è il segno più eloquente della misericordia di Dio! Essa ci attesta che la misura dell’amore di Dio nei confronti dell’umanità è amare senza misura! Nella croce possiamo toccare la misericordia di Dio e lasciarci toccare dalla sua stessa misericordia! Qui vorrei ricordare l’episodio dei due malfattori crocifissi accanto a Gesù: uno di essi è presuntuoso, non si riconosce peccatore, deride il Signore. L’altro invece riconosce di aver sbagliato, si rivolge al Signore e gli dice: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gesù lo guarda con misericordia infinita e gli risponde: «Oggi con me sarai nel paradiso» (cfr Lc 23, 32.39-43). Con quale dei due ci identifichiamo? Con colui che è presuntuoso e non riconosce i propri sbagli? Oppure con l’altro, che si riconosce bisognoso della misericordia divina e la implora con tutto il cuore? Nel Signore, che ha dato la sua vita per noi sulla croce, troveremo sempre l’amore incondizionato che riconosce la nostra vita come un bene e ci dà sempre la possibilità di ricominciare.
3. La straordinaria gioia di essere strumenti della misericordia di Dio
La Parola di Dio ci insegna che «si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35). Proprio per questo motivo la quinta Beatitudine dichiara felici i misericordiosi. Sappiamo che il Signore ci ha amati per primo. Ma saremo veramente beati, felici, soltanto se entreremo nella logica divina del dono, dell’amore gratuito, se scopriremo che Dio ci ha amati infinitamente per renderci capaci di amare come Lui, senza misura. Come dice san Giovanni: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. […] In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (1 Gv 4,7-11).
Dopo avervi spiegato in modo molto riassuntivo come il Signore esercita la sua misericordia nei nostri confronti, vorrei suggerirvi come concretamente possiamo essere strumenti di questa stessa misericordia verso il nostro prossimo.
Mi viene in mente l’esempio del beato Piergiorgio Frassati. Lui diceva: «Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri». Piergiorgio era un giovane che aveva capito che cosa vuol dire avere un cuore misericordioso, sensibile ai più bisognosi. A loro dava molto più che cose materiali; dava sé stesso, spendeva tempo, parole, capacità di ascolto. Serviva i poveri con grande discrezione, non mettendosi mai in mostra. Viveva realmente il Vangelo che dice: «Mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto» (Mt 6,3-4). Pensate che un giorno prima della sua morte, gravemente ammalato, dava disposizioni su come aiutare i suoi amici disagiati. Ai suoi funerali, i famigliari e gli amici rimasero sbalorditi per la presenza di tanti poveri a loro sconosciuti, che erano stati seguiti e aiutati dal giovane Piergiorgio.
A me piace sempre associare le Beatitudini evangeliche al capitolo 25 di Matteo, quando Gesù ci presenta le opere di misericordia e dice che in base ad esse saremo giudicati. Vi invito perciò a riscoprire le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Come vedete, la misericordia non è “buonismo”, né mero sentimentalismo. Qui c’è la verifica dell’autenticità del nostro essere discepoli di Gesù, della nostra credibilità in quanto cristiani nel mondo di oggi.
A voi giovani, che siete molto concreti, vorrei proporre per i primi sette mesi del 2016 di scegliere un’opera di misericordia corporale e una spirituale da mettere in pratica ogni mese. Fatevi ispirare dalla preghiera di santa Faustina, umile apostola della Divina Misericordia nei nostri tempi:
«Aiutami, o Signore, a far sì che […]Il messaggio della Divina Misericordia costituisce dunque un programma di vita molto concreto ed esigente perché implica delle opere. E una delle opere di misericordia più evidenti, ma forse tra le più difficili da mettere in pratica, è quella di perdonare chi ci ha offeso, chi ci ha fatto del male, coloro che consideriamo come nemici. «Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici» (Misericordiae Vultus, 9).
i miei occhi siano misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c’è di bello nell’anima del mio prossimo e gli sia di aiuto […]
il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del mio prossimo, che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori ed ai gemiti del mio prossimo […]
la mia lingua sia misericordiosa e non parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto e di perdono […]
le mie mani siano misericordiose e piene di buone azioni […]
i miei piedi siano misericordiosi, in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza […]
il mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo» (Diario, 163).
Incontro tanti giovani che dicono di essere stanchi di questo mondo così diviso, in cui si scontrano sostenitori di fazioni diverse, ci sono tante guerre e c’è addirittura chi usa la propria religione come giustificazione per la violenza. Dobbiamo supplicare il Signore di donarci la grazia di essere misericordiosi con chi ci fa del male. Come Gesù che sulla croce pregava per coloro che lo avevano crocifisso: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). L’unica via per vincere il male è la misericordia. La giustizia è necessaria, eccome, ma da sola non basta. Giustizia e misericordia devono camminare insieme. Quanto vorrei che ci unissimo tutti in una preghiera corale, dal profondo dei nostri cuori, implorando che il Signore abbia misericordia di noi e del mondo intero!
4. Cracovia ci aspetta!
Mancano pochi mesi al nostro incontro in Polonia. Cracovia, la città di san Giovanni Paolo II e di santa Faustina Kowalska, ci aspetta con le braccia e il cuore aperti. Credo che la Divina Provvidenza ci abbia guidato a celebrare il Giubileo dei Giovani proprio lì, dove hanno vissuto questi due grandi apostoli della misericordia dei nostri tempi. Giovanni Paolo II ha intuito che questo era il tempo della misericordia. All’inizio del suo pontificato ha scritto l’Enciclica Dives in misericordia. Nell’Anno Santo del 2000 ha canonizzato suor Faustina, istituendo anche la Festa della Divina Misericordia, nella seconda domenica di Pasqua. E nel 2002 ha inaugurato personalmente a Cracovia il Santuario di Gesù Misericordioso, affidando il mondo alla Divina Misericordia e auspicando che questo messaggio giungesse a tutti gli abitanti della terra e ne riempisse i cuori di speranza: «Bisogna accendere questa scintilla della grazia di Dio. Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace, e l’uomo la felicità!» (Omelia per la Dedicazione del Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, 17 agosto 2002).
Carissimi giovani, Gesù misericordioso, ritratto nell’effigie venerata dal popolo di Dio nel santuario di Cracovia a Lui dedicato, vi aspetta. Lui si fida di voi e conta su di voi! Ha tante cose importanti da dire a ciascuno e a ciascuna di voi… Non abbiate paura di fissare i suoi occhi colmi di amore infinito nei vostri confronti e lasciatevi raggiungere dal suo sguardo misericordioso, pronto a perdonare ogni vostro peccato, uno sguardo capace di cambiare la vostra vita e di guarire le ferite delle vostre anime, uno sguardo che sazia la sete profonda che dimora nei vostri giovani cuori: sete di amore, di pace, di gioia, e di felicità vera. Venite a Lui e non abbiate paura! Venite per dirgli dal profondo dei vostri cuori: “Gesù confido in Te!”. Lasciatevi toccare dalla sua misericordia senza limiti per diventare a vostra volta apostoli della misericordia mediante le opere, le parole e la preghiera, nel nostro mondo ferito dall’egoismo, dall’odio, e da tanta disperazione.
Portate la fiamma dell’amore misericordioso di Cristo – di cui ha parlato san Giovanni Paolo II – negli ambienti della vostra vita quotidiana e sino ai confini della terra. In questa missione, io vi accompagno con i miei auguri e le mie preghiere, vi affido tutti a Maria Vergine, Madre della Misericordia, in quest’ultimo tratto del cammino di preparazione spirituale alla prossima GMG di Cracovia, e vi benedico tutti di cuore.
Dal Vaticano, 15 agosto 2015
Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria
FRANCESCO
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25 febbraio 2016
Per te... giovane!
Per la Domenica delle Palme vieni con noi per vivere il giubileo dei giovani con Papa Francesco... TI ASPETTIAMO!
Ecco le parole di Papa Francesco ai giovani:
"E tu, caro giovane, cara giovane, hai mai sentito posare su di te questo sguardo d’amore infinito, che al di là di tutti i tuoi peccati, limiti, fallimenti, continua a fidarsi di te e guardare la tua esistenza... con speranza? Sei consapevole del valore che hai al cospetto di un Dio che per amore ti ha dato tutto?
So quanto è cara a tutti voi la croce delle GMG – dono di san Giovanni Paolo II – che fin dal 1984 accompagna tutti i vostri Incontri mondiali. Quanti cambiamenti, quante conversioni vere e proprie sono scaturite nella vita di tanti giovani dall’incontro con questa croce spoglia! Forse vi siete posti la domanda: da dove viene questa forza straordinaria della croce? Ecco dunque la risposta: la croce è il segno più eloquente della misericordia di Dio! Essa ci attesta che la misura dell’amore di Dio nei confronti dell’umanità è amare senza misura! Nella croce possiamo toccare la misericordia di Dio e lasciarci toccare dalla sua stessa misericordia!"
INFO:
sr M. Paola Gasperini - 3331964930
sr Annamaria Passiatore - 3487429790
06 febbraio 2016
Briciole di vita
"..proporre gli Esercizi Spirituali significa invitare ad un’esperienza di Dio, del suo amore, della sua bellezza. Chi vive gli Esercizi in modo autentico sperimenta l’attrazione, il fascino di Dio, e ritorna rinnovato, trasfigurato alla vita ordinaria, al ministero, alle relazioni quotidiane, portando con sé il profumo di Cristo. Gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di incontrare Dio, di conoscerlo e non 'per sentito dire' ". È così che Papa Francesco ha esortato a fare esperienza degli esercizi spirituali.
Io ho avuto l'occasione di parteciparci dal 27 al 30 dicembre dalle Pie Discepole a Roma. Ho avuto l'opportunità, in silenzio, di contemplare il volto dell'amore, quel volto misericordioso di un Dio che si fa uomo in mezzo alla sua gente, un Dio che ci parla, che ci ascolta, che ci consola e che non ci lascia mai da soli. L'idea di fare silenzio per tre giorni mi spaventava, ero sicura di non riuscirci ed immaginavo già i miei monologhi, eppure il silenzio è l'elemento essenziale che permette forti momenti di preghiera, meditazione e introspezione. È stato un silenzio così naturale che mi manca, in quei tre giorni ho avuto l'opportunità di stare davvero a contatto col Signore, distaccandomi da tutte quelle cose inutili che riempivano le mie giornate (social network, messaggi e telefonate) e ho avuto modo di riempirmi dell'amore di Dio, questo Dio che ci ama e che ci invita a scendere da quel "sicomoro" per incontrarlo e sentirci dire "Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua" (Lc 19 1-10). Questo Dio che compie miracoli visibili (guarisce il paralitico), ma guarisce paralisi ancora più radicali come quella del peccato (Mt 9).
Colpita da questo Dio la cui parola è davvero efficace e se ascoltata e vissuta fa esplodere in noi qualcosa di straordinario, è per questo che la chiesa ci invita a conformare la nostra vita al Vangelo.
Inoltre ho avuto l'opportunità di pregare l'Angelus col Santo Padre in piazza San Pietro, di partecipare alla celebrazione eucaristica ogni giorno, di condividere ciò che abbiamo sperimentato durante i momenti di silenzio e anche di giocare con i ragazzi, il sacerdote e le suore che hanno condiviso questa esperienza con me!
Terminati gli esercizi spirituali sono ritornata a casa colma dell'amore del Signore, ma è proprio a casa che arriva il rendiconto finale, il saper attuare nella vita ordinaria ciò che ho maturato......ma con Lui tutto è possibile!
Alice (CATANIA)
Io ho avuto l'occasione di parteciparci dal 27 al 30 dicembre dalle Pie Discepole a Roma. Ho avuto l'opportunità, in silenzio, di contemplare il volto dell'amore, quel volto misericordioso di un Dio che si fa uomo in mezzo alla sua gente, un Dio che ci parla, che ci ascolta, che ci consola e che non ci lascia mai da soli. L'idea di fare silenzio per tre giorni mi spaventava, ero sicura di non riuscirci ed immaginavo già i miei monologhi, eppure il silenzio è l'elemento essenziale che permette forti momenti di preghiera, meditazione e introspezione. È stato un silenzio così naturale che mi manca, in quei tre giorni ho avuto l'opportunità di stare davvero a contatto col Signore, distaccandomi da tutte quelle cose inutili che riempivano le mie giornate (social network, messaggi e telefonate) e ho avuto modo di riempirmi dell'amore di Dio, questo Dio che ci ama e che ci invita a scendere da quel "sicomoro" per incontrarlo e sentirci dire "Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua" (Lc 19 1-10). Questo Dio che compie miracoli visibili (guarisce il paralitico), ma guarisce paralisi ancora più radicali come quella del peccato (Mt 9).Colpita da questo Dio la cui parola è davvero efficace e se ascoltata e vissuta fa esplodere in noi qualcosa di straordinario, è per questo che la chiesa ci invita a conformare la nostra vita al Vangelo.
Inoltre ho avuto l'opportunità di pregare l'Angelus col Santo Padre in piazza San Pietro, di partecipare alla celebrazione eucaristica ogni giorno, di condividere ciò che abbiamo sperimentato durante i momenti di silenzio e anche di giocare con i ragazzi, il sacerdote e le suore che hanno condiviso questa esperienza con me!
Terminati gli esercizi spirituali sono ritornata a casa colma dell'amore del Signore, ma è proprio a casa che arriva il rendiconto finale, il saper attuare nella vita ordinaria ciò che ho maturato......ma con Lui tutto è possibile!
Alice (CATANIA)
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07 dicembre 2015
Per te... giovane!
Hai già pensato come trascorrere il tuo CAPODANNO?Perchè non permetti che sia davvero un INIZIO "DA DIO"?
Anche quest'anno le Pie Discepole del Divin Maestro propongono un Capodanno 2016 davvero "alternativo": vienilo a scoprire con noi!
Ti aspettiamo... non mancare!!!
Il Capodanno è preceduto da alcuni giorni di Esercizi spirituali dal 27 al 30 dicembre (giovani dai 18 ai 30 anni).
Per tutte le info CONTATTACI:
sr M. Paola Gasperini - paola.gasperini@piediscepole.it - 3331964930
sr M. Cristina Catapano - cristina.catapano@piediscepole.it - 3489259518
06 ottobre 2015
Face... to face
Oggi è facile "fare amicizia", è facile
avere molti amici con molte persone e ambienti, ma questo è ben diverso da un
sincero incontro…
L’incontro sincero avviene quando due persone si donano
“la vita” senza riserve; quando ti senti accolta e ascoltata, senza nessun
giudizio. Oggi il valore dell’amicizia è cambiato. Spesso ci rifacciamo alle
amicizie di Facebook e magari a contare quante sono.
Valeria
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Ciao Valeria,
lo sai che hai proprio ragione?! Avere amici non
significa automaticamente avere degli incontri sinceri.
L’incontro sincero avviene quando due persone si donano
“la vita” senza riserve; quando ti senti accolta e ascoltata, senza nessun
giudizio. Oggi il valore dell’amicizia è cambiato. Spesso ci rifacciamo alle
amicizie di Facebook e magari a contare quante sono.
Tu sai bene quanto è importante
il contatto e l’incontro personale con la persona che scegli di avere come
amica. Ti rimando a questa confessione del papa: “L'amicizia è accompagnare la vita dell'altro da un presupposto tacito.
In genere, le vere amicizie non devono essere esplicitate, succedono, e poi è
come se si coltivassero”.
Tu continua a metterci il cuore e coltiva le tue
amicizie, con verità!
Ciao!
don Tony
10 marzo 2015
Per te... giovane!
"Servono ponti, non muri!" (Papa Francesco)
In occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, le Pie Discepole del Divin Maestro organizzano SABATO 28 MARZO 2015 una veglia itinerante su un ponte romano.
Il ponte, infatti, diventa simbolo dei giovani che vogliono sentirsi «Chiesa in uscita» ed esprime la volontà di un cuore puro che vuole incontrare l’altro per quello che è: un dono di Dio!
La domenica mattina del 29 marzo ci recheremo in piazza San Pietro con papa Francesco per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù nella domenica delle Palme.
VI ASPETTIAMO!
Per informazioni:
sr M. Paola Gasperini - 3331964930
sr M. Cristina Catapano - 3489259518
24 novembre 2014
Per te... giovane!
Hai già pensato come passerai il tuo "CAPODANNO"?
Ebbene questa proposta è proprio per te! Dopo l'entusiasmo suscitato lo scorso anno anche quest'anno le Pie Discepole del Divin Maestro propongono un Capodanno 2015 davvero "alternativo".
Non perdere questa occasione...TI ASPETTIAMO!!!
Info:
sr M Cristina Catapano - cristina.catapano@piediscepole.it - 3489259518
sr M Paola Gasperini - paola.gasperini@piediscepole.it - 3331964230
Ebbene questa proposta è proprio per te! Dopo l'entusiasmo suscitato lo scorso anno anche quest'anno le Pie Discepole del Divin Maestro propongono un Capodanno 2015 davvero "alternativo".
Non perdere questa occasione...TI ASPETTIAMO!!!
E PER TE…
…che vuoi prenderti alcuni giorni in cui poter rimettere al giusto posto i tasselli del mosaico della tua vita a conclusione di un anno e affidare le attese per quello nuovo che inizia:
ESERCIZI SPIRITUALI sul tema delle Beatitudini “FELICI VOI…”
27-31 dicembre 2014 (quota: 85 euro)
…che vuoi prenderti alcuni giorni in cui poter rimettere al giusto posto i tasselli del mosaico della tua vita a conclusione di un anno e affidare le attese per quello nuovo che inizia:
ESERCIZI SPIRITUALI sul tema delle Beatitudini “FELICI VOI…”
27-31 dicembre 2014 (quota: 85 euro)
SEDE: Centro Giovanile - via Portuense 739 - ROMA
* Iscrizioni entro il 20 DICEMBRE 2014
Info:
sr M Cristina Catapano - cristina.catapano@piediscepole.it - 3489259518
sr M Paola Gasperini - paola.gasperini@piediscepole.it - 3331964230
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20 aprile 2014
Pasqua!
L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». (Mt 28,5-7)
“Non temete” e “andate in Galilea”.
La Galilea è il luogo della prima chiamata, dove tutto era iniziato! Tornare là, tornare al luogo della prima chiamata. Sulla riva del lago Gesù era passato, mentre i pescatori stavano sistemando le reti. Li aveva chiamati, e loro avevano lasciato tutto e lo avevano seguito.
Ritornare in Galilea vuol dire rileggere tutto a partire dalla croce e dalla vittoria; senza paura, “non temete”. Rileggere tutto – la predicazione, i miracoli, la nuova comunità, gli entusiasmi e le defezioni, fino al tradimento – rileggere tutto a partire dalla fine, che è un nuovo inizio, da questo supremo atto d’amore.
Anche per ognuno di noi c’è una “Galilea” all’origine del cammino con Gesù. “Andare in Galilea” significa qualcosa di bello, significa per noi riscoprire il nostro Battesimo come sorgente viva, attingere energia nuova alla radice della nostra fede e della nostra esperienza cristiana.
(papa Francesco, omelia della Veglia Pasquale 2014)
Con queste parole, vi (ci) auguriamo, di cuore....
BUONA PASQUA!
20 marzo 2014
Briciole di vita...
Enrico, un caro amico che frequenta quotidianamente la Messa domenicale nella nostra Chiesa Gesù Maestro in Roma ha incontrato il papa... A raccontare questo immenso dono la voce della sua mamma.
Per tutta la nostra famiglia è stato davvero un momento indimenticabile! Consiglio a tutte le persone anche atee di fare un'esperienza del genere perché sono sicura che lasci anche a loro qualcosa di speciale.
Se posso vorrei dedicare questo incontro alle persone sofferenti nell'anima e nel corpo.
Per quanto riguarda mio figlio Enrico è felicissimo per l'esperienza fatta; è stato sempre un ragazzo socievole, infatti è stato lui ad andare incontro al papa senza nemmeno aspettare il suo arrivo al settore dei disabili.
Enrico è un ragazzo dolcissimo e sensibile; noi siamo contenti e soddisfatti di lui: è sempre allegro... AMA LA VITA. Per questo dico sempre che ci insegna a vivere. Per me è più di un figlio!
Ringrazio tutti per la disponibilità che mi è stata concessa...
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Per tutta la nostra famiglia è stato davvero un momento indimenticabile! Consiglio a tutte le persone anche atee di fare un'esperienza del genere perché sono sicura che lasci anche a loro qualcosa di speciale.
Se posso vorrei dedicare questo incontro alle persone sofferenti nell'anima e nel corpo.
Per quanto riguarda mio figlio Enrico è felicissimo per l'esperienza fatta; è stato sempre un ragazzo socievole, infatti è stato lui ad andare incontro al papa senza nemmeno aspettare il suo arrivo al settore dei disabili.
Enrico è un ragazzo dolcissimo e sensibile; noi siamo contenti e soddisfatti di lui: è sempre allegro... AMA LA VITA. Per questo dico sempre che ci insegna a vivere. Per me è più di un figlio!
Ringrazio tutti per la disponibilità che mi è stata concessa...
... la mamma di Enrico
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11 marzo 2014
Per te... giovane!
GIOVANNI PAOLO II: il papa dei giovani diventa SANTO!!!
Le Pie Discepole del Divin Maestro, in collaborazione con la Pastorale giovanile di Roma, organizzano un percorso in tre tappe per giovani dai 18 ai 35 anni:
25 APRILE
Incontro sul tema «365 motivi per non avere paura»
con don MAURIZIO MIRILLI, direttore della Pastorale giovanile di Roma
Sede: Via Portuense, 739 - Roma
26 APRILE
Pellegrinaggio notturno verso il cuore “sveglio” di Roma «Luci nella notte»
27 APRILE
Celebrazione eucaristica e canonizzazione di Giovanni Paolo II
in piazza San Pietro con papa Francesco
Per iscrizioni e informazioni:
• sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 333 1964930
• sr. M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 348 9259518
Le Pie Discepole del Divin Maestro, in collaborazione con la Pastorale giovanile di Roma, organizzano un percorso in tre tappe per giovani dai 18 ai 35 anni:25 APRILE
Incontro sul tema «365 motivi per non avere paura»
con don MAURIZIO MIRILLI, direttore della Pastorale giovanile di Roma
Sede: Via Portuense, 739 - Roma
26 APRILE
Pellegrinaggio notturno verso il cuore “sveglio” di Roma «Luci nella notte»
27 APRILE
Celebrazione eucaristica e canonizzazione di Giovanni Paolo II
in piazza San Pietro con papa Francesco
Per iscrizioni e informazioni:
• sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 333 1964930
• sr. M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 348 9259518
VI ASPETTIAMO: NON MANCATE!!!
06 febbraio 2014
Per te... giovane!
Oggi è uscito il primo Messaggio che papa Francesco rivolge ai giovani, inserendosi
nella tradizione iniziata dal Beato Giovanni Paolo II e proseguita da Benedetto
XVI in occasione di ogni Giornata Mondiale della Gioventù.
Dopo la straordinaria GMG vissuta a Rio de Janeiro nel luglio 2013, il Papa riprende il suo dialogo con i giovani del mondo e presenta loro i temi delle tre prossime edizioni dell’evento, per avviare l’itinerario di preparazione spirituale che nell’arco di tre anni condurrà alla celebrazione internazionale a Cracovia, nel luglio 2016.
Cari giovani,
è impresso nella mia memoria lo straordinario incontro che abbiamo vissuto a Rio de Janeiro, nella XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù: una grande festa della fede e della fraternità! La brava gente brasiliana ci ha accolto con le braccia spalancate, come la statua del Cristo Redentore che dall’alto del Corcovado domina il magnifico scenario della spiaggia di Copacabana. Sulle rive del mare Gesù ha rinnovato la sua chiamata affinché ognuno di noi diventi suo discepolo missionario, lo scopra come il tesoro più prezioso della propria vita e condivida questa ricchezza con gli altri, vicini e lontani, fino alle estreme periferie geografiche ed esistenziali del nostro tempo.
La prossima tappa del pellegrinaggio intercontinentale dei giovani sarà a Cracovia, nel 2016. Per scandire il nostro cammino, nei prossimi tre anni vorrei riflettere insieme a voi sulle Beatitudini evangeliche, che leggiamo nel Vangelo di san Matteo (5,1-12). Quest’anno inizieremo meditando sulla prima: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3); per il 2015 propongo «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8); e infine, nel 2016, il tema sarà «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7).
1. La forza rivoluzionaria delle Beatitudini
Ci fa sempre molto bene leggere e meditare le Beatitudini! Gesù le ha proclamate nella sua prima grande predicazione, sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e Lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata “discorso della montagna”. Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come maestro divino, come nuovo Mosè. E che cosa comunica? Gesù comunica la via della vita, quella via che Lui stesso percorre, anzi, che Lui stesso è, e la propone come via della vera felicità. In tutta la sua vita, dalla nascita nella grotta di Betlemme fino alla morte in croce e alla risurrezione, Gesù ha incarnato le Beatitudini. Tutte le promesse del Regno di Dio si sono compiute in Lui.
Nel proclamare le Beatitudini Gesù ci invita a seguirlo, a percorrere con Lui la via dell’amore, la sola che conduce alla vita eterna. Non è una strada facile, ma il Signore ci assicura la sua grazia e non ci lascia mai soli. Povertà, afflizioni, umiliazioni, lotta per la giustizia, fatiche della conversione quotidiana, combattimenti per vivere la chiamata alla santità, persecuzioni e tante altre sfide sono presenti nella nostra vita. Ma se apriamo la porta a Gesù, se lasciamo che Lui sia dentro la nostra storia, se condividiamo con Lui le gioie e i dolori, sperimenteremo una pace e una gioia che solo Dio, amore infinito, può dare.
Le Beatitudini di Gesù sono portatrici di una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto a quello che di solito viene comunicato dai media, dal pensiero dominante. Per la mentalità mondana, è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati “perdenti”, deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri.
