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23 febbraio 2018

#incontroTe

SECONDO INCONTRO:
GESU’ E PILATO

L'innocente condannato





La Parola


Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: “Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; ecco l’ho esaminato davanti a voi , ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l’ha rimandato.

Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò. Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui! Dacci libero Barabba!”

Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città per omicidio. Pilato parlò di nuovo loro, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in Lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”. Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era astato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.



Per riflettere…

“Vedi Gesù, tu devi capirmi... per me tu non hai nessuna colpa, ma se mi metto dalla tua parte, mi comprometto troppo. Rischierei di perdere il mio potere, il mio prestigio, agli occhi di questa gente, se cominciassi a credere alle tue parole e prendessi le tue difese... Io voglio avere la coscienza pulita”.



Preghiera

Signore, troppe volte non abbiamo voluto perdere il prestigio:

aiutaci a togliere le nostre maschere

e ad assumere il tuo stile di dono,

che accoglie e non condanna.







09 febbraio 2018

Per te... giovane!

UN INVITO PER TE...
PRIMA PROFESSIONE RELIGIOSA


Ringraziamo il Signore per il dono delle vita e della vocazione di Pierenza Mellone che domani 10 febbraio, nel giorno in cui la nostra Famiglia Religiosa compie i suoi 94 anni di vita, pronuncerà il suo SI'...



Vi aspettiamo per condividere con noi questa immensa gioia!

07 aprile 2017

#incontroTe

7 aprile 2017  -  Venerdì









Ti amo, Signore,
mia forza
(Sal 17,2b)




Nulla andrà perduto

I beni di Dio, anche quando vengono usati male da colui che li riceve, e in tal modo sciupati, vengono ridistribuiti nel Corpo Mistico. Questo avviene per ogni cosa, come per esempio la preghiera: può succedere infatti che si preghi per la conversione di qualcuno che magari non si converte mai, perché non lo vuole. Queste preghiere il Signore le applica a coloro che si aprono per ricevere il frutto di grazia, qualora il loro destinatario le rifiutasse. E questa logica va estesa a ogni evento di grazia che si realizza nel mondo. Nel Corpo Mistico di Cristo non si perde mai niente. Il dono di grazia rifiutato da uno rimbalza, e va a finire altrove, accolto da qualcun altro.


IMPEGNO:

Pregherò per la fede di chi so essere lontano da Dio.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



05 aprile 2017

#incontroTe

5 aprile 2017  -  Mercoledì









Cristo ci ha liberati
perché restassimo liberi
(Gal 5,1)




Anche col rischio minore

La figura dei banchieri veicola questo preciso messaggio: non si deve pensare che Dio, avendoci elargito i suoi doni, assuma poi un atteggiamento di tipo aut aut, ossia: “O sviluppi al massimo i miei doni o sei perduto!”. Questa interpretazione del giudizio di Dio è evidentemente falsa, perché il v. 27 intende in modo ben diverso l’atteggiamento con cui Dio si pone dinanzi a noi, dopo averci elargito i suoi doni. Certo, il Signore vorrebbe che questi doni venissero sviluppati al massimo, ma se questo non fosse possibile per nostra pigrizia, il Signore accoglierebbe ugualmente quello che in tal caso gli daremmo, anche se si trattasse dell’investimento meno pericoloso e meno rischioso, come è quello di affidare la somma ai banchieri.

IMPEGNO:

Rifletto sulla Misericordia di Dio fuggendo ogni disperazione.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



04 aprile 2017

#incontroTe

4 aprile 2017  -  Martedì









I nostri occhi sono rivolti al Signore
(Sal 122,2)




"... il mio con interessi"

Dio non pretende necessariamente l’eroismo. Egli desidera che l’uomo gli risponda, e vorrebbe che ciascuno gli rispondesse al massimo delle proprie possibilità, per giungere alla santità più grande. Dall’altro lato, però, Dio lascia che ciascuno gli risponda secondo una generosità libera, accettando anche il minimo, qualora la persona decidesse di non dare di più. Ci viene così presentata l’esigenza di Dio che desidera il massimo da ciascuno, ma che ad ogni modo si accontenta anche della minima risposta che l’uomo gli voglia dare: “Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse” (Mt 25,27).


IMPEGNO:

Combatterò ogni impulso egoista che c’è in me anche dando una minima risposta di generosità a Dio.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



03 aprile 2017

#incontroTe

3 aprile 2017  -  Lunedì









Alla tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10)




Le paure che paralizzano

Infatti avere ricevuto da Dio dei doni, significa essere chiamati a servire gli altri in proporzione a quello che abbiamo ricevuto. Qui, come è accaduto al servo della parabola, possono subentrare una serie di paralisi che hanno come unica radice la paura: la paura di essere giudicati, di essere fraintesi, la paura di quello che si dirà intorno a noi, la paura che il nostro servizio non sia accettato, o sia inteso come una imposizione di noi stessi, come una ricerca di gloria personale. Queste paure paralizzano e portano la persona a sotterrare i doni di Dio, che invece ci sono stati dati per l’utilità comune, e che devono essere messi a servizio della Chiesa con grande serenità, con grande distacco interiore, e con quella povertà di spirito che apre la porta delle beatitudini: “Beati i poveri in spirito” (Mt 5,3). Soltanto chi è povero di spirito riesce a mettere a servizio della Chiesa i suoi carismi senza turbarsi e senza turbare.


