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05 settembre 2015

La segnaletica della settimana

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)


In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».



Per riflettere...
Se dovessimo dare un titolo al Vangelo di oggi potremmo usare questo: «LA RELAZIONE RITROVATA».
Il testo del Vangelo di questa domenica parla proprio di noi... parla di me perché la mia vita altro non è che percorrere la stessa avventura del sordomuto della Decàpoli: ognuno in fondo è un uomo che non sa parlare e un uomo che non sa ascoltare.
Quante sordità ci abitano nella vita, create dal dubbio e dalla paura o spesso anche dalla indifferenza?

Ma il Signore non rimane indifferente davanti ai nostri silenzi e alle nostre solitudini: «Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: Apriti!».
Questi gesti compiuti sul sordomuto è ciò che il Signore continua a fare con me: mi tocca in ogni gioia e in ogni fatica, mi tocca in ogni fratello che mi viene incontro, nel piccolo e nel povero, nell'anziano solo che nessuno ascolta... mi tocca e mi restituisce il dono di ascoltare e parlare correttamente con parole che sanno toccare il cuore. E la relazione è ritrovata!

Il Vangelo di questa domenica ci fa anzitutto capire come in Gesù l'uomo possa sempre ritrovare se stesso e ancor di più «il miracolo del sordomuto... racconta soprattutto il miracolo di un Dio infinitamente aperto e che vuole ogni uomo a sua immagine e somiglianza (A. Anzani Colombo), capace di ascolto e di dialogo vero».

  

Briciole di vita

CAMPO ITINERANTE...
SUI PASSI DEI TESTIMONI DELLA FEDE


Dal 4 al 9 agosto a Roma si è accolta, da parte di alcuni giovani della parrocchia San Marco in Bari, la proposta estiva del CAMPO ITINERANTE che ha avuto come tema: "Sui passi dei testimoni della fede".
Partendo da una catechesi che è stata motivo per i giovani di fare un punto della situazione sulle "stagioni" della propria vita fino ad oggi, ci si è messi in cammino ritornando alle radici della propria fede e ponendo i propri piedi sulle orme tracciate dalla vita e dalla santità di antichi e nuovi testimoni della fede: Pietro, Paolo, don Alberione...
I giovani hanno poi riscoperto nel carisma proprio che ci appartiene come Pie Discepole del Divin Maestro quanto la via dell'arte e della Bellezza è una strada percorribile per ritrovare l'integrità e l'unità, "il Tutto nel frammento, l'Infinito nel finito... Dio nella storia dell'umanità" e nella propria
storia.


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"A Colui che può fare assai di più e immensamente al di là di quello che noi domandiamo o pensiamo, per la sua potenza operativa in noi, a Lui la gloria" (San Paolo).

Rileggendo questo passo rivivo le emozioni di questo campo, la preghiera personale e collettiva, l'amicizia, l'incontro con l'altro e l'Altro, la fatica ma anche tutta l'"acqua" bevuta per rigenerarci.
Grazie suor Cristina e a tutte le sorelle per averci dato questa possibilità e per l'AMORE VERO che donate. I vostri occhi, il vostro sorriso, il vostro accompagnarci saranno nel mio cuore per sempre!
Grazie a Te, Signore, per aver fatto incontrare le nostre strade!
Con affetto... Paola



Grazie!
Grazie a te suor Cristina per averci illuminato gli occhi e la mente con la vostra passione per Gesù... Grazie per averci sostenuto in questo cammino meraviglioso!
Un abbraccio... Adriana

 


Delle suore così simpatiche non le avevo mai viste! Grazie della vostra testimonianza (con le parole e con il cuore) e grazie per averci permesso di compiere un cammino nuovo e diverso!
Francesca



Infinitamente GRAZIE!
Grazie perché durante questi giorni ho sentito forte dentro di me la "parola-battito", grazie per averci accompagnato durante il nostro pellegrinaggio della vita, grazie per la vostra testimonianza viva, per i vostri occhi luminosi e innamorati, grazie per averci trasmesso la felicità vera!
Silvia



14 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)


In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
 




Per riflettere...
Il discorso che andiamo leggendo da alcune domeniche, il discorso pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, prosegue oggi con un brano che insiste su un concetto-chiave. Negli otto versetti di questo Vangelo Ge­sù per otto volte ri­pete: «Chi mangia la mia carne... vivrà in eterno». E ogni vol­ta ribadisce il perché di que­sto mangiare: per vivere, per­ché viviamo davvero.

Non ci stancheremo mai di proclamare che se c'è un Dono che Gesù ha fatto a noi, sorpassando ogni nostra immaginazione, è il Dono di Se stesso, come cibo della Vita, ossia il Suo Corpo e il Suo Sangue nel sacramento dell'Eucaristia... un Dono che i Giudei non riuscirono a capire, accogliere, per questo mormoravano: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
«Chi mangia la mia carne e be­ve il mio sangue ha la vita e­terna». Ma cos'è questa «vita eterna»? Una vita dopo la morte di cui potrò godere al­la fine dell'esistenza? No! La vita eterna è già cominciata: una vita diversa, profonda, giusta, che ha in sé la vita stessa di Gesù, buona, bella e beata.
 

Ma la vita eterna, questa vita eterna che Gesù mi offre, mi interessa davvero?
Tutti siamo cercatori di vita... affamati di vita. Ognuno di noi, nessuno escluso, può dire: Sì, io voglio per me una vita che sia vera e piena... voglio giorni felici! Ma come posso trovare questa vita?
La troveremo solo in Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui... vivrà». Bello questo invito a fare casa con Gesù, bello e impegnativo. E' la condivisione di tutta la vita. Mangiare e bere Cristo significa essere in comunio­ne con il suo segreto vitale: l'Amore. Cristo possiede il se­greto della vita che non muo­re e vuole trasmetterlo. A noi la possibilità di accoglierlo o meno.

 




08 agosto 2015

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)



In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 




Per riflettere...
Siamo noi a cercare Dio o e lui a cercare noi? Ancora prima che noi cominciamo a cercarlo consapevolmente, egli ci attira a sé, come un innamorato. Non si diventa cristiani se non per questa at­trazione. Ognuno di noi potrebbe dire: Io sono cristiano per attrazio­ne; mi attira un Dio buono co­me il pane, umile come il pa­ne...
E il pane naturalmente ci richiama al «mangiare». Il verbo che segna questa domenica è appunto «mangiare». Una parola così semplice, quotidiana, che indica cento cose, ma la prima è vi­vere... una parola vitale. Mangiare è questione di vita o di morte. E Dio è così: una questione di fondo; ne va del­la tua vita!

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Gesù non è solo vicino a noi, come un amico carissimo, ma va oltre ogni nostra comprensione, divenendo carne della nostra carne. Un dono che ha dell'incredibile.
Eppure se riflettiamo un momento, anche nel linguaggio di chi vuole bene totalmente, come la mamma nei confronti del figlio, l'amore esprime ciò che l'Eucaristia realizza: «Ti mangerei!», ossia ti farei parte della mia vita. Un amore completo, questo, non superficiale, ma che si fa una cosa sola con l'amato. Questo è Dio per noi: amore vero e totale! Egli entra a far parte della nostra vita, proprio come un pezzo di pane per il corpo.
 

Do­mandiamoci allora: Noi di che cosa ci nutriamo? Di che cosa alimentiamo cuore e pensieri? Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità? O stiamo nutrendoci di superficialità, miopie, egoismi?
Se ci nutriamo di Dio, se ci nutriamo di Vangelo, di Eucaristia, l'Eucaristia darà forma al nostro pensare, al sentire, all'amare... perché l'uomo diventa ciò che lo abita.


Mangiare la carne e il sangue di Cristo, non si riduce però al rito della Messa. Il corpo di Cri­sto non sta solo sull'altare. Dio si è vestito d'umanità, al pun­to che l'umanità intera è la car­ne di Dio. Infatti, dice un altro passo del Vangelo: quello che a­vete fatto a uno di questi l'ave­te fatto a me.
Continuiamo il nostro cammino alla ricerca e alla scoperta del volto del discepolo. Ecco chi è il discepolo, colui che desidera imitare il proprio Maestro. Fatevi imitatori, diventate pane, diventate dono, diventate servizio, diventate cura, diventate gratuità, diventate disinteresse... Ed è il senso di tutta la storia: por­tare cielo sulla terra, Dio nel­l'uomo, vita immensa in que­sta vita piccola.


25 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15)



In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
 


Per riflettere...
Il miracolo del pane  è un evento che si è impresso in modo inde­lebile nei discepoli. Esso racconta qual­cosa di molto più grande e bello che non la semplice moltiplica­zione di cinque pani e due pesci.
Il Vangelo neppure par­la di moltiplicazione ma di di­stribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo di­stribuivano il pane non veni­va a mancare, e mentre pas­sava di mano in mano restava in ogni mano.

Cinquemila uomini sul monte, nel luogo dove Dio è più vicino, hanno fame, fame di Dio. A Gesù nessuno chiede nulla, è lui che per primo si accorge e si preoccupa: «Dove potre­mo comprare il pane per lo­ro?». Alla sua generosità corrispon­de quella di un ragazzo: anche a lui nessu­no gli chiede nulla, ma lui mette tutto a disposizione. Invece di pensare: «Che cosa sono cinque pani per cinquemila persone? Sono meno di niente, inutile sprecarli. E la mia fame?», dà tutto quello che ha, senza pensare se sia molto o se sia poco. È tutto!
Questo è il primo e vero miracolo: il miracolo della CONDIVISIONE!


Modello del discepolo oggi è un ragazzo senza nome e senza vol­to, che dona ciò che ha per vivere, che con la sua generosità innesca la spirale della condivisione, vero miracolo.
Per una misteriosa regola di­vina, quando il mio pane di­venta il nostro pane accade il miracolo. La fame finisce non quando mangi a sazietà, ma quando condividi fosse pure il poco che hai.
Noi non siamo i padroni delle cose; tutto quello che incon­triamo non è nostro, è vita che viene in dono da Altrove e va oltre noi. Chiede cura, co­me per il pane del miracolo, perfino nelle sue briciole: niente deve andare perduto.
Impariamo ad accogliere e a benedire: gli uomini, il pane, Dio, la bellezza, la vita, e poi a condividere. Questo sarà fonte di felicità.

04 luglio 2015

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)


In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Per riflettere...
Spesso pensiamo che se fossimo vissuti ai tempi di Gesù, se lo avessimo conosciuto in carne ed ossa, sarebbe molto più facile credere. Vederlo fare miracoli straordinari, sentirlo parlare, vederlo mandare su tutte le furie i benpensanti con gesti fuori da ogni schema (come perdonare i peccatori incalliti o accarezzare gli ultimi, i più poveri...). Marco, questa volta, ci smentisce!

Agli abitanti di Nazaret non è servito a nulla aver visto (letteralmente) crescere Gesù, né è bastato loro sentirlo predicare, tantomeno pensare ai prodigi compiuti da lui. In fondo, pensano, lo conosciamo! Conoscono la sua famiglia, sanno che lavoro faceva, ecc. ma non possono proprio ammettere che quel ragazzino che giocava fra le strade polverose del paese e che lavorava come falegname potesse essere qualcosa di più, di molto di più. E allora anche i miracoli non dicono nulla, anzi, diventano scandalo, inciampo nella fede.

Forse anche a me capita di pensare di conoscere Gesù, e di pensare che, in fondo, non abbia nulla di più da dire alla mia vita che "fai questo, non fare quello, comportati bene, ama il prossimo tuo come te stesso..." e così gli chiudo anch'io la porta in faccia, come gli abitanti di Nazaret. Rischio grosso, rischio serio, che fa perdere di vista il dono grande di avere, come compagno di strada e Maestro, niente meno che Dio stesso. In carne ed ossa.

02 giugno 2015

Temere... perchè?

L'AMORE è la cosa più importante che noi possiamo vivere nella nostra vita: è il dono più grande che il Signore ci ha fatto!
Perché, allora, spesso in noi nasce la paura di amare?
Questa rubrica nasce dall'esigenza di molti giovani come te che desiderano prendere in mano le proprie paure e affrontarle, forse semplicemente attraverso una "voce amica", quella di don Maurizio Mirilli che proverà ad offrirci qualche risposta ai tanti dubbi e timori che toccano il nostro vivere quotidiano.
 
 

28 maggio 2015

Bricioledi vita

Sono ormai mesi che la nostra Italia è raggiunta da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"!
Vogliamo lasciarci emozionare da tutto questo attraverso l'esperienza diretta di alcuni giovani, come Serena, di Taranto, che ha scelto di vivere da volontaria e si è messa al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.

 

 
 

Tutto è iniziato dopo aver letto varie notizie su internet: ero a Bari, dovevo fare un esame all’università e non tornavo a casa da un mese. Chi avrebbe mai detto che, una volta qui, la mia vita sarebbe cambiata radicalmente!
Il giorno dopo essere tornata, mi sono organizzata con un amico e siamo andati a dare una mano all’ABFO, il dormitorio dietro la chiesa, dove avevano bisogno d’aiuto per mettere in ordine tutti i beni di prima necessità che i cittadini avevano generosamente donato dopo l’annuncio dello stato di emergenza. Da lì, mi sono spostata, insieme a qualche altro amico, presso una palestra della città: lì vengono accolte le famiglie e, più in generale, gli adulti, i quali però, nel giro di pochi giorni, vanno via. Partono per il Nord Italia, o per la maggior parte, per il Nord Europa, consapevoli che le possibilità di trovare fortuna qui in Italia non sono molto alte. E così, abbiamo salutato i nostri amici e abbiamo augurato loro un buon viaggio… l’ennesimo viaggio… con la speranza nel cuore che fosse l’ultimo, e che finalmente potessero trovare un po’ di “normalità”.
Presso un altro centro, invece, la situazione era molto diversa: c’erano e ci sono tutt’ora i minori NON accompagnati. Questi, a differenza degli adulti, non possono muoversi liberamente sul territorio, né italiano né europeo, e devono aspettare di essere collocati in case famiglia, SPRAR o comunità dove rimarranno fino alla maggiore età, e dove nel frattempo impareranno l’italiano e un mestiere, per poter poi essere inseriti nel mondo del lavoro.
La loro sosta qui è un po’ più lunga, perché le procedure di smistamento nelle varie strutture sono parecchio lente e quindi possono rimanere qui per settimane, addirittura per mesi interi.
È la mia educatrice di Azione Cattolica che mi ha spinto a prestare servizio presso quel centro… mi aveva spiegato che la nostra presenza lì sarebbe stata  molto utile, perché questi ragazzini, completamente soli, spaesati, oltre ad aver bisogno di assistenza materiale, erano quelli che più di tutti avevano bisogno di essere ASCOLTATI… di parlare, sfogarsi, raccontare le loro storie terribili e inverosimili a qualcuno e riceverne conforto… avevano bisogno di una spalla su cui appoggiarsi, di un amico con cui confidarsi. Sono sincera, non sapevo se ce l’avrei fatta a reggere nel cuore il peso di un’esperienza così forte, ma, non so perché (poi l’avrei capito), senza pensarci due volte, ho accettato la sfida.
Ecco, a questo punto inizia DAVVERO la mia esperienza da VOLONTARIA!
Ed è stata proprio quest’esperienza, paradossalmente, che mi ha insegnato il vero significato di questa parola: essere volontario non significa soltanto dare cibo e vestiti  a chi ne ha bisogno, ma dare al fratello che hai di fronte tutta l’anima e tutto il cuore; significa rinunciare al tuo tempo libero, a uscire ogni sera con gli amici, a fare una vita comoda, per metterti a servizio di chi ha bisogno di te; e ancora, significa diventare amico di chi hai di fronte, parlarci, ridere, scherzare, ascoltare ciò che ha da dirti, essergli SPALLA e ROCCIA, diventare per lui un vero e proprio punto di riferimento. Così, a 20 anni, ho aperto un nuovo capitolo della mia vita, che ho intitolato “Incontri”, e grazie a quest’esperienza mi sto arricchendo immensamente, sto cambiando la prospettiva da cui guardare le cose.
 
Devo essere sincera, inizialmente l’impatto non è stato molto facile: ho sofferto e pianto tanto perché non riuscivo ad accettare di essere così fortunata rispetto a loro che hanno dovuto patire tutte quelle sofferenze; ero caduta in una fase di apatia totale, e mi chiedevo in continuazione: “Perché io ho tutto e loro niente?”. Poi però, la preghiera mi ha aiutato a risollevarmi, e mi sono detta: “Come posso rinunciare a fare tutto quello che sto facendo, solo per paura di stare male? Per paura di non riuscire a reggere il peso delle loro storie?”. E allora mi sono rimboccata le maniche, ho preso tutta la forza che avevo dentro, mi sono armata di sorrisi a non finire, e mi sono lanciata in quest’avventura.
E qual è stata la cosa più sconvolgente? Scoprire che in realtà siamo noi a non avere niente, e che loro hanno nel cuore un’inestimabile ricchezza nascosta. Sono pieni d’amore, vita, allegria; sanno guardare sempre al lato bello della vita, nonostante abbiano vissuto i drammi della povertà, della schiavitù, della guerra, della distruzione, della persecuzione; emanano il profumo dell’AMORE vero e incondizionato… e viene spontaneo riconoscere, nei loro occhi, lo sguardo di Gesù.
Ogni giorno lì con loro: abbiamo parlato, riso, scherzato, pianto, giocato, siamo usciti, abbiamo mangiato… Siamo diventati amici, alcuni sono andati via, li abbiamo salutati e ci siamo ripromessi che ci saremmo tenuti in contatto (e così è stato), che non li avremmo mai dimenticati; altri nuovi continuano ad arrivare… e ogni volta, la magia si ripete, per loro e per noi: il primo approccio è sempre lo stesso: “Ciao, come ti chiami?” chiedo in inglese o francese, a seconda della lingua che parlano. E dopo un minuto, eccoti immersa nel loro mondo, nelle loro storie, nella loro vita… ti ritrovi a ripercorrere insieme a loro i passi del VIAGGIO che hanno appena terminato, a volte faticosamente, a volte meno; c’è chi ne parla con estrema serenità, chi fa fatica a ricordare, chi invece non riesce ancora ad accettare tutto ciò che ha vissuto, ma in un modo o nell’altro, TUTTI, e dico TUTTI, ti aprono le porte della loro vita, ti accolgono e ti invitano a rimanere accanto a loro. E soprattutto, ti ARRICCHISCONO.
Sì, ti arricchiscono…e il paradosso è proprio questo: parti con l’intenzione di DARE, e alla fine ti ritrovi a ricevere molto di più!
 
A distanza di mesi dal primo passo, posso dire di aver imparato davvero molto, e vorrei sintetizzare il tutto in questi pochi punti.
- Ho imparato che è davvero difficile trasformare il Vangelo in fatti, e che forse, qui, siamo troppo abituati a riempirci la bocca senza sporcarci poi le mani; è in questo periodo più che mai che mi sento continuamente rimbombare in testa le parole di Papa Francesco, quando diceva: “Uscite dalle parrocchie. Una chiesa chiusa in sé stessa è una chiesa ammalata” ed è lì, in quelle due frasi così brevi, ma così dense di significato, che trovo il coraggio per continuare.
- Ho imparato che …per essere volontario ci vogliono una forza e un equilibrio non indifferenti, che si conquistano solamente con il tempo, con la preghiera e con la perseveranza; bisogna imparare ad entrare nella vita dei fratelli bisognosi, senza però lasciarsi troppo coinvolgere dai loro drammi, altrimenti si rischia di rimanere “paralizzati” dal dolore e dalle sofferenze di cui questi ci parlano, e di non riuscire più ad andare avanti.
- Ho imparato che per essere volontari nel modo giusto, bisogna sentirsi come un piccolo tassello di un intero, grande puzzle: da soli, non possiamo salvare il mondo; è insieme che si costruisce. Tutti siamo importanti, ma non indispensabili.
- Ho imparato che se al primo posto non metti l’altro, ma te stesso, smette di essere Amore e diventa vanagloria; è bene mettersi al servizio, è bene rendersi disponibile, è bene sentirsi “COMPLETATI” da un’esperienza del genere; ma il tutto, sempre guardando a ciò che è meglio per l’altro, non per noi stessi.
- Ho imparato che di fronte a una realtà del genere, c’è bisogno di rimettere tutto ciò che fa parte della propria vita sulla bilancia, per ridare alle cose un nuovo peso. Ti chiedi: Cosa è importante davvero? Cosa mi sazia? Cosa mi completa? E nel darti delle risposte, capisci che di tante cose che prima ritenevi importanti, puoi benissimo farne a meno, e che vivere con l’essenziale è ciò che ti rende davvero completo. La cultura dell’essenzialità… sì, questa è la cosa più bella che questi fratelli hanno portato qui da noi, e sarebbe bello se si diffondesse sconfinatamente. La loro è una società ancora incontaminata da tutti i meccanismi che qui ci rendono schiavi e sarebbe bello conservarla così e prenderne esempio. Accontentarsi di niente… di un piatto di pasta, una maglietta, un pantalone e un paio di scarpe, una chiamata ai propri parenti in Africa per dire: sto bene, sono vivo, grazie a Dio!
- Ho imparato anche che è molto importante, quando ci si rapporta con questi nostri fratelli, insegnare loro il rispetto delle regole; infondo, si tratta comunque di persone che, nonostante tutto l’amore che portano dentro, sono fragili: hanno anche loro dei difetti, a volte possono imboccare strade sbagliate, a volte possono essere mosse da passioni negative. Allora, c’è bisogno anche di mettere in chiaro i limiti da non valicare, e ricordare loro, comunque sia, che l’Italia è un paese come tutti gli altri, in cui esistono delle regole di convivenza civile e delle leggi da rispettare. Anche questo compito, un po’ più ostico, fa parte dei DOVERI  del volontario, e contribuisce a costruire il BENE del fratello che stiamo aiutando. Dunque, il volontario è anche responsabile della formazione civile e sociale dei fratelli che aiuta. Il volontario è anche un educatore. O forse, è SOPRATTUTTO un educatore!
 
Comunque, io credo solo una cosa: nulla accade per caso… e questo pezzo di Africa che si è spostata proprio qui, a casa nostra, non è arrivata senza un motivo! Ne sono convinta! Forse il nostro Dio ci ha voluti mettere alla prova, ci ha voluti sfidare… o forse ci ha voluto semplicemente lanciare un MESSAGGIO.
Nel mio caso, è stato proprio così: sto attraversando un periodo particolare della mia vita; è un periodo di resoconti, progetti e scelte; è un periodo di decisioni dure, in cui sto avendo bisogno di mettere tutto sulla bilancia per cercare di capire, a volte anche dolorosamente, cosa è meglio per me… senza nessun condizionamento esterno… Cosa voglio fare della mia vita? Cosa voglio ESSERE, soprattutto?
E mentre cercavo qualcosa ho trovato QUALCUNO, ho trovato Gesù: l’ho trovato nei loro occhi bisognosi d’amore, nei loro sguardi desiderosi soltanto di un po’ di normalità… l’ho trovato nella loro debolezza, nella fragilità, nel cuore grande che ognuno di loro ha… l’ho trovato nelle loro parole innocenti quando ti chiedono: Che fine faremo? Dove siamo? Dove andremo? L’ho trovato nella purezza del loro cuore, nei loro: “Ti voglio bene” sinceri, nella loro capacità di non dimenticarsi di nessuno, nella semplicità con cui sanno condividere con noi quel poco che hanno.
Giro e rigiro tra le mani la cartina dell’Africa… e tutto d’un tratto mi rendo conto che la sua forma assomiglia vagamente a quella di un cuore! L’Africa ha la forma di un cuore! E allora mi dico: forse anche la terra ci vuole suggerire che quel posto è pieno d’AMORE!
 
 

09 maggio 2015

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri»


Per riflettere...
Gesù, questa settimana ci propone un amore... a catena. Andata e ritorno.

1) Come il Padre ha amato me: per prima cosa c'è il Padre, Dio, che ama il Figlio. non si può prescindere da questo amore.
2) anche io ho amato voi: dal Figlio, l'amore per... noi! 
3) Rimanete nel mio amore: e qui si tratta di stare, rimanere, dimorare... l'abbiamo visto la settimana scorsa, ma, si sa, repetita iuvant! E per rimanere nel Suo amore occorre fare una cosa semplicissima: seguire, ascoltare quello che Lui ci comanda. Cosa? Amare! perché se non ami, come fai a restare in Dio, che è amore?
4) Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri: E la catena arriva a... tutti! Amandoci gli uni gli altri, a vicenda, come (= nello stesso modo) in cui Lui ci ha amati. Come? Fino a dare la vita. Per i fratelli.

Abbiamo una settimana per "digerire" questo Vangelo, per lasciarcene sconvolgere e... infiammare delle Sua gioia, quella di chi ama perché sente di essere amato. 
  

06 maggio 2015

Briciole di vita...

QUALE COLORE HA LA FELICITA'

Con il mese di Maggio si è conclusa l'ultima tappa dell'itinerario vocazionale per ragazze in 3 STEP durante l'anno.
Lasciamo allora la parola a chi ha accolto l'invito del Signore e ha partecipato a questa iniziativa...

 

Il dono più grande che potevo ricevere siete state voi. In questi 3 STEP ho avuto la conferma di quanto il Signore mi ama e vuole solo la mia felicità. Non poteva mettermi sul cammino delle persone migliori! Persone che mi incoraggiano a non mollare, di fare della mia Vita un Dono! Un Dono per me e per gli altri! Grazie di tutto e a presto...
Chiara



DONO: che parola e che significato grande per la mia vita!!! Attraverso l'incontro e il servizio in questi giorni ho sperimentato quanto di vero c'è nella frase: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere"!! Donare e donarsi vuol dire davvero amare! Amare in maniera grande, fuori misura!!!!
Come diceva sr Cristina nella catechesi, se non fai incontro del Signore nella tua vita, se non lo lasci entrare potrai donare solo che un amore povero... ed oggi allora alla luce di tutto questo voglio davvero che il Signore entri e resti per sempre nella mia vita perché solo Lui può donare questo amore così grande e con Lui nel cuore possiamo donarci a nostra volta così tanto e con tanto amore!!
Grazie per l'esperienza condivisa e per tutti i doni che ho ricevuto in questi giorni!!!
Susanna



E' stato per me importante in questi giorni, interrogarmi sul significato della parola "dono", a maggior ragione in questo STEP dove ho sperimentato molto forte anche il servizio in senso pratico... e tutto questo... rapportato a Gesù ha acquistato una valenza particolare.
Ripercorrendo la mia storia mi sono resa conto di quanto spesso ho dato per scontato i doni che il Signore mi ha dato: la mia fede, la sensibilità cristiana, le persone messe accanto, ecc...! Quello che al termine di questa esperienza mi sono ripromessa di portare a casa è di non aver paura del Suo dono, ma al contrario di "aprirlo", accoglierlo dentro di me, anche se ora non comprendo in che modo potrò ridonarlo ma con la certezza che è amore puro che Lui mi dona perché ha a cuore la mia felicità e solo così sono certa che vivrò a pieno la mia vita in Lui!
Valentina

09 febbraio 2015

Per te… giovane!


Conosci già qual è il Sogno di Dio sulla tua vita?



Allora vienilo a scoprire con noi!!!
TI ASPETTIAMO all'itinerario vocazionale per ragazze dai 18 ai 30 anni… Non mancare!

INCONTRO: 31 ottobre - 2 novembre 2014

ASCOLTO: 13-15 febbraio 2015

DONO: 1-3 giugno 2015

C'è Qualcuno che desidera parlare al tuo cuore e rivelare il Suo Sogno d'Amore!!!


SEDE: Centro giovanile Pie Discepole del Divin Maestro - ROMA

Info: sr M. Cristina Catapano - cristina.catapano@piediscepole.it - 3489259518

30 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Per riflettere...
Gesù qui si rivela per quello che è: uno che ha autorità, e non come gli scribi. La nota è importante, e infatti la troviamo poche righe sotto, con qualche piccola modifica. Ma il risultato non cambia: Gesù non è uno come gli altri. Ha autorità, parla in nome proprio ed è credibile. Gli scribi erano brave persone, istruite nella Legge, punti d riferimento per il popolo di Israele ma... non parlavano con autorità! Il loro parlare altro non era che un commentare i commenti dei commentatori delle Scritture. Gesù porta qualcosa di nuovo. Cosa? Questa è una buona domanda!

A prima vista non è facile capirlo. In fondo è un uomo come gli altri, è un maestro come ce ne sono tanti, saggio come tanti... eppure non parla come tutti. Porta qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso e bello, non perché in rottura ma perché mostra il vero cuore e il vero volto di Dio in un modo tale che non è possibile restargli indifferenti. Se non scatta la meraviglia, scatta la reazione del demonio ("Sei venuto per rovinarci!"), che vede chi sia Gesù: Colui che libera l'uomo da ogni paura, da ogni legalismo sterile, da tutto ciò che non è secondo Dio, da tutto ciò che prima o poi porta alla morte.

La presenza di Gesù di sicuro non lascia indifferenti: chiede una risposta. Tu, da che parte vuoi stare?  

19 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)
 
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Per riflettere...
In un angolo sperduto di questo pianeta, in una casa anonima, ad una ragazza normalissima che, in capo a un anno, si sarebbe sposata, viene fatto l'annuncio che avrebbe sconvolto l'intera storia dell'umanità.
Lontano dai riflettori del mondo. In un sussurro, senza effetti speciali, Dio chiede a Maria di diventare la madre del Messia, di Colui che il popolo eletto aspettava da secoli, che era stato intravisto da lontano dai profeti.

L'annuncio che avrebbe cambiato definitivamente e per sempre la storia umana avviene di nascosto, senza che nessuno, tranne una giovane donna prossima al matrimonio, possa saperne. 
Altri lo sapranno, ma dopo, e in un modo così incredibile che il povero Giuseppe andrà in crisi di coscienza (e ci vorrà un altro annunzio silenzioso, in un sogno).
Altri, tanti altri, verranno coinvolti. Anche tu ed io. Ma questo dopo.
L'annuncio dell'Angelo a Maria avviene nel segreto, nel nascondimento più "insensato", ma è così che Dio ama agire.

Dio viene nel silenzio e nel segreto anche oggi, nella vita di tutti i giorni. Negli episodi più o meno apparentemente insignificanti. Negli incontri lontani dalle telecamere, e senza che nessuno ne dia l'annuncio in mondovisione. Dio viene oggi nella tua vita, e chiede anche a te, come ha chiesto quel giorno a Maria, di prendere posto nella tua vita, di dargli spazio per fare casa con te. Maria gli ha aperto, e la sua vita si è aperta alla Storia. Tu cosa farai?

15 maggio 2014

Briciole di vita...

Quest’anno alcune ragazze provenienti da diverse parti d'Italia hanno condiviso con noi il triduo pasquale vivendo il II STEP dell’Itinerario di fede per ragazze che aveva come tema “Un cuore che si dona”.
Le giornate sono state ritmate da momenti di lectio, condivisione della Parola e preghiera comunitaria.
Ecco una delle diverse testimonianze che ci sono giunte:
 
Tanti cuori si sono donati in questi giorni , dalle mie compagne d'avventura alle due nostre fantastiche "coach": Suor M.Paola e Suor M.Cristina che con la loro semplicità mi hanno fatto riscoprire la presenza di Gesù. 

In quest'ultimo periodo ho sentito che qualcosa era cambiato, era diverso, tutto era un po' triste. Grazie a questi momenti vissuti in preghiera sia comunitaria ma soprattutto in solitudine ho riscoperto Dio. E ho scoperto che non era Lui ad essersi allontanato da me , ma ero io che mi ero allontanata da Lui inconsapevolmente. E ciò mi aveva portato ad una visione della vita e dei rapporti con gli altri sterili e tristi.
Dio non ci giudica mai , è sempre disposto a perdonarci. Dio ci ama così tanto da far sedere con Lui a tavola nella Sua ultima cena anche colui che lo tradirà . E io mi sono chiesta: come è possibile questo? quale persona riuscirebbe ad amare un suo nemico ? E poi grazie alla lettura del Vangelo tutto mi è sembrato più chiaro  la parola che mi è saltata in mente era AMORE!
Solo grazie all'amore si riesce ad affrontare tutti gli ostacoli della vita! L'amore che Gesù prova per noi è talmente grande che arriva al punto di sacrificare la propria vita per tutti noi. Questo è davvero puro amore. Lui ci ama così come siamo, con le nostre incertezze, la nostra piccolezza, le nostre fragilità. Fantastico! Lui ci lascia liberi di comportarci come vogliamo. Possiamo stargli vicino o , come degli estranei possiamo far finta di niente e chiudergli il cuore in faccia. Ma Lui è sempre disposto a stare lì, vicino a quel cuore indurito , e ci aspetta. Amore puro. Nonostante tutto Lui c'è. Lui c'è sempre. Quanto è grande l'amore di Dio. Noi non possiamo neanche immaginarlo.
Pregare in questo giorni con questa nuova consapevolezza mi ha fatto vivere la Pasqua in un modo alternativo ma bellissimo. il silenzio , la meditazione e la lettura della parola di Dio sono state davvero un toccasana!!! Giovedì, Venerdì e Sabato Santo non li ho mai vissuti così intensamente. Grazie alle Pie Discepole e alla loro meravigliosa luce negli occhi , mi sentivo davvero come se mi dovessi preparare al modo migliore per una delle feste più belle: la Risurrezione di Gesù !!!
In questo nuovo clima , totalmente diverso e inaspettato sono riuscita a vedere le cose in un'altra prospettiva: non ci sono solo gli uomini ma c'è Dio :ovunque. Non sarai mai potuta arrivare a questa consapevolezza senza Suor Cristina, Suor Paola, Letizia, Rosa, Elisa, Sara, Donatella, Maristella e... Suor Grazia!!! Questo step è stato fondamentale. Mi ha fatto aprire gli occhi, ma soprattutto il cuore !!!
La frase che mi è rimasta impressa e che racchiude tutto ciò che devo imparare è: "l'amore non tiene conto del male ricevuto" . Imparare  a trovare il bello in ogni cosa . Spero di aver donato anche io un po' del mio cuore ...e che Dio possa continuamente "ammorbidire " il mio cuore. GRAZIE!!! 
 
Emanuela – Taranto
 

23 marzo 2014

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Per riflettere…
Un uomo assetato, seduto su un pozzo, nell’ora più calda del giorno.
Una donna straniera con una brocca in mano.
E una domanda, semplicissima: “Dammi da bere. Sarebbe tutto normale (o quasi) se quell’uomo non fosse un rabbì ebreo, e quella donna non fosse una samaritana, nemica giurata del popolo ebraico. E per giunta, oltre a essere eretica, doveva anche essere un “personaggio” poco raccomandabile, se deve andare ad attingere acqua al pozzo quasi di nascosto, in un’ora in cui è certa di non incontrare nessuno…

Gesù ha sete, ma con quel “Dammi da bere inizia un dialogo surreale che porta a capire chi abbia davvero bisogno di essere dissetato: Gesù o la Samaritana. Gesù, pian piano ci porta a scoprire quale sete sia più profonda: quella di acqua o quella di vita, di vita vera.

La Samaritana ha avuto bisogno di incontrare Gesù per trovare quest’acqua. E io, di che cosa ho sete? Come potrò dissetarmi, fino al punto che l’acqua stessa sgorghi come fonte in me?

02 dicembre 2013

Per te... giovane!

Anche quest'anno parte l'itinerario di FEDE per ragazze in 3 STEP durante l'anno:

7-9 dicembre 2013...
UN CUORE CHE ASCOLTA

17-19 aprile 2014
UN CUORE CHE SI DONA


31 maggio - 2 giugno 2014
UN CUORE CHE RISCHIA


Che cos’è questo itinerario?
Un cammino alla scoperta del tuo cuore!
Ciascuno di noi è il custode di una porta che può essere aperta soltanto dall'interno: è la porta del proprio cuore!
Oltre quella porta sta la musica dell’Amore che quando entra mette dentro un suono nuovo: sei stata amata… e l’Amore che ora è dentro te non può essere trattenuto: va donato!
TI ASPETTIAMO... NON MANCARE!!!

Info:
sr. M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it - 3331964930
sr. M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it - 3489259518
oppure cercaci su FACEBOOK e iscriviti al gruppo "Camminava con loro"

11 ottobre 2013

La segnaletica della settimana

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Per riflettere…
Qui c’è un qualcosa di strano.
Dieci sono i guariti, ma uno solo è salvato. Dieci hanno pregato, ma uno solo torna a ringraziare, lodando Dio.

Dieci hanno pregato… ma perché solo dell’ultimo Gesù dice: « la tua fede ti ha salvato!»?
Tutti e dieci hanno pregato: hanno creduto che Gesù avrebbe potuto guarirli dal loro male; uno solo è tornato indietro, da Gesù, per dire grazie. Ed è tornato lodando Dio a gran voce!

Gli altri hanno creduto di poter essere guariti, ma la fede è un’altra cosa. Non tornando a ringraziare Gesù e Dio, hanno mostrato con i fatti di pensare che quella guarigione fosse loro, in un certo senso, dovuta: in fondo, loro hanno pregato!?!?! È un po’ la fede da distributore automatico: io prego, è normale che Dio mi esaudisca… e così rimango a distanza.
Se tutti e dieci hanno creduto di poter essere sanati dal Maestro, solo uno ha riconosciuto il “tocco” di Dio, e si è aperto al grazie. Quella guarigione lo ha salvato, perché lo ha sanato dentro, nel cuore.

«La tua fede ti ha salvato!»: la fede vera è qualcosa di più, e si può trovare in chi meno te l’aspetti, anche in uno straniero, eretico, rinnegato (così erano considerati i samaritani).
La fede che piace a Gesù è una relazione viva, calda, aperta alla gratitudine! È saper chiedere, quando occorre, ma anche saper accogliere il dono ricevuto, con gioia. Accorgersi che tutto è dato, nulla – per Dio – è dovuto, e che “tutto è grazia” (G. Bernanos).
È questa la fede che salva, e che colora la vita di gioia e di gratitudine.

14 giugno 2013

La segnaletica della settimana



XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,36-8,3)

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.



Per riflettere…



Gesù rimane ammirato dal gesto misterioso, sorprendente di una donna.

Non una donna qualunque, ma una nota peccatrice della città. Ladra? Prostituta? Maga? Non è dato saperlo, ma di certo si sapeva in giro che razza di donna sia. Proprio una donna così entra nella casa di un fariseo… il posto meno adatto per una peccatrice pubblica! C'è da dirlo: è una donna che ha del fegato!



Gesù lascia fare. Lui sa cosa c’è nel cuore di lei. Sa chi è. Ma lascia fare. Si lascia toccare, e quindi “contagiare” dal peccato (perché, per la mentalità del tempo, il peccato poteva essere anche contagiato per contatto fisico, come una malattia...). 



«Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato»: Gesù ribalta tutti i nostri modi di pensare. È un sovversivo, perché la verità è sovversiva, quando è amore. Dove noi vediamo una situazione disperata, Lui è mosso già al perdono.
Perché ha molto amato”: è sorprendente la motivazione che dà il Signore.  Alla peccatrice sono perdonati i peccati non per il suo pentimento, ma per il suo amore! L’amore (che nasce dal sapere di essere stata accolta, e a sua volta amata) permette che i suoi peccati non siano semplicemente “condonati”, ma proprio perdonati. La fa diventare una donna nuova!



Nelle lacrime d’amore e nell’olio profumato versato sui piedi di Gesù, possiamo trovare il riflesso del cuore di una donna che ama tanto, e di un Dio che ama infinitamente di più. Davvero, allora, non abbiamo da temere: la misericordia di Dio è più grande del nostro peccato, e sapendoci amati da Lui, possiamo tornare a Lui, portandogli un cuore pieno d’amore, senza vergogna. Sapendo che il Signore, in fondo, non aspetta altro!