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09 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Per riflettere...
Gesù ci dà un salutare "scossone". Sotto tutti i punti di vista.

"Non temere, piccolo gregge"... perché cosa può preoccuparci, quando sappiamo di essere amati da Dio e da Lui custoditi e curati? E allora non è poi così strano che Gesù ci raccomandi di lasciar perdere le piccole o grandi ricchezze che possiamo avere ora per acquistare delle ricchezze più grandi e vere, che non si consumano anche se... non si vedono!

"Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore": il punto è questo. Il cuore, la mente, vanno dove abbiamo il nostro tesoro, ciò che per noi vale di più. Se è nelle cose materiale, sarà lì, e nessuno lo stacca da lì... ma se è in Dio, che è l'autore e il Signore di ogni ricchezza! Non sarebbe molto meglio. Ora la domanda che mi faccio è: ma il mio tesoro, qual è? O, al contrario, dov'è il mio affetto, la mia attenzione, il mio attaccamento? Sono domande importanti: questione di vita o di morte!

"Siate pronti...": perché quando hai chiaro cosa vale veramente per te, stai ben attento a fargli la guardia; e quando hai una persona alla quale vuoi bene, sei pronto ad aspettarla anche tutta la vita... e stai sveglio, perché non capiti che passi e ti trovi addormentato! La stessa cosa è per il Signore. Chi ha in Lui il suo tesoro, sta ben attento a non lasciarselo sfuggire, ma non per paura: per amore!

Allora... buona settimana, alla ricerca del tesoro che tiene sveglio il nostro cuore!

06 agosto 2013

Musica!

Pronto a correre - Marco Mengoni
 
Probabilmente il più "talentoso di tutti i talentosi venuti fuori da un talent", dopo non poche delusioni commerciali e tanta voglia di andare avanti, credendo nelle sue canzoni e nelle sue capacità...
Marco Mengoni conquista sempre un crescendo tra le classifiche inerenti alle visualizzazioni su youtube, alle presenze nei live e alle amicizie social. 
Così ci propone una nuova canzone, che potrebbe richiamare la vulnerabilità giovanile, vulnerabilità che ci vede protagonisti soprattutto nelle relazioni ed in particolare nella nostra relazione con Dio...





Siamo abituati a restare fermi, immobili in attesa di un Suo segno evidente, sottovalutando i chiari segni che ogni giorno ci vengono presentati, poi, cambia il nostro umore e lo vediamo sparire - "tra la folla te ne andrai" - ma, in realtà siamo troppo occupati ed il vero cristiano non dovrebbe anteporre nulla a Cristo. Troppe volte, invece, anche se credenti, anche se discepoli, troviamo mille cose da fare prima di fermarci e di lasciarci "trovare" dalla tenerissima presenza del Maestro.
Siamo spesso insoddisfatti, ci stanchiamo dei guai altrui ma vorremmo che tutti comprendessero i nostri... e crediamo che Lui non voglia camminare accanto a noi quando ci sentiamo stanchi e demotivati, ma in realtà, siamo noi che puntualmente ci allontaniamo da Lui...! In questo allontanamento spesso decidiamo di seguire la nostra volontà più che la strada, non sempre semplice, che il Signore ha spianato per noi, ci spaventano le curve, ci affannano le salite e così, spesso, decidiamo di seguire la nostra volontà: "troppe volte ho scelto te... Non sono immobile. Grazie per avermi fatto male, non lo dimenticherò. Grazie io riparto solo controvento ricomincerò...".
Sembra come l'atto di superbia umana che decide di fare di testa propria senza Dio... pensando in quel momento di riappropriarsi della propria vita e della propria libertà: "Grazie per avermi fatto male, on lo dimenticherò. Sento nelle vene vita che si muove ricomincerò. Sarò... pronto a correre per me".
In realtà... nel momento che si inizia a vivere "per se stessi" e non più per Dio e per il prossimo, si tocca il fondo della condizione umana. San Paolo infatti dice che "nessuno muore per se stesso e nessuno vive per se stesso" (cf Rm 14,7-8) ...ma tutto dobbiamo fare per Dio!
 
PER RIFLETTERE:
 
-  E tu, sei pronto a correre?
- Credi sia un fattore comune quello di "riappropiarsi" della propria vita e della propria libertà allontanandosi dalla figura di Gesù?
- Ti senti più libero quando agisci di testa tua o quando anche un po' controvoglia ricominci secondo la Sua volontà?

02 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)

 In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».


Per riflettere...
Lo ricordava un paio di mesi fa papa Francesco, parlando proprio ai giovani: "Il sudario non ha tasche" e ribadiva, in un'altra circostanza, di non aver mai visto un camion di traslochi dietro a un corteo funebre... Questo stesso concetto è quanto il Vangelo di questa domenica ci ricorda.

L'uomo della parabola (senza nome, perché in lui un po' possiamo riconoscerci tutti) ha accumulato per sé: ha molti beni, ora pensa di poter vivere in modo agiato, senza preoccupazioni. MA... ha fatto i conti senza l'oste, ha fatto previsioni senza pensare a Dio, l'Imprevisto che ha in mano sua tutto l'universo e che, solo, conosce il senso di ogni cosa e il valore di ogni vita.

Questa parabola, però, non è "contro la ricchezza" in sé. Gesù rileva una cosa ben più profonda: quello che è sbagliato, agli occhi di Dio non è lavorare e avere il giusto premio delle proprie fatiche, ma accumulare tesori per sé ma non curarsi di arricchire davanti a Dio! Quest'uomo è stolto perché ha pensato che il vero valore fossero le cose, e ha dimenticato che queste finiscono. Ha accumulato ricchezze solo per sé e non ha pensato a mettere al sicuro tesori in Cielo "dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano" (Mt 6,20). Come? Spendendo tutto quello che siamo per amore, e tenendoci stretto Gesù! Perché chi ha Lui come tesoro, sta sicuro di avere già tutto! E di più!

21 luglio 2013

La segnaletica della settimana

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)


In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Per riflettere...

Due sorelle, due modi diversi di stare vicino al Signore.
Marta, da brava padrona di casa, desidera dare il servizio migliore possibile, fare in modo che un ospite così importante si trovi a suo agio. Maria, invece, si siede ai piedi di Gesù per ascoltarlo. Andando oltre ogni convenzione sociale: non era visto bene che le donne potessero farsi discepole di un rabbì  ebreo.

Il Vangelo non dice che Marta ami Gesù meno di sua sorella, né che Maria sia una sfaccendata tutta presa solo da preghiera, preghiera e preghiera. Gesù non rimprovera dolcemente Marta perché non lo ama, ma perché è troppo presa dalle cose da fare e così dimentica che, in casa sua, c'è qualcosa di più importante, che chiede e merita attenzione.

In fondo, quello che distingue Marta e Maria non è l'amore al Maestro. E', piuttosto, ciò su cui hanno fermato la propria attenzione: Marta, presa dalle molte cose da fare, ha dimenticato il motivo del suo lavoro e così... si affanna. Maria ha colto nel segno, ha scelto di ascoltare.

Una domanda che posiamo farci noi questa settimana è: dove riposa il mio cuore? Da che cosa è preso? Da Gesù è dalle tante (spesso troppe) cose da fare?
Il Signore ci conceda questa grazia: di non dimenticare mai che cosa muove anche le nostre azioni più belle e più caritatevoli. E di stare sempre, con il cuore, ai suoi piedi, per ascoltarlo e amarlo.

09 luglio 2013

Per te... giovane!

Hai già pensato come passerai le tue vacanze estive??? Dai un'occhiata alle nostre iniziative e non ti perdere l'occasione: scegli la proposta che fa per te... TI ASPETTIAMO!!!
 

19-23 luglio sul Monte Etna (CT)
CAMPOSCUOLA (dai 13 ai 19 anni)
Tema: Abramo: tra sabbia e stelle
Info: SR. M. VITTORIA BERLOCO - 333. 2499771 - vittoria.b@pddm.it

14-19 luglio a Camaldoli (AR) ESERCIZI SPIRITUALI (dai 18 ai 35 anni)
Tema: La fede e il coraggio di Abramo
Info: SR. MYRIAM MANCA - 349. 1021048 - miriam.m@pddm.it

16-21 agosto a Centrale di Zugliano (VI)
GIORNATE DI SPIRITUALITÀ E DISCERNIMENTO VOCAZIONALE
(per sole ragazze dai 18 ai 35 anni)
Tema: La fede e il coraggio di Abramo
Info: SR. M. PAOLA GASPERINI - 333 1964930 - paola.g@pddm.it

E non finisce qui!!! Per tutti coloro che non potranno partire per la GMG di Rio, noi Pie Discepole in collaborazione con la Pastorale Giovanile di Roma, organizziamo attività, giochi, eventi e momenti di preghiera x prepararci a vivere insieme la veglia con il nostro Papa Francesco in "diretta con Rio"!!! Non mancate dal 23-28 LUGLIO... vi aspettiamo!!!
Info: SR. M. CRISTINA CATAPANO - 348 9259518 - cristina.c@pddm.it
 
 

28 giugno 2013

La segnaletica della settimana

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».


Per riflettere...
"Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme"
 Gesù sa cosa lo aspetta, nella città santa: lo ha annunciato a chiare lettere ai suoi discepoli. Nonostante questo, prende la decisione di salire a Gerusalemme. Prende fin d'ora su di sé la croce, pienamente, consapevolmente, prima ancora che questa gli venga caricata sulle spalle. La sua è una decisione ferma, irrevocabile: il Padregli ha indicato la strada (vedi domenica scorsa) e lui vuole percorrerla fino in fondo, costi quel che costi.

La decisione di Gesù è tanto ferma che coinvolge anche chi gli sta intorno: rimprovera Giovanni e Giacomo (i suoi amici più cari!) che non hanno capito niente del messaggio di amore e misericordia e vorrebbero distruggere un villaggio di Samaritani che non hanno accolto il Signore. Si ripercuote anche su chi, come noi, desidera seguirlo. Le condizioni che pone sono radicali: accettare, per seguire Gesù, la sua stessa precarietà e povertà, il distacco dagli affetti più cari... e, dopo aver iniziato a seguirlo, non voltarsi più indietro.
Sono queste le (esigenti) condizioni che il Signore pone ai discepoli di ogni tempo, e anche a te e a me. Siamo disposti a seguirlo così, fino alla croce e alla resurrezione?

01 giugno 2013

Per te... giovane!

 
PROGETTA CON DIO... ABITA IL FUTURO!
 

Hai già pensato come passerai le tue vacanze estive?
Vieni e vivi con noi le nostre iniziative... tutto dedicato a giovani e giovanissimi.
Ti aspettiamo!!!



 
 

24 maggio 2013

La segnaletica della settimana

Solennità della SS.ma TRINITA' (anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15)
"Trinità", vetrata della chiesa "Gesù Maestro" in Roma

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Per riflettere...
Trinità: mistero grandissimo della fede cristiana... tanto profondo e insondabile perché va a sfiorare quello che Dio stesso è.
Tanti filosofi, teologi, santi, mistici, letterati hanno provato a dire qualcosa sula Trinità, a svelarne almeno un poco il mistero, quasi sempre inutilmente.
La liturgia prova a darci qualche indizio.

"Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà": fra le Persone della Trinità tutto, ma proprio tutto è in comune. Ciò che del Padre è anche del Figlio, e lo Spirito può prenderlo senza togliere niente a nessuno...perché è anche suo!
Quella della Trinitàè un'unità talmente stretta che Gesù può dire senza problemi: "Tutto quello che il Padre possiede è mio", e viceversa. Sono talmente uniti da essere una cosa sola, alla perfezione.

La Trinità è un mistero grande di unità e di amore, così grande da non poter essere nemmeno immaginato, da noi uomini. Lo contempliano, lo intuiamo, ma capirlo è un'altro paio di maniche!
Quella della Trinità è un'unità così stretta e reale che... ci siamo dentro anche noi! Perché - sembra assurdo, ma è quello che dice il Vangelo - la Trinità è un'unità che non è chiusa in se stessa, ma è aperta! Aperta anche a noi, per amore.

Una gratuità tutta da gustare e contemplare in questi giorni... chiedendo a Dio che anche le nostre comunità diventino, per grazia, un po' come la Trinità: unite e aperte, allo stesso tempo.     

10 maggio 2013

STEP BY STEP... Aumenta la tua fede!


In questo anno della fede vogliamo condividere con te un percorso a STEP... 





Non ti perdere l'ultimo passo, ti aspettiamo!


LA FEDE COME RISCHIO DELL'IMPOSSIBILE
"Getterò le reti " (Lc 5,5)
31 maggio - 2 giugno 2013


INFO:
Centro Giovanile "Casa Pinuccia" - ROMA

sr M. Paola Gasperini - paola.g@pddm.it
sr M. Cristina Catapano - cristina.c@pddm.it 

La segnaletica della settimana



ASCENSIONE DEL SIGNORE (anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Per riflettere…
Gesù ci lascia, ma non ci abbandona.
Con la sua ascensione al Cielo ci lascia fisicamente, cioè non lo possiamo più vedere, toccare, sentire come uomo, con questi sensi; ma non ci abbandona, perché continua a stare con noi, a stare per noi, per sempre.

Nell’Ascensione Gesù torna al Padre. Si chiude un capitolo della storia e se ne apre un altro, tutto nuovo, tutto da scoprire: quello dello Spirito Santo che viene nel mondo con la Pentecoste e rende presente il Cristo nella Chiesa, in modo misterioso ma ugualmente reale.

Potremmo però dire: che importa a noi che Gesù sia salito al Cielo? Ci risponde sant’Agostino: «Cristo, infatti, pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere questo comportamento in forza della sua divinità e onnipotenza. A noi, invece, è possibile, non perché siamo esseri divini, ma per l'amore che nutriamo per lui. Egli non abbandonò il cielo, discendendo fino a noi; e nemmeno si è allontanato da noi, quando di nuovo è salito al cielo» (Discorso sull’Ascensione). Per questo il cuore dei suoi discepoli può essere nella gioia, anche nella separazione. Per questo possiamo, come il girasole, stare sempre rivolti al nostro Sole, in cielo, con le radici ben piantate a terra, sapendo che un giorno anche noi saremo in cielo con Lui, anzi, lo siamo già!!!!!

Quale dono grande ci è dato! Questa è allora proprio una domenica di festa, anche per noi!

03 maggio 2013

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29)


In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». 
 


Per riflettere...
 Un Vangelo che allarga il cuore... se non altro per far spazio a "ospiti illustri": nientemeno che il Padre e Gesù!  
Sembra poco? E mica vorrai lasciare indietro lo Spirito Santo (che infatti viene mandato da Gesù... e così siamo proprio al completo!)

Scherzi a parte, davvero qui c'è un mistero grande da contemplare e del quale ringraziare: Dio vuole fare casa con noi, con te! Mette solo una semplice, piccola condizione: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola». Amare Gesù, perché Lui è la Via che conduce al Padre.

Così commentava santa Chiara di Assisi in una lettera alla beata Agnese di Praga: "l’anima dell’uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo. Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l’anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità" (Fonti Francescane, 2892)

Solo una cosa è necessaria: amareE Dio stesso, che è l'Amore, prenderà casa in noi. 

01 marzo 2013

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Per riflettere...
Si dice: "Chi ha tempo, non aspetti tempo!". Ecco, in parole povere il riassunto del Vangelo di questa settimana.
Per Gesù il tempo di convertirsi (= cambiare vita) è... adesso! Perché la pazienza di Dio è grande, ma, contrariamente a quanto si pensa, non è poi così infinita. Non perché Il Signore "perda la pazienza", ma perché la nostra vita ha un inizio e una fine. E arriva un momento in cui quel che è fatto, è fatto.
 "Quando sarà passato il tempo utile per fare il bene, non rimarrà che il tempo per ricevere la ricompensa" (S. Agostino, disc. 11,1)

Convertirsi: voce del verbo "tornare a Dio". Cioé, "rinascere". E dare frutto. Perché, suggerisce Gesù nella parabola del fico, una vera conversione si riconosce non tanto dal fatto che non capitino disgrazie e non solo da quante volte parli di Dio o preghi durante la giornata - per quanto anche queste cose siano importanti! - ma dal frutto: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (cf Gal 5,22).

La pazienza di Dio, nel Suo Figlio che continuamente prende le nostre difese (è Gesù il vignaiolo della parabola), è comunque davvero grande: Egli lascia a tutti il tempo e i modi per darci da fare. Ecco allora le occasioni, i suggerimenti di una persona saggia, i sacramenti, la Bibbia, e quello "strano" sentimento che, dentro al cuore, ci spinge verso di Lui. E, non ultima, una nuova Quaresima da sfruttare fino all'ultimo istante!

Allora... buona Quaresima! E Auguri di una vera conversione! 

15 febbraio 2013

La segnaletica della settimana

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)
  

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)
Deserto di Giuda

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.


Per riflettere...
Gesù "era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo". Come dire: nel deserto e nella tentazione, non ci sta a caso.
Uomo come noi, come a noi anche a Lui tocca la sorte di tutti i figli di Adamo. Per quanto possa apparire strano, la tentazione ha fatto parte anche della Sua vita.

Il diavolo, capendo di trovarsi davanti a un "osso duro", dà fondo con Lui alla sua diabolica inventiva ("Dopo aver esaurito ogni tentazione", annota Luca).
Gesù non è stato immune da nessuna tentazione. Nessuna. E questo a nostro vantaggio: in Lui, anche noi, con la forza dello Spirito, possiamo resistere agli assalti del nemico e vincerlo.

Gesù, nel deserto come in tutta la Sua vita, è pienamente uomo. Uomo vero!
Nel deserto Egli ha vinto per noi e prima di noi "ogni tentazione" e, così, ci dà preziose indicazioni per il nostro cammino di Quaresima e per tutta la vita: il centro di tutto è stare nella Parola e nell'obbedienza al Padre, qualunque cosa essa comporti.

Se Gesù è stato tentato veramente in tutto, questo non può che essere motivo di speranza e fiducia per ciascuno: non c'è nessuna tentazione che non sia stata già da Lui sperimentata e da Lui vinta. E, visto che l'ha sperimentata sulla sua pelle, non ci verrà in aiuto, se glielo chiediamo?