IMPEGNO:

La ricerca di “gloria personale” mi chiude a Dio e ai suoi doni. Sarò umile.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



02 aprile 2017

#incontroTe

2 aprile 2017  -  V Domenica di Quaresima









La tua Parola mi fa vivere
(Sal 118,50b)




Lazzaro vieni fuori!

E Gesù dà il solenne annuncio, non solo riguardo la sorte di Lazzaro, ma di tutti noi: l’annuncio che dà senso alla vita, che sappiamo tutti non ha grande durata sulla terra, per la sua stessa fragile natura. Un annuncio che è il grande Evento della Pasqua, quando Gesù stesso, Figlio di Dio, per toglierci dal castigo della morte senza domani, dopo il peccato originale, mettendosi nei nostri panni di creature, come Figlio dell’uomo subisce la passione e, per dare piena conferma della sua morte, non solo si fa crocifiggere, ma permette che un soldato gli apra il costato con la lancia. Verrà poi sepolto. Ma il terzo giorno fa dono a tutta l’umanità di una vita che ha recuperato la ragione per cui era stata donata, ossia l’eternità con il Padre: la Sua resurrezione, che diviene la nostra resurrezione!


IMPEGNO:

Mi chiedo, nella meditazione, su cosa la mia vita necessita di più di una “resurrezione”.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



01 aprile 2017

#incontroTe

1 aprile 2017  -  Sabato









Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito
(Gv 3,16)




Le cause del non sviluppo

C’è intanto una motivazione, circa l’inattività di colui che ha ricevuto un talento. Si tratta di una frase posta sulle labbra stesse del servo fannullone, e perciò altamente attendibile, in quanto affermata direttamente dal personaggio in questione: “Per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo”. Questo versetto chiave è di grande importanza nel quadro dell’insegnamento generale della parabola, perché ci indica la causa che certe volte ci potrebbe ostacolare nello sviluppo pieno di tutti i doni che Dio ci ha dato: la paura.


IMPEGNO:

Bandisco la comodità della pigrizia per divenire coraggioso.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



31 marzo 2017

#incontroTe

31 marzo 2017  -  Venerdì









Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore
(Sal 33,20)




Ciò che davvero gli serve

“A ciascuno secondo la sua capacità”. Questa espressione va compresa all’interno del messaggio generale del Nuovo Testamento. Infatti, con essa non si vuole dire che Dio ti dà un dono secondo la tua capacità personale, perché sappiamo bene che anche la capacità in se stessa è un dono di Dio, ossia è essa stessa un talento da sviluppare. Allora, la diversità di trattamento evidenziata da Matteo va intesa in questi termini: i doni che riceviamo da Dio sono diversi, perché è diverso il nostro modo di collocarci all’interno della Chiesa e nel disegno di salvezza. Ciascuno di noi ha un ruolo diverso e irripetibile, stabilito da Dio prima della nostra nascita, e secondo questo ruolo, noi abbiamo ricevuto dei doni corrispondenti. Sarà poi la nostra adesione che ci differenzierà davanti a Dio. Nulla di arbitrario nella distribuzione, pur diversa, dei doni di Dio: a ciascuno è dato ciò che davvero gli serve; e poiché ciascuno ha una missione diversa da realizzare in questo mondo, ne consegue che sono diversi anche i doni necessari a tale realizzazione.


IMPEGNO:

Mi domando con serietà quale sia la volontà di Dio in me.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



30 marzo 2017

#incontroTe

30 marzo 2017  -  Giovedì









Chi crede ha la vita eterna
(Gv 6,47)




La differente risposta a Dio



Da ciascuno si attende poi i risultati dell’investimento. In questo modo, l’evangelista Luca vuole porre l’accento sul fatto che Dio non penalizza mai nessuno nel distribuire i suoi doni. Infatti, nella visione lucana, la stessa somma ricevuta ugualmente da tutti, viene investita e maggiorata in maniere diverse da ciascuno: c’è chi a partire da una mina ne guadagna cinque, c’è chi, investendo la medesima somma, ne guadagna dieci. In altre parole: anche nell’ipotesi che Dio desse a tutti gli stessi doni, rimarrebbe la verità di fondo che non siamo comunque uguali davanti a Dio, perché la diversità delle nostre risposte alla sua grazia, e le diverse gradazioni di generosità verso di Lui, ci differenziano inevitabilmente gli uni dagli altri l’ungo l’arco della nostra vita.


IMPEGNO:

Ubbidirò agli impulsi di bene suggeriti dalla Grazia di Dio.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



29 marzo 2017

#incontroTe

29 marzo 2017  -  Mercoledì









Ricordati, Signore, del tuo amore
(Sal 24,6)




L'investimento di Dio

Un talento è una somma da investimento, un capitale adatto a chi voglia fare l’imprenditore. Fuori dalla metafora: i doni di Dio non sono mai piccoli, hanno sempre uno spessore e una profondità sproporzionata, perché sono dati in previsione di un “investimento”. Il Dio di Gesù Cristo, non sembra disposto a darci dei doni “completi”; Egli ci offre piuttosto i loro “germi”, attendendo che noi li facciamo sviluppare. Il problema non è allora cosa ho ricevuto, se molto o poco, bensì fino a che punto io l’ho valorizzato.


IMPEGNO:

Rivedo il “sogno” della mia vita come un investimento, un progetto di Dio.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma