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03 maggio 2013

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29)


In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». 
 


Per riflettere...
 Un Vangelo che allarga il cuore... se non altro per far spazio a "ospiti illustri": nientemeno che il Padre e Gesù!  
Sembra poco? E mica vorrai lasciare indietro lo Spirito Santo (che infatti viene mandato da Gesù... e così siamo proprio al completo!)

Scherzi a parte, davvero qui c'è un mistero grande da contemplare e del quale ringraziare: Dio vuole fare casa con noi, con te! Mette solo una semplice, piccola condizione: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola». Amare Gesù, perché Lui è la Via che conduce al Padre.

Così commentava santa Chiara di Assisi in una lettera alla beata Agnese di Praga: "l’anima dell’uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo. Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l’anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità" (Fonti Francescane, 2892)

Solo una cosa è necessaria: amareE Dio stesso, che è l'Amore, prenderà casa in noi. 

12 aprile 2013

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19)


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Per riflettere...
   «È il Signore!»
Risuona la constatazione stupefatta ma certa del discepolo, il solo che riconosce Gesù. E c'è qualcosa di strano: i discepoli che sono andati a pescare sono sette, e tutti hanno visto quella strana figura in lontananza, tutti ne hanno sentito la voce, tutti hanno visto quello che è successo ad ascoltare il consiglio di gettare la rete dalla parte destra della barca... eppure solo uno riconosce il Risorto in quell'uomo sulla riva.

Un solo discepolo riconosce il Signore: è il discepolo che Gesù amava. Non "il discepolo che amava di più Gesù", come spesso intendiamo, ma "il discepolo che Gesù amava". Cioé quello che, più di ogni altro, si è sentito amato da Gesù, che ha visto fino a che punto sia arrivato l'amore del Signore ("Li amò fino alla fine") ed era stato vicino a Lui sul Calvario.

Perché solo lui riconosce il Signore? Forse perché solo chi si sente amato sa riconoscere l'Amore; solo chi si è sentito toccare dall'amore di Cristo è in grado di riconoscerlo, di riconoscerne i segni, e per questo può, senza sbagliare, indicarne la presenza agli altri: è il Signore!
L'amore chiama amore, ed è per questo che Pietro, all'annuncio del discepolo amato, si butta in mare; è per questo che gli altri discepoli sanno che quell'uomo è il Signore risorto.

Chiediamo al Signore questo dono: di sentirci (come realmente siamo) discepoli amati, e di sapere riconoscere nei fatti di tutti i giorni, anche negli avvenimenti senza apparente spiegazione, il Risorto all'opera nelle pieghe della storia. Per poter indicare agli altri, come sentinelle del mattino, «È il Signore!».

22 marzo 2013

La segnaletica della settimana

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Per riflettere...
"Benedetto!" ... "Crocifiggilo!"
La domenica delle Palme si può racchiudere in queste due parole.

Quanto è veloce, nella folla, il passaggio dall'entusiasmo alla furia omicida...
Quanto è veloce, nei discepoli, il passaggio dalla fedeltà incondizionata al fuggi fuggi generale davanti alla concreta possibilità di rimetterci di persona...

La domenica delle Palme, il portale d'ingresso e "riassunto" della Grande e Santa Settimana, ci fa fissare lo sguardo su questo mistero grande, che è il cuore della fede cristiana: quella di un Dio fatto uomo che si consegna liberamente nelle nostre mani, si lascia crocifiggere per amor nostro, e morendo dà a noi la vita.
Gesù è chiamato re dalla folla, portato in trionfo a Gerusalemme. Ed egli, a Gerusalemme sarà incoronato, ma di spine; salirà sul trono, ma quello terribile della croce... E sul suo trono di morte/vita, egli mostra il volto di misericordia del Padre, per cui il primo "santo subito" sarà un assassino pentito.

Anche noi lo seguiamo inneggiando, portando i rami d'ulivo: è giorno di festa (in alcune regioni d'Italia ci si scambia perfino gli auguri!). Ma sapremo seguirlo con altrettanto slancio dal Cenacolo, via via, fino al Calvario? Scelta difficile, ma necessaria. Come ci ha ricordato papa Francesco: "Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore" (14 marzo 2013).
Allora... coraggio! Buon cammino dietro al Re della gloria!     

01 marzo 2013

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)



Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Per riflettere...
Si dice: "Chi ha tempo, non aspetti tempo!". Ecco, in parole povere il riassunto del Vangelo di questa settimana.
Per Gesù il tempo di convertirsi (= cambiare vita) è... adesso! Perché la pazienza di Dio è grande, ma, contrariamente a quanto si pensa, non è poi così infinita. Non perché Il Signore "perda la pazienza", ma perché la nostra vita ha un inizio e una fine. E arriva un momento in cui quel che è fatto, è fatto.
 "Quando sarà passato il tempo utile per fare il bene, non rimarrà che il tempo per ricevere la ricompensa" (S. Agostino, disc. 11,1)

Convertirsi: voce del verbo "tornare a Dio". Cioé, "rinascere". E dare frutto. Perché, suggerisce Gesù nella parabola del fico, una vera conversione si riconosce non tanto dal fatto che non capitino disgrazie e non solo da quante volte parli di Dio o preghi durante la giornata - per quanto anche queste cose siano importanti! - ma dal frutto: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (cf Gal 5,22).

La pazienza di Dio, nel Suo Figlio che continuamente prende le nostre difese (è Gesù il vignaiolo della parabola), è comunque davvero grande: Egli lascia a tutti il tempo e i modi per darci da fare. Ecco allora le occasioni, i suggerimenti di una persona saggia, i sacramenti, la Bibbia, e quello "strano" sentimento che, dentro al cuore, ci spinge verso di Lui. E, non ultima, una nuova Quaresima da sfruttare fino all'ultimo istante!

Allora... buona Quaresima! E Auguri di una vera conversione! 

22 febbraio 2013

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,28-36)



In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

  
Per riflettere...
Questa domenica siamo portati sul monte della Trasfigurazione, con Pietro, Giacomo e Giovanni. Cosa deve essere stato, per i tre discepoli prediletti di Gesù, vedere il loro Maestro che, pregando, cambia d'aspetto! La bellezza e lo sconcerto...

Dal Tabor al Calvario il passo è breve, molto più breve di quello che sembra. Per Gesù questo è molto chiaro: parlando con Mosè ed Elia del suo esodo, da compiersi a Gerusalemme, Egli vede la sua missione con la stessa chiarezza con la quale i discepoli vedono Lui cambiare d'aspetto. 

Gesù ha già annunciato una prima volta la sua prossima Passione; ora, pregando sul monte, accetta dalle mani del Padre questa missione, ed ecco che, ancora una volta, il Padre interviene. Nella nube, si sente una voce: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Anche se non capite. Anche se vorreste fare di testa vostra. Anche se la strada che vi indica è in salita e per nulla gloriosa e comoda (almeno in apparenza). Badare bene: quello del Padre è un comando, non un consiglio! E, stavolta, non è per Gesù, ma direttamente per noi, suoi discepoli!
 
In questa Quaresima, la consegna del Padre è anche per noi. Dio ci lascia la scelta tra il fidarci di Lui, pur nella paura e nella difficoltà di accetta la via della sofferenza come via dell'amore, o "fare di testa nostra". Alla luce del Tabor, tutto può sembrare semplice, lo è un po' meno nella notte del Getsemani (dove il sonno della tristezza vince l'amore), ancor meno nel silenzio del Calvario.

21 febbraio 2013

FACE...to face

Con l'itinerario di Quaresima parte una nuova rubrica nel nostro blog: FACE...to face ovvero "faccia a faccia", dove liberamente puoi esprimere i tuoi pensieri, i tuoi dubbi, le domande che porti nel cuore: qui il protagonista sei tu!

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“Sento la fede cattolica cm un vestito troppo stretto addosso, una serie di divieti e di NO detti alla mia vita: abbiamo tanti doveri da adempiere, perchè il Vangelo ne vuole aggiungere degli altri?”

 

 
Caro amico,

ti immagino con questa domanda nel cuore e intanto ringrazio il Cielo perché il Signore tiene accese in te domande forti. La fede cristiana, infatti, prima ancora che essere risposta è domanda, inquietudine profonda, capace di interrogare cuore e intelligenza per una vita “a misura di Dio” e perciò veramente umana.

Capisco la tua domanda e ad uno sguardo oltremodo immediato corriamo il rischio di ravvisare nella fede cristiana dei “no” sparati a raffica sulla nostra vita non certo esente da ostacoli e divieti.

Ti confido che anch’io ho attraversato alcuni momenti in cui i “no” mi sembravano addirittura sproporzionati. Resto di stucco quando entro in certe chiese e trovo diecimila cartelli che ti dicono di “non parlare al cellulare/non masticare/non portare abiti troppo leggeri/non fare foto”, ecc. ecc. Sembra un modo di presentarsi…

Ci sono dei “no” più impegnativi e certamente questi spesso ti fanno problema.

Ti invito a considerare invece che dietro quei “no” si nasconde un grande “Sì”. Senza quel grande Sì alla vita, a Dio, ai fratelli, alla tua umanità tutto il resto non avrebbe senso.