Gesù ci interpella, cari giovani, perché rispondiamo alla sua proposta di vita, perché decidiamo quale strada vogliamo percorrere per arrivare alla vera gioia. Si tratta di una grande sfida di fede. Gesù non ha avuto paura di chiedere ai suoi discepoli se volevano davvero seguirlo o piuttosto andarsene per altre vie (cfr Gv 6,67). E Simone detto Pietro ebbe il coraggio di rispondere: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Se saprete anche voi dire “sì” a Gesù, la vostra giovane vita si riempirà di significato, e così sarà feconda.
2. Il coraggio della felicità
Ma che cosa significa “beati” (in greco makarioi)? Beati vuol dire felici. Ditemi: voi aspirate davvero alla felicità? In un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un’idea “in piccolo” della vita. Aspirate invece a cose grandi! Allargate i vostri cuori! Come diceva il beato Piergiorgio Frassati, «vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la verità, non è vivere ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere» (Lettera a I. Bonini, 27 febbraio 1925). Nel giorno della Beatificazione di Piergiorgio Frassati, il 20 maggio 1990, Giovanni Paolo II lo chiamò «uomo delle Beatitudini» (Omelia nella S. Messa: AAS 82 [1990], 1518).
Se veramente fate emergere le aspirazioni più profonde del vostro cuore, vi renderete conto che in voi c’è un desiderio inestinguibile di felicità, e questo vi permetterà di smascherare e respingere le tante offerte “a basso prezzo” che trovate intorno a voi. Quando cerchiamo il successo, il piacere, l’avere in modo egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo anche provare momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento; ma alla fine diventiamo schiavi, non siamo mai soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più. È molto triste vedere una gioventù “sazia”, ma debole.
San Giovanni scrivendo ai giovani diceva: «Siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno» (1 Gv 2,14). I giovani che scelgono Cristo sono forti, si nutrono della sua Parola e non si “abbuffano” di altre cose! Abbiate il coraggio di andare contro corrente. Abbiate il coraggio della vera felicità! Dite no alla cultura del provvisorio, della superficialità e dello scarto, che non vi ritiene in grado di assumere responsabilità e affrontare le grandi sfide della vita!
3. Beati i poveri in spirito…
La prima Beatitudine, tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, dichiara felici i poveri in spirito, perché a loro appartiene il Regno dei cieli. In un tempo in cui tante persone soffrono a causa della crisi economica, accostare povertà e felicità può sembrare fuori luogo. In che senso possiamo concepire la povertà come una benedizione?
Prima di tutto cerchiamo di capire che cosa significa «poveri in spirito». Quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, ha scelto una via di povertà, di spogliazione. Come dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (2,5-7). Gesù è Dio che si spoglia della sua gloria. Qui vediamo la scelta di povertà di Dio: da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). E’ il mistero che contempliamo nel presepio, vedendo il Figlio di Dio in una mangiatoia; e poi sulla croce, dove la spogliazione giunge al culmine.
L’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire “mendicante”. Va legato al concetto ebraico di anawim, i “poveri di Iahweh”, che evoca umiltà, consapevolezza dei propri limiti, della propria condizione esistenziale di povertà. Gli anawim si fidano del Signore, sanno di dipendere da Lui.
Gesù, come ha ben saputo vedere santa Teresa di Gesù Bambino, nella sua Incarnazione si presenta come un mendicante, un bisognoso in cerca d’amore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dell’uomo come di un «mendicante di Dio» (n. 2559) e ci dice che la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete (n. 2560).
San Francesco d’Assisi ha compreso molto bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel Crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà. Nella sua preghiera il Poverello passava ore a domandare al Signore: «Chi sei tu? Chi sono io?». Si spogliò di una vita agiata e spensierata per sposare “Madonna Povertà”, per imitare Gesù e seguire il Vangelo alla lettera. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.
Voi dunque mi potreste domandare: come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti.
Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio, cari giovani! Egli ci conosce, ci ama e non si dimentica mai di noi. Come provvede ai gigli del campo (cfr Mt 6,28), non lascerà che ci manchi nulla! Anche per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare i tanti sprechi. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà.
In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà – la disoccupazione, l’emigrazione, tante dipendenze di vario tipo –, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell’indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri! Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente.
Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri! Pensate che un santo del secolo XVIII, Benedetto Giuseppe Labre, il quale dormiva per strada a Roma e viveva delle offerte della gente, era diventato consigliere spirituale di tante persone, tra cui anche nobili e prelati. In un certo senso i poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca. Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità. I poveri possono insegnarci tanto anche sull’umiltà e la fiducia in Dio. Nella parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14), Gesù presenta quest’ultimo come modello perché è umile e si riconosce peccatore. Anche la vedova che getta due piccole monete nel tesoro del tempio è esempio della generosità di chi, anche avendo poco o nulla, dona tutto (Lc 21,1-4).
4. … perché di essi è il Regno dei cieli
Tema centrale nel Vangelo di Gesù è il Regno di Dio. Gesù è il Regno di Dio in persona, è l’Emmanuele, Dio-con-noi. Ed è nel cuore dell’uomo che il Regno, la signoria di Dio si stabilisce e cresce. Il Regno è allo stesso tempo dono e promessa. Ci è già stato dato in Gesù, ma deve ancora compiersi in pienezza. Perciò ogni giorno preghiamo il Padre: «Venga il tuo regno».
C’è un legame profondo tra povertà ed evangelizzazione, tra il tema della scorsa Giornata Mondiale della Gioventù - «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) - e quello di quest’anno: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Il Signore vuole una Chiesa povera che evangelizzi i poveri. Quando inviò i Dodici in missione, Gesù disse loro: «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10,9-10). La povertà evangelica è condizione fondamentale affinché il Regno di Dio si diffonda. Le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone povere che hanno poco a cui aggrapparsi. L’evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia.
Come abbiamo visto, la Beatitudine dei poveri in spirito orienta il nostro rapporto con Dio, con i beni materiali e con i poveri. Davanti all’esempio e alle parole di Gesù, avvertiamo quanto abbiamo bisogno di conversione, di far sì che sulla logica dell’avere di più prevalga quella dell’essere di più! I santi sono coloro che più ci possono aiutare a capire il significato profondo delle Beatitudini. La canonizzazione di Giovanni Paolo II nella seconda domenica di Pasqua, in questo senso, è un evento che riempie il nostro cuore di gioia. Lui sarà il grande patrono delle GMG, di cui è stato l’iniziatore e il trascinatore. E nella comunione dei santi continuerà ad essere per tutti voi un padre e un amico.
Nel prossimo mese di aprile ricorre anche il trentesimo anniversario della consegna ai giovani della Croce del Giubileo della Redenzione. Proprio a partire da quell’atto simbolico di Giovanni Paolo II iniziò il grande pellegrinaggio giovanile che da allora continua ad attraversare i cinque continenti. Molti ricordano le parole con cui il Papa, la domenica di Pasqua del 1984, accompagnò il suo gesto: «Carissimi giovani, al termine dell’Anno Santo affido a voi il segno stesso di quest’Anno Giubilare: la Croce di Cristo! Portatela nel mondo, come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità, ed annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione».
Cari giovani, il Magnificat, il cantico di Maria, povera in spirito, è anche il canto di chi vive le Beatitudini. La gioia del Vangelo sgorga da un cuore povero, che sa esultare e meravigliarsi per le opere di Dio, come il cuore della Vergine, che tutte le generazioni chiamano “beata” (cfr Lc 1,48). Lei, la madre dei poveri e la stella della nuova evangelizzazione, ci aiuti a vivere il Vangelo, a incarnare le Beatitudini nella nostra vita, ad avere il coraggio della felicità.
Dal Vaticano, 21 gennaio 2014, memoria di Sant’Agnese, vergine e martire
Dopo la straordinaria GMG vissuta a Rio de Janeiro nel luglio 2013, il Papa riprende il suo dialogo con i giovani del mondo e presenta loro i temi delle tre prossime edizioni dell’evento, per avviare l’itinerario di preparazione spirituale che nell’arco di tre anni condurrà alla celebrazione internazionale a Cracovia, nel luglio 2016.
Cari giovani,
è impresso nella mia memoria lo straordinario incontro che abbiamo vissuto a Rio de Janeiro, nella XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù: una grande festa della fede e della fraternità! La brava gente brasiliana ci ha accolto con le braccia spalancate, come la statua del Cristo Redentore che dall’alto del Corcovado domina il magnifico scenario della spiaggia di Copacabana. Sulle rive del mare Gesù ha rinnovato la sua chiamata affinché ognuno di noi diventi suo discepolo missionario, lo scopra come il tesoro più prezioso della propria vita e condivida questa ricchezza con gli altri, vicini e lontani, fino alle estreme periferie geografiche ed esistenziali del nostro tempo.
La prossima tappa del pellegrinaggio intercontinentale dei giovani sarà a Cracovia, nel 2016. Per scandire il nostro cammino, nei prossimi tre anni vorrei riflettere insieme a voi sulle Beatitudini evangeliche, che leggiamo nel Vangelo di san Matteo (5,1-12). Quest’anno inizieremo meditando sulla prima: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3); per il 2015 propongo «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8); e infine, nel 2016, il tema sarà «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7).
1. La forza rivoluzionaria delle Beatitudini
Ci fa sempre molto bene leggere e meditare le Beatitudini! Gesù le ha proclamate nella sua prima grande predicazione, sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e Lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata “discorso della montagna”. Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come maestro divino, come nuovo Mosè. E che cosa comunica? Gesù comunica la via della vita, quella via che Lui stesso percorre, anzi, che Lui stesso è, e la propone come via della vera felicità. In tutta la sua vita, dalla nascita nella grotta di Betlemme fino alla morte in croce e alla risurrezione, Gesù ha incarnato le Beatitudini. Tutte le promesse del Regno di Dio si sono compiute in Lui.
Nel proclamare le Beatitudini Gesù ci invita a seguirlo, a percorrere con Lui la via dell’amore, la sola che conduce alla vita eterna. Non è una strada facile, ma il Signore ci assicura la sua grazia e non ci lascia mai soli. Povertà, afflizioni, umiliazioni, lotta per la giustizia, fatiche della conversione quotidiana, combattimenti per vivere la chiamata alla santità, persecuzioni e tante altre sfide sono presenti nella nostra vita. Ma se apriamo la porta a Gesù, se lasciamo che Lui sia dentro la nostra storia, se condividiamo con Lui le gioie e i dolori, sperimenteremo una pace e una gioia che solo Dio, amore infinito, può dare.
Le Beatitudini di Gesù sono portatrici di una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto a quello che di solito viene comunicato dai media, dal pensiero dominante. Per la mentalità mondana, è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati “perdenti”, deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri.
Gesù ci interpella, cari giovani, perché rispondiamo alla sua proposta di vita, perché decidiamo quale strada vogliamo percorrere per arrivare alla vera gioia. Si tratta di una grande sfida di fede. Gesù non ha avuto paura di chiedere ai suoi discepoli se volevano davvero seguirlo o piuttosto andarsene per altre vie (cfr Gv 6,67). E Simone detto Pietro ebbe il coraggio di rispondere: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Se saprete anche voi dire “sì” a Gesù, la vostra giovane vita si riempirà di significato, e così sarà feconda.
2. Il coraggio della felicità
Ma che cosa significa “beati” (in greco makarioi)? Beati vuol dire felici. Ditemi: voi aspirate davvero alla felicità? In un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un’idea “in piccolo” della vita. Aspirate invece a cose grandi! Allargate i vostri cuori! Come diceva il beato Piergiorgio Frassati, «vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la verità, non è vivere ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere» (Lettera a I. Bonini, 27 febbraio 1925). Nel giorno della Beatificazione di Piergiorgio Frassati, il 20 maggio 1990, Giovanni Paolo II lo chiamò «uomo delle Beatitudini» (Omelia nella S. Messa: AAS 82 [1990], 1518).
Se veramente fate emergere le aspirazioni più profonde del vostro cuore, vi renderete conto che in voi c’è un desiderio inestinguibile di felicità, e questo vi permetterà di smascherare e respingere le tante offerte “a basso prezzo” che trovate intorno a voi. Quando cerchiamo il successo, il piacere, l’avere in modo egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo anche provare momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento; ma alla fine diventiamo schiavi, non siamo mai soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più. È molto triste vedere una gioventù “sazia”, ma debole.
San Giovanni scrivendo ai giovani diceva: «Siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno» (1 Gv 2,14). I giovani che scelgono Cristo sono forti, si nutrono della sua Parola e non si “abbuffano” di altre cose! Abbiate il coraggio di andare contro corrente. Abbiate il coraggio della vera felicità! Dite no alla cultura del provvisorio, della superficialità e dello scarto, che non vi ritiene in grado di assumere responsabilità e affrontare le grandi sfide della vita!
3. Beati i poveri in spirito…
La prima Beatitudine, tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, dichiara felici i poveri in spirito, perché a loro appartiene il Regno dei cieli. In un tempo in cui tante persone soffrono a causa della crisi economica, accostare povertà e felicità può sembrare fuori luogo. In che senso possiamo concepire la povertà come una benedizione?
Prima di tutto cerchiamo di capire che cosa significa «poveri in spirito». Quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, ha scelto una via di povertà, di spogliazione. Come dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (2,5-7). Gesù è Dio che si spoglia della sua gloria. Qui vediamo la scelta di povertà di Dio: da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). E’ il mistero che contempliamo nel presepio, vedendo il Figlio di Dio in una mangiatoia; e poi sulla croce, dove la spogliazione giunge al culmine.
L’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire “mendicante”. Va legato al concetto ebraico di anawim, i “poveri di Iahweh”, che evoca umiltà, consapevolezza dei propri limiti, della propria condizione esistenziale di povertà. Gli anawim si fidano del Signore, sanno di dipendere da Lui.
Gesù, come ha ben saputo vedere santa Teresa di Gesù Bambino, nella sua Incarnazione si presenta come un mendicante, un bisognoso in cerca d’amore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dell’uomo come di un «mendicante di Dio» (n. 2559) e ci dice che la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete (n. 2560).
San Francesco d’Assisi ha compreso molto bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel Crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà. Nella sua preghiera il Poverello passava ore a domandare al Signore: «Chi sei tu? Chi sono io?». Si spogliò di una vita agiata e spensierata per sposare “Madonna Povertà”, per imitare Gesù e seguire il Vangelo alla lettera. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.
Voi dunque mi potreste domandare: come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti.
Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio, cari giovani! Egli ci conosce, ci ama e non si dimentica mai di noi. Come provvede ai gigli del campo (cfr Mt 6,28), non lascerà che ci manchi nulla! Anche per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare i tanti sprechi. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà.
In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà – la disoccupazione, l’emigrazione, tante dipendenze di vario tipo –, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell’indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri! Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente.
Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri! Pensate che un santo del secolo XVIII, Benedetto Giuseppe Labre, il quale dormiva per strada a Roma e viveva delle offerte della gente, era diventato consigliere spirituale di tante persone, tra cui anche nobili e prelati. In un certo senso i poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca. Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità. I poveri possono insegnarci tanto anche sull’umiltà e la fiducia in Dio. Nella parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14), Gesù presenta quest’ultimo come modello perché è umile e si riconosce peccatore. Anche la vedova che getta due piccole monete nel tesoro del tempio è esempio della generosità di chi, anche avendo poco o nulla, dona tutto (Lc 21,1-4).
4. … perché di essi è il Regno dei cieli
Tema centrale nel Vangelo di Gesù è il Regno di Dio. Gesù è il Regno di Dio in persona, è l’Emmanuele, Dio-con-noi. Ed è nel cuore dell’uomo che il Regno, la signoria di Dio si stabilisce e cresce. Il Regno è allo stesso tempo dono e promessa. Ci è già stato dato in Gesù, ma deve ancora compiersi in pienezza. Perciò ogni giorno preghiamo il Padre: «Venga il tuo regno».
C’è un legame profondo tra povertà ed evangelizzazione, tra il tema della scorsa Giornata Mondiale della Gioventù - «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) - e quello di quest’anno: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Il Signore vuole una Chiesa povera che evangelizzi i poveri. Quando inviò i Dodici in missione, Gesù disse loro: «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10,9-10). La povertà evangelica è condizione fondamentale affinché il Regno di Dio si diffonda. Le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone povere che hanno poco a cui aggrapparsi. L’evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia.
Come abbiamo visto, la Beatitudine dei poveri in spirito orienta il nostro rapporto con Dio, con i beni materiali e con i poveri. Davanti all’esempio e alle parole di Gesù, avvertiamo quanto abbiamo bisogno di conversione, di far sì che sulla logica dell’avere di più prevalga quella dell’essere di più! I santi sono coloro che più ci possono aiutare a capire il significato profondo delle Beatitudini. La canonizzazione di Giovanni Paolo II nella seconda domenica di Pasqua, in questo senso, è un evento che riempie il nostro cuore di gioia. Lui sarà il grande patrono delle GMG, di cui è stato l’iniziatore e il trascinatore. E nella comunione dei santi continuerà ad essere per tutti voi un padre e un amico.
Nel prossimo mese di aprile ricorre anche il trentesimo anniversario della consegna ai giovani della Croce del Giubileo della Redenzione. Proprio a partire da quell’atto simbolico di Giovanni Paolo II iniziò il grande pellegrinaggio giovanile che da allora continua ad attraversare i cinque continenti. Molti ricordano le parole con cui il Papa, la domenica di Pasqua del 1984, accompagnò il suo gesto: «Carissimi giovani, al termine dell’Anno Santo affido a voi il segno stesso di quest’Anno Giubilare: la Croce di Cristo! Portatela nel mondo, come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità, ed annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione».
Cari giovani, il Magnificat, il cantico di Maria, povera in spirito, è anche il canto di chi vive le Beatitudini. La gioia del Vangelo sgorga da un cuore povero, che sa esultare e meravigliarsi per le opere di Dio, come il cuore della Vergine, che tutte le generazioni chiamano “beata” (cfr Lc 1,48). Lei, la madre dei poveri e la stella della nuova evangelizzazione, ci aiuti a vivere il Vangelo, a incarnare le Beatitudini nella nostra vita, ad avere il coraggio della felicità.
Dal Vaticano, 21 gennaio 2014, memoria di Sant’Agnese, vergine e martire
FRANCESCO
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27 dicembre 2013
Per te... giovane!
Quest'anno la PASTORALE GIOVANILE DI ROMA e le PIE DISCEPOLE DEL DIVIN MAESTRO propongono un'iniziativa per trascorrere il CAPODANNO 2014 in maniera davvero "alternativa"... VI ASPETTIAMO!!!!
La proposta è aperta per giovani dai 18 ai 35 anni.
SEDE: "Centro Giovanile" - Pie Discepole del Divin Maestro
via Portuense 739 - 00148 ROMA
INFO e ADESIONI (entro il 27 dicembre):
sr Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 3489259518
OFFERTA LIBERA
La proposta è aperta per giovani dai 18 ai 35 anni.
SEDE: "Centro Giovanile" - Pie Discepole del Divin Maestro
via Portuense 739 - 00148 ROMA
INFO e ADESIONI (entro il 27 dicembre):
sr Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 3489259518
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25 dicembre 2013
E' Natale!

"Un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio....
il suo nome sarà:
Dio potente,
Padre per sempre,
Principe della pace" (Is 9,5)
Nel volto del piccolo Gesù contempliamo il volto di Dio che non si rivela nella forza, nella potenza, ma nella debolezza e nella fragilità di un neonato. Così è il nostro Dio, si avvicina tanto, in un bambino. Questo Bambino mostra la fedeltà e la tenerezza dell'amore sconfinato con cui Dio circonda ciascuno di noi.
(Papa Francesco)
AUGURI DI UN SANTO NATALE!
10 dicembre 2013
Per te... giovane!
Carissimi giovani,
avete già pensato come trascorrere le prossime vacanze natalizie?
Ebbene.... noi abbiamo una proposta che fa proprio per voi: NON LASCIATEVELA SCAPPARE!!!
PER GIOVANI (20-35 anni):
ESERCIZI SPIRITUALI
"Se non ami..."
27-30 dicembre 2013
Centro Giovanile "Casa Pinuccia" - ROMA
Info: sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 333 1964930
(Se vuoi puoi fermarti con noi per dare inizio al nuovo anno e partecipare alla Messa per la pace con papa Francesco)
PER GIOVANISSIMI (14-18anni):
CAMPO INVERNALE
"Amare... perchè?"
27-30 dicembre 2013
Monte Etna - CATANIA
Info: sr. M. Vittoria Berloco - vittoria.b@pddm.it - 333 2499771
VI ASPETTIAMO... NON MANCATE!!!
avete già pensato come trascorrere le prossime vacanze natalizie?
Ebbene.... noi abbiamo una proposta che fa proprio per voi: NON LASCIATEVELA SCAPPARE!!!
PER GIOVANI (20-35 anni):
ESERCIZI SPIRITUALI
"Se non ami..."
27-30 dicembre 2013
Centro Giovanile "Casa Pinuccia" - ROMA
Info: sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 333 1964930
(Se vuoi puoi fermarti con noi per dare inizio al nuovo anno e partecipare alla Messa per la pace con papa Francesco)
PER GIOVANISSIMI (14-18anni):
CAMPO INVERNALE
"Amare... perchè?"
27-30 dicembre 2013
Monte Etna - CATANIA
Info: sr. M. Vittoria Berloco - vittoria.b@pddm.it - 333 2499771
VI ASPETTIAMO... NON MANCATE!!!
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01 ottobre 2013
Briciole di vita...
ESTATE 2013: La "stagione" della Fede
Ricordi vivi che vibrano ancora nel cuore... Ancora un paio di testimonianze dei giovani di Taranto che hanno partecipato quest'estate al Campo itinerante: "Sui passi dei testimoni della fede"...
Si parte per Roma con il cervello scarico, ma con il cuore
pronto. Le gambe sanno già che devono lavorare tanto! Roma per me è sempre
stata un sogno e viverla per la prima volta seguendo la strada percorsa dai
testimoni della fede è stato emozionante e soprattutto rigenerante.
Sono partita da Taranto come una pila senza più energia,
troppo presa dai tanti impegni della mia quotidianità ma con la certezza che
questo campo mi avrebbe rigenerato il corpo, il cuore ma soprattutto lo
spirito. Il Signore mi ha chiamata per nome facendo di me una pellegrina e
donandomi una croce che da allora non ho più tolto dal mio collo come segno che
il pellegrinaggio deve continuare anche nella mia caotica vita! È stato
emozionante percorrere le strade che hanno percorso Pietro e Paolo, i luoghi
che li hanno visti predicare Cristo e formare la Chiesa di Roma di cui anch’io
faccio parte.
Grazie a loro ed alla preghiera sono riuscito ad affrontare
quel camposcuola ed a viverlo in una maniera diversa: oggi vado avanti nella
mia vita e sono contento di aver fatto un'esperienza che mi è servita per
rafforzarmi ulteriormente e poter conoscere, in maniera diversa, anche persone
con le quali non c'è mai stata tantissima confidenza.
Ricordi vivi che vibrano ancora nel cuore... Ancora un paio di testimonianze dei giovani di Taranto che hanno partecipato quest'estate al Campo itinerante: "Sui passi dei testimoni della fede"...
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Sono partita da Taranto come una pila senza più energia,
troppo presa dai tanti impegni della mia quotidianità ma con la certezza che
questo campo mi avrebbe rigenerato il corpo, il cuore ma soprattutto lo
spirito. Il Signore mi ha chiamata per nome facendo di me una pellegrina e
donandomi una croce che da allora non ho più tolto dal mio collo come segno che
il pellegrinaggio deve continuare anche nella mia caotica vita! È stato
emozionante percorrere le strade che hanno percorso Pietro e Paolo, i luoghi
che li hanno visti predicare Cristo e formare la Chiesa di Roma di cui anch’io
faccio parte.
Nei momenti di deserto e preghiera ho meditato che sì,
Cristo ha dato la Sua vita per noi, ma anche tanti altri hanno donato la loro
vita per Lui. Noi pensiamo che i Santi o i Martiri siano persone eccezionali,
nate con chissà quali particolarità dimenticando che Pietro era un umile
pescatore e Paolo un tessitore di tende (Grazie suor Cristina per la chicca!),
gente semplice ma che ha testimoniato Cristo in ogni angolo della terra. Per
questo non ho più scuse: devo alzarmi e camminare!
La mia fede mi chiama ad
essere una cristiana che deve testimoniare l’amore in Cristo con l’allegria e
la gioia e, come dice Papa Francesco, facendo casino! (come quello fatto in
piazza S. Pietro aspettando l’Angelus!!!) Il Signore mi chiama ad essere
felice, perché la vita con Lui, in Lui, è una vita piena!
Grazie suor Paola e suor Cristina per aver reso tutto
questo possibile e grazie anche alle altre Pie Discepole per aver sopportato
con Amore tutta la confusione che abbiamo fatto!!! È stato un campo BELLO, le
basiliche papali, il carcere mamertino, le tre fontane, la Roma by night hanno
reso questo viaggio uno dei più belli che io abbia mai fatto. Grazie!
Silvia
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Sicuramente è stata un'esperienza bellissima, da rifare!
Non avevo mai fatto un campo itinerante e devo dire che mi è servito
tantissimo: quell'8 agosto arrivai a Roma molto scarico, ma al solo pensiero di
passare 5 giorni completi con i miei amici, con suor Cristina che ho conosciuto
da bambino al catechismo e ritrovare suor Paola e le altre suore che sono
venute quest’anno in parrocchia mi hanno fatto mettere da parte tutti i
pensieri negativi e le paure di quei momenti.
Grazie a loro ed alla preghiera sono riuscito ad affrontare
quel camposcuola ed a viverlo in una maniera diversa: oggi vado avanti nella
mia vita e sono contento di aver fatto un'esperienza che mi è servita per
rafforzarmi ulteriormente e poter conoscere, in maniera diversa, anche persone
con le quali non c'è mai stata tantissima confidenza.
Christian
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