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02 maggio 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI PASQUA (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». 


Per riflettere...
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto".
L'immagine della vite è estremamente semplice ed efficace.

Perché fra vite e tralcio c'è un'unità così stretta che... non si può mai dire del tuttto quando comincia l'una e finisce l'altro. Eppure, non sono la stessa cosa! La vite, senza un tralcio, vive lo stesso, non lo stesso può dirsi del tralcio staccato dalla vite. Serve solo ad essere bruciato, e fa un fuoco così debole che non riscalda per nulla...

Perché è la vite a produrre il frutto. Il tralcio, semmai, porta il frutto. E il frutto non è per la bellezza del tralcio, né per la vite ma... per l'agricoltore!

Perché la vite, per fare frutto, come tutte le piante, deve essere potata, pulita dei rametti secchi o infruttuosi; il tralcio risulta completamente spogliato per diventare ancora più attivo e produttivo.

Perché il tralcio non è "attaccato" semplicemente alla vite: c'è qualcosa che scorre dall'uno all'altra e viceversa. E' la linfa vitale. E', in altre parole, la vita.

Quanti motivi perché questa immagine sia proprio adatta a descrivere il nostro rapporto di disceoli con il Maestro divino, con il quale formiamo un'unità stretta, al punto che i suoi frutti li portiamo noi, a gloria del Padre; per questa vita che ci scorre dentro, e che è la vita stessa di Gesù, in noi, che ci dà la capacità di amare; per le quotidiane (a volte anche dolorose) "potature" cui il Padre ci sottopone, non perché voglia vederci soffrire, ma perché sa che, togliendo da noi tutto ciò che non porta vita, diventiamo più forti, e più capaci di portare a tutti l'amore stesso di Dio.

11 aprile 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA ID PASQUA o della Divina Misericordia (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 


 Per riflettere...
Nel giorno di Pasqua i discepoli sono letteralmente tappati in casa per paura. Eppure sapevano che Gesù è risorto! Era apparso a Maria di Magdala, Pietro e il discepolo amato avevano trovato la tomba vuota, avevano visto e creduto. Eppure... eppure non basta.
La paura è più forte della fede, delle volte. La paura è più forte della fede fino a quandonon avviene un incontro! Era questo che mancava.

Gesù risorto si presenta, entra nelle chiusure e porta la gioia con la sua sola presenza. E porta la pace, quella pace che il mondo non può dare perché non ce l'ha. Avrà pure delle tregue, ma non la pace. E' Lui che passa attraverso le porte chiuse, per aprirle dall'interno. Anzi, perché sian le nostre stesse mani ad aprirle al mondo intero, per portare ovunque la gioia e la pace che è Lui stesso.

"Pace a voi!": queste parole sono oggi per te e per me. Sono luce  e calore per un nuovo inizio, per andare là dove Lui, il Maestro, ci chiama ad annunciare la Vita, la Misericordia, la bella notizia che la vita e l'amore non hanno fine!
Allora... pace a te!

28 marzo 2015

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (11,1-10)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».


Per riflettere...
Gesù entra in Gerusalemme. E lo fa in grande stile!
Gente che  grida: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" e che gi stende davanti, in segno di sottomissione, i mantelli... Gente che lo acclama re, il Regno che viene, e agita i rami frondosi in festa, proprio come accadeva per alcune processioni particolarmente solenni verso il Tempio di Gerusalemme...

Ebbene sì, una volta tanto, la folla ha ragione! Ecco il Re! Eccolo, il Figlio di Davide! Il Messia, Colui che libererà Israele, in nome di Dio!

Ebbene sì... hanno capito una cosa per un'altra! Gesù è re, ma Re dell'universo. Un re mite e povero, che porta un regno che non appare dalla potenza umana, ma da quella divina, che ha un nome ingombrante: amore e misericordia.

E allora, nessuna meraviglia che quelle stesse voci che lo acclamavano Re, dopo pochi giorni grideranno: "Crocifiggilo!"; chi gli stendeva davanti il mantello gli strapperà la tunica; chi lo fece salire su un puledro regale lo caricherà della croce...
Questo può capitare anche a noi. E a noi è lasciata questa scelta, fondamentale: riconoscere Gesù come nostro Signore e seguirlo fino alla fine, come le donne, o acclamarlo quando tutto va bene ma poi rivoltarci contro di lui, come la folla. Oppure defilarci, facendo finta di non conoscerlo neanche, come i discepoli. 

06 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


Per riflettere...
«Tutti ti cercano!». Quella di Simon Pietro e dei suoi amici non è una constatazione, ma un grido d'allarme. Vogliono dire a Gesù: "ma insomma, dove ti eri cacciato? Sparire così ancora di notte... ci hai fatto prendere un grosso spavento!". Quasi che Gesù sia un bambino di quattro anni, sprovveduto e da difendere...
 
Gesù, a suo modo, è un "personaggio". Non solo parla bene (il che, detto fra noi, non guasta), ma soprattutto guarisce da tutti i mali fisici e spirituali, manda via ogni tipo di forza negativa con la sua sola presenza... insomma, è una "forza"! E il pericolo che vede (e del quale nella lunga preghiera notturna avrà parlato al Padre?) è di essere preso per un guaritore, uno che risolve i problemi più o meno superficiali delle persone, e quindi di trascurare la sua vera missione: liberare dal male, proclamare il Regno, redimere il mondo.

 «Tutti ti cercano!»: questo resta vero anche per noi. Anche se, a giudicare dal deserto che c'è in certe parrocchie non sembrerebbe proprio! Eppure la gente è assetata di Dio, è assetata di Gesù. E quando non sa dove "sbattere la testa" facilmente si rivolge per un aiuto, o anche solo per essere ascoltata, ai consacrati, o alla Caritas, o a qualcuno che "profuma di Gesù".

Tanti cercano Gesù, anche noi, ma quello che fa la differenza è il motivo per cui Egli è qui, è tra noi, è per noi.
Lui è venuto e viene per portare vita, per portare la vita vera. Quanto siamo disposti ad accettare che questo possa andare contro le nostre aspettative e ci chieda, una volta che lo abbiamo trovato, ad "uscire" dalle nostre sicurezze, perché anche altri abbiamo la vita e la gioia?

09 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità del BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)


In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


Per riflettere...
Giovanni annuncia che sta per arrivare: Colui che il popolo di Israele attende da sempre viene dopo di lui.
Viene fra noi Colui che ha la vera potenza, e che porta il dono per eccellenza, lo Spirito Santo. Sembra una cosa da poco, e invece è tutto qui, perché è proprio lo Spirito Santo che scende su un perfetto sconosciuto venuto da un paese del tutto marginale (Nazaret di Galilea non è mai nominata nell'Antico Testamento!) e che rivela Chi egli sia.

Gesù si mimetizza tra la folla, riceve il battesimo di penitenza da Giovanni, in tutto e per tutto compagno di strada del suo popolo, di ciascuno di noi, ed è proprio per questo suo prendere posto fra di noi che il Padre, dal Cielo, dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Se nella notte di Betlemme erano stati prima gli angeli e poi una stella luminosa ad indicare Gesù al mondo, ora è proprio Dio che conferma il Figlio nella sua vera identità e lo indica a noi.

Siamo invitati, questa settimana, a contemplare questa grande rivelazione che il Padre fa di Gesù, e ringraziare Dio perché Gesù, il Figlio suo, l'amato, si è fatto in tutto simile a noi e ci ha fatto un dono grande: quel battesimo nello Spirito Santo annunciato da Giovanni, che riceviamo, e nel quale anche noi ci siamo sentiti dire dal Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». 

19 dicembre 2014

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)
 
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Per riflettere...
In un angolo sperduto di questo pianeta, in una casa anonima, ad una ragazza normalissima che, in capo a un anno, si sarebbe sposata, viene fatto l'annuncio che avrebbe sconvolto l'intera storia dell'umanità.
Lontano dai riflettori del mondo. In un sussurro, senza effetti speciali, Dio chiede a Maria di diventare la madre del Messia, di Colui che il popolo eletto aspettava da secoli, che era stato intravisto da lontano dai profeti.

L'annuncio che avrebbe cambiato definitivamente e per sempre la storia umana avviene di nascosto, senza che nessuno, tranne una giovane donna prossima al matrimonio, possa saperne. 
Altri lo sapranno, ma dopo, e in un modo così incredibile che il povero Giuseppe andrà in crisi di coscienza (e ci vorrà un altro annunzio silenzioso, in un sogno).
Altri, tanti altri, verranno coinvolti. Anche tu ed io. Ma questo dopo.
L'annuncio dell'Angelo a Maria avviene nel segreto, nel nascondimento più "insensato", ma è così che Dio ama agire.

Dio viene nel silenzio e nel segreto anche oggi, nella vita di tutti i giorni. Negli episodi più o meno apparentemente insignificanti. Negli incontri lontani dalle telecamere, e senza che nessuno ne dia l'annuncio in mondovisione. Dio viene oggi nella tua vita, e chiede anche a te, come ha chiesto quel giorno a Maria, di prendere posto nella tua vita, di dargli spazio per fare casa con te. Maria gli ha aperto, e la sua vita si è aperta alla Storia. Tu cosa farai?

21 novembre 2014

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' DI N. S. GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Per riflettere...
"L'avete fatto a me". La morale di questa lunga (e arcinota) parabola di Gesù è tutta in questa frase.

Gesù si mostra, in questa ultima domenica dell'anno liturgico, come come Re-giudice, ma non nel senso che generalmente intendiamo un po' tutti: quello che dà a ciascuno il suo e premiando i pii e punendo gli infedeli. Per Lui il giudizio è tutt'altro! E' raccogliere quello che si è seminato, anche inconsapevolmente.

Hai seminato bene? Riceverai bene. Non hai seminato il bene? non lo raccoglierai. Tutto qui.
Con un qualcosa in più, però. Perché Gesù, questo Re-giudice, si identifica con i più piccoli. Non si mette semplicemente dalla loro parte, ma - alla lettera! - "nei loro panni"! Considera come fatto a sè qualunque opera buona, fra le più elementari, fatte a chi è nel bisogno, addirittura senza che lo facciamo sapendo di soccorrere Lui!
 "Lo avete fatto a me": Madre Teresa di Calcutta ripeteva queste parole scandendole sulle dita della mano. Amava chiamarlo e raccomandarlo come "Il Vangelo delle 5 dita".

E' bello, entusiasmante, sapere che tutto il bene che passa attraverso le nostre mani non raggiunge solo il fratello o la sorella nel bisogno, ma che Cristo, nostro Re, ne tiene conto come fatto a Lui. Non importa se poco o molto, piccolo o grande. Ed è anche bello pensare che, per quanto poco, questo bene, avrà in combio una gioia senza fine: quella del Cielo.

15 novembre 2014

La segnaletica della settimana

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».


Per riflettere...
La parabola che ci è donata questa settimana è forse fra le più conosciute anche da chi "mastica" poco la Bibbia. Chi non ha mai parlato o sentito parlare di "talenti" da mettere a frutto?

Questo può portarci a non metterci davvero in ascolto di questo Vangelo, che ci parla, sì, di talenti da trafficare ma parla prima ancora di un padrone che si fida a tal punto dei sui servitori da affidare loro i suoi averi. Tutti, i suoi averi.

I talenti sono del padrone ma egli è sicuro che, se li lascia nelle loro mani, essi faranno esattamente come farebbe lui, e quindi come se quei denari appartenessero a loro: custodirli e cercare di farli fruttificare. 
E' proprio per questo motivo che egli può dire ai servi che hanno usato bene di quanto loro affidato: "prendi parte alla gioia del tuo padrone!". Solo chi fa propri i desideri e le preoccupazioni di un altro può poi gioire con lui, perché ne capisce anche le gioie!

Questo il nostro destino, e  questa è la prospettiva per guardare le doti che abbiamo: qualcosa di affidato. Questa è la misura della gioia cui siamo destinati: quella di condividere la stessa gioia del Padre, perché ne abbiamo condiviso - per quanto possibile - i desideri e gli "indirizzi", e viviamo come Lui, il Signore, vivrebbe.  

31 ottobre 2014

La segnaletica della settimana

COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12)


In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». 


Per riflettere...
Per la commemorazione di tutti i fedeli defunti, la Chiesa propone tre possibilità di letture. Sembra strano, ma uno dei Vangeli è quello delle Beatitudini, letto anche nella solennità di Tutti i Santi. E qui la cosa si fa interessante... perché la liturgia ci suggersce un "filo rosso" tra questi due giorni.

C'è un ritornello, una parola-chiave che torna: beati! Beati, cioé felici, o benedetti, come traducono alcuni. Perché, agli occhi di Dio, non si è felici se non si è benedetti da Lui, e viceversa.
Beati! Beati proprio quelli che, agli occhi della gente, sono gli infelici, quelli che hanno perso tutto, quelli che sono indifesi davanti alla Storia. E' per loro, dice Gesù, la benedizione e la felicità vera, perché sono in sintonia con Dio stesso. 

Beati, cioé felici, fin d'ora. Per... una promessa, al futuro. Come dire: non c'è beatitudine, oggi, se non c'è speranza, e una speranza che poggia solidamente sulla roccia che è Dio stesso, che quello che dice mantiene. Sempre. Ed è quello che ci auguriamo per tutti i nostri cari ormai morti.

Queste beatitudini sono per i nostri fratelli e sorelle defunti, sono per i santi del cielo e sono anche per noi! Sono quella bussola di felicità che ciascuno di noi, lo sappia o no, cerca. La traccia per essere felici fin d'ora, condividendo la stessa vita, e la stessa felicità di Colui il quale è l'incarnazione stessa di ogni beatitudine: Gesù.

25 ottobre 2014

La segnaletica della settimana

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)


In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


 Per riflettere...
 «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 
E, commenta Matteo, il fariseo fa questa domanda "per mettere alla prova" Gesù.
In cosa consiste questa prova?
 I farisei riconoscevano nella Legge più di 300 comandamenti (!), e così, tra una cosa e l'altra, i vari rabbini discutevano, anche con forza, u quale fosse il comandamento più importante, quello che, in un certo senso "fa unità" degli altri e senza del quale tutti gli altri cadono. La discussione in sè era molto pia, rispettabile. Ma qui scatta la trappola del dottore della Legge: portare Gesù verso una o l'altra scuola di pensiero, per metterlo in difficoltà.

Dobbiamo ringraziare questo fariseo: facendo una domanda un po' "cattivella" al Maestro, permette a noi di sapere da Lui stesso quello che sta più a cuore a Dio. E nulla importa di più al Signore che l'Amore, l'amore per l'amore, volendo citare una bella canzone di Fiorella Mannoia. Quello che importa di più a Dio è l'amore, perché Lui è Amore, e chi ama non solo vive automaticamente tutti i comandamenti, senza dover stare a pensare "questo posso farlo, questo invece no" (ed è un bel vantaggio!!!) ma anche perché vivere l'amore è vivere Dio stesso! Allora, non è una prospettiva grande, bela, che libera il cuore, la mente e tutte le forze? Un comandamento così vale proprio la pena di viverlo!

26 settembre 2014

La segnaletica della settimana

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)


In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».


Per riflettere...
Il Vangelo che ci fa da segnaletica per questa settimana è tanto breve quanto duro.
Gesù se la prende (tanto per cambiare!) con quelli che dicono di voler fare la volontà di Dio ma poi non muovono un dito. Quelli, cioè, che sono tutti "casa e chiesa" ma che poi non cercano veramente quello che desidera il Signore. Sono simili, dice, a quel figlio che, al comando del padre, dicono subito di sì ma poi fanno tutt'altro.
E c'è anche il figlio disobbediente, che rifiuta di obbedire al Padre ma che poi ci ripensa e fa quanto gli viene chiesto.
Ora, non pensiamo che la cosa sia così "pacifica": se a noi può sembrare semplicemente una "scortesia" o un atto di arroganza, quello del figlio che dice di no al padre, per un ebreo del tempo di Gesù era una cosa gravissima, perché ai genitori si doveva (e, in verità, si deve!) rispetto assoluto e obbedienza altrettanto assoluta.

A Dio non interessa essere onorato e rispettato a parole, ma con i fatti, e nel cuore.
Per capire meglio questo, ecco cosa raccontava don Oreste Benzi, sacerdote riminese che ha fatto del riscatto dei poveri (e soprattutto delle prostitute) una missione.
Una notte incontra una prostituta di nome Mary. Le chiede se desidera una Bibbia e un rosario.
"Le si è illuminato il volto con un bel sorriso: Yes, father! Le ho dato la bibbia e il rosario.
"Mary, scegli un salmo". Ha scelto il salmo 23: Il Signore è il mio Pastore...
"Mary, leggi"
"No, padre, io qui non posso leggere la Parola di Dio, mi sento sporca. Leggi tu."
Ho cominciato a leggere lentamente. Mary è uscita dal cerchio formato insieme agli altri ragazzi. Ha cominciato a piangere. Anche l'altra ragazza si è unita a lei. Siamo andati via in silenzio. Io mi sono detto: "Don Oreste, le prostitute ti precederanno nel regno dei cieli. Loro si sentono sporche, e tu?". 
   
Non ci sono scorciatoie... ma c'è una speranza, sempre e per tutti, anche per chi sente di essere sporco, lontano dal Signore.

03 settembre 2014

TG6... SPECIAL EDITION

Sono ormai mesi che le coste mediterranee della nostra Terra sono toccate da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"!
In questa edizione speciale del nostro TG6 raccontiamo l'esperienza diretta di alcuni giovani che si sono messi al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.

L'intervista è a cura del nostro amico e inviato speciale Christian... e un grazie anche a Ylenia che ci trasmette la sua testimonianza!


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A quasi due mesi dal primo sbarco, ricordiamo i primi momenti in cui avete dato il vostro primo contributo da volontari...

 


Un messaggio: "Ragazzi noi stiamo all'abfo a dare una mano chi ci raggiunge?". E' iniziato così! Una prima parte della serata abbiamo sistemato i viveri che tanta gente buona aveva deciso di donare, poi è iniziato il vero viaggio. Abbiamo prestato aiuto in una delle strutture: la palestra Ricciardi. Bambini, donne, uomini... tutti con lo sguardo perso , ma pieno di gratitudine verso un Dio che li aveva tratti in salvo... il mio viaggio è iniziato incrociando lo sguardo di una bambina, Stella... Paura, ansia, timore... tutto svanito in cinque minuti. Quando metti le mani in pasta, quando fai qualcosa con il cuore non puoi fermarti davanti a nulla.



Se potessi tornare indietro, rifaresti tutto? Quali sono state le tue sensazioni in quei giorni di accoglienza e quali sono ancora oggi?

Tutto? Si dal primo all'ultimo istante vissuto con loro. gli abbracci, gli sguardi, aprire le porte della mia casa, le porte della mia famiglia. Rinunciare a qualcosa pur di stare con loro... tutto... Ho prestato e continuo a prestare il mio servizio al baby club, una struttura dove sono accolti i fratelli minorenni… Avevo paura. Paura di incrociare i loro occhi, invece ne sono rimasta stregata tanto da avere lo sguardo fisso nel loro. Avevo paura di parlare con loro, perché l’inglese non era il mio forte, invece adesso parlo con loro al telefono anche con qualche parola nella loro lingua… Ho trovato amici, ho trovato soprattutto fratelli, fratelli che non perderò mai… non è la distanza reale quella importante, ma la vicinanza del cuore!


Se ti chiedessi ora di completare la frase: "Tu Gesù sei (TG6)..." come mi risponderesti?

Sei come quelle mani intrecciate, quel bianco e quel nero che insieme formano i colori della felicità; sei come il volto stanco di tanti volontari che con amore passano intere giornate con questi fratelli, sei il volto impaurito di questi fratelli che cercano conforto e pace, cercano la vita! Sei nella parole di un mio fratello che mi ha detto: forse il mio Dio e il tuo Dio volevano che ci incontrassimo! Sei quel cuore, pienissimo di amore che ormai ha preso la forma dell’Africa!




 

02 agosto 2014

La segnaletica della settimana

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)


In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.


Per riflettere...
Gesù ha appena saputo che Giovanni Battista è stato ucciso. Ora, per Gesù, Giovanni non è un profeta qualunque: è il suo Precursore, colui che il Padre ha mandato davanti al Figlio per preparargli la strada... e che strada! La strada che porta alla croce! Come è comprensibile, Gesù sente l'esigenza di ritirarsi, di restare solo.
Questa volta, però, è solo una "pia illusione"....
La gente ha bisogno di lui, e va a "scovarlo". Ora, chiunque di noi avrebbe avuto una reazione quantomeno infastidita, invece lui "sentì compassione per loro". E si dona, ancora, completamente.
Il miracolo della condivisione di 5 pani e 2 pesci ne è una conseguenza. In grande stile, beninteso, ma una conseguenza di questo donarsi senza riserva, per amore, che è poi quello che farà la sera in cui veniva consegnato, donando il Suo Corpo e il Suo Sangue ai discepoli; e sarà quello che farà morendo sulla Croce, offrendo la Sua vita per noi; ed è quello che fa ancora ogni volta che celebriamo l'Eucaristia.
Miracolo della misericordia, della bontà del Signore.

Ma Gesù non ha voluto fare da solo, anche se ne sarebbe stato capacissimo. Ha voluto avere bisogno della disponibilità  dei suoi discepoli. E ancora oggi vuole avere bisogno della disponibilità di ciascuno di noi. Tu, io, possiamo diventare, perun dono speciale del Signore, segno e strumento dell'amore di Dio per ogni creatura.

21 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)


In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


Per riflettere...
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
 
Per chi ha fame, fame vera, fame di eternità... ecco la risposta! Ecco il cibo! Fosse vero! sarebbe bellissimo: un pane che dà la vita, che non fa morire mai più!!!

Fosse vero?!?! MA... è vero! Questo pane è Gesù. E' la sua Parola. E' l'Eucaristia, che celebriamo in modo tutto nuovo, alla luce della Pasqua. E' come un seme di luce che possiamo ricevere, e che custodiamo, in attesa che germogli e porti frutto. Frutto di vita che non muore mai più! Frutto di quella vita che è Gesù Cristo, frutto di quella vita che è la vita stessa di Dio dentro di noi.

L'Eucaristia è un anticipo, è qualcosa che di vede solo con la fede, e solo per fede. L'Eucaristia è questo dono e questo mistero grande, enorme, spopositato, tanto grande che ci è chiesto un atto di fiducia. Possiamo fare come i contemporanei di Gesù, e andarcene, oppure accettare di stare con Lui, anche se sembra impossibile. Accettare l'assurdo che un pezzo di pane e un poco di vino siano davvero il Corpo e Sangue di Cristo, e che davvero possano essere vita eterna.
A noi la scelta! 

13 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SANTISSIMA TRINITA' (anno A)

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio...
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».


Per riflettere...
Per illuminarci un po' sul  mistero della SS. Trinità, la liturgia ci propone questi pochi versetti del Vangelo secondo Giovanni.
E Gesù ci racconta di una relazione... la relazione d'amore fra Padre e Figlio, e fra Padre e mondo. Perché non si capisce, la Trinità! è un mistero troppo grande, che si intuisce solo quando la si incontra, la si vive. 

Il senso della solennità della SS. Trinità, che dà colore a tutta questa settimana, è in fondo tutto, semplicemente, in questa relazione. In questo Dio, Padre, che non si rassegna a vedere il mondo sprofondare nel non-senso del non-amore, e sceglie di "dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna", perché in questo Amore (vero nome e vera identità dello Spirito Santo) abbiamo la vita, quella vera.

Ecco qualcosa che ci può essere di luce, di gioia, per tutta la settimana e per tutta la vita. Perché in questo vortice di vita e di amore ci siamo anche noi! Dio vuole che ci sia tu, proprio tu, con tutto te stesso, al punto di coinvolgersi tutto per te. Perché tu, e ogni uomo e donna nel mondo, abbia la vita e porti vita! 

23 maggio 2014

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno A)
 
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».


Per riflettere...
Questa settimana è all'insegna dell'amore.
Dell'amore del Padre, presente nel Figlio.
Dell'amore del Figlio, che diventa consolazione, anzi, IL Consolatore.
Dell'Amore stesso, quello Spirito che è Spirito della Verità, ed è Consolazione, ed è con noi e non ci lascia soli. E' come la mano della mamma, che non ci lasci, e sentendo il calore della quale il bambino sa di essere al sicuro.

Ma... l'amore chiama amore. O, come dice una canzone di Fiorella Mannoia: "L'amore con l'amore si paga"... E se l'amore di Dio è libero, gratuito, e si riversa su tutti coloro che ne accolgono il dono (e per questo che "il mondo", cioé coloro che non vogliono riconoscere Dio come loro Signore, non può ricevere lo Spirito Santo) è anche vero che c'è un modo infallibile, per Gesù, per sapere se lo amiamo, cioé se siamo in questo amore o no: se osserviamo i suoi comandamenti, se quindi viviamo come dovremmo e come abbiamo promesso di vivere.
E quanti saranno questi comandamenti?!!?! Appena uno: amare Dio e amare gli altri... amarci gli uni gli altri come Lui, il Signore, ci ha amati. Perché solo chi ama mostra davvero che ha Dio, che è Amore, dentro di lui!

Il cammino è lungo, e non sempre è facile. Allora... in marcia!!!!!!