Ricordi quando il Creatore pose l’uomo nel giardino dell’Eden? Il primo verbo che impiega nel primo dialogo con l’uomo, primo verbo necessario per vivere e far vivere, per coltivare e custodire, per aprirsi al futuro, è “tu potrai”: “Tutti gli alberi del giardino tu potrai mangiare”(Gen 3,3). Poi gli dirà anche di non toccare il frutto dell’albero che è in mezzo al giardino ma prima parola è un “tu potrai”. Tu potrai è il desiderio di Dio che l’uomo viva, ma non come egoista e consumatore cieco e muto di ogni bellezza, divoratore persino di se stesso.

Altro riferimento importante si trova nei comandamenti. E’ vero, lì la forma è al negativo: “Non…”

Conosci bene la storia del popolo d’Israele, Dio lo aveva liberato dalla schiavitù d’Egitto e mentre lo conduce verso la Terra promessa, attraverso le Dieci Parole, sembra dire con tutto l’affetto paterno e materno di cui è capace: non tornare più indietro, non legare più il cuore agli idoli a tutto ciò che ti spegne la vita, mai più l’Egitto. Le Dieci Parole, pur nella loro formulazione negativa, sono un forte e chiaro invito alla libertà, una libertà che Dio offre come dono e che perciò impegna tutto l’uomo.

Viviamo in un momento in cui tutto sembra “in-differente”, tutto uguale, viviamo come fossimo padroni di tutto e di tutti e invece desiderio di Dio è che mordiamo la vita al meglio. Dietro anche i “no” che la Chiesa ci presenta si nascondono valori grandi che ci portano a vivere rendendoci sempre più conto che col Battesimo l’uomo vecchio è stato sconfitto e il modello cui assomigliare è Gesù. I tratti della sua vita siamo chiamati a ricopiarli nella nostra. Quei “no” ti spingano ad osare di più, a non accontentarti, ad allargare gli spazi del tuo amore e della tua umanità. Come Gesù perché Uomo più libero di Gesù non c’è mai stato. Anche quando era appeso ad una croce…

Ti abbraccio

don Vito

16 gennaio 2013

Briciole di vita

... ancora dal meeting di Taizé!


È stata la nostra prima esperienza di meeting a livello europeo, ed è stata affascinante e coinvolgente. La possibilità di conoscere persone provenienti da altre nazioni, con esperienze e realtà molto diverse, ci ha fatto comprendere al contrario la nostra unità nella fede in Cristo. I momenti di preghiera, specialmente quello con il Papa, sono stati significativi e preziosi: era impressionante vedere tanta gente che pregava e cantava con sentimento, e le pause di silenzio erano dense di significato. Anche i momenti di condivisione ci hanno aiutato ad entrare nello spirito di questi incontri. E' stata un'esperienza indimenticabile e molto significativa, e sicuramente non mancheranno le occasioni di parteciparvi di nuovo, accrescendo così la nostra fede e comprendendo sempre di più la bellezza del Vangelo.

Francesca ed Eleonora (Italia-Modena)

It was our first European meeting and it was awesome! We met young people from other countries, with very different life experiences, and rather than diversity and divisions we felt the unity that comes from our common faith in Christ. The moments of prayer were very precious and important: we were impressed by all those people praying and singing with all their heart and by that deep and meaningful silence! The moment we liked best was the prayer Vigil with the Pope, in St Peter’s square. The time spent in small groups for sharing also helped us to understand the spirit of Taizé meeting. It was a very important and unforgettable experience for us. We hope we can participate again in the future, so that our faith can grow and we can know more and more the beauty of the Gospel.

 Francesca and Eleonora from Italy




Viviamo la vita sempre di corsa e non c’è tempo per fermarsi! E’ necessario il silenzio! Non so gli altri, ma io ne sento il bisogno. La preghiera di Taizé si potrebbe paragonare a una Adorazione: con il tempo per fermarsi, per riflettere, tempo per stare con se stessi e con Dio. Sono contenta di aver partecipato per la seconda volta a un incontro di Taizè e sono contenta che sia stato a Roma, città tra le più antiche e più belle del mondo. Sono grata alle suore Pie Discepole del Divin Maestro per la calorosa accoglienza e per il loro cuore aperto. Ho visto negli occhi delle suore Gesù ed è stato molto bello!
Maria Bogdziewicz dalla Bielorusia


We live life in a hurry and we do not have time to stop. Silence is necessary, though. I do not know if other people feel the same, but I need time for silence. I can compare Taizé prayer to Eucharistic Adoration, when you have time to stop and reflect, time to stay with yourself and with God. This was my second Taizé meeting and I’m very happy it was in Rome, one of the most historic and beautiful cities in the world. I’m grateful to the Sisters Disciples of the Divine Master for their warm welcome and for their openness of heart. I could see in their eyes Jesus and it was amazing!

            Maria Bogdziewicz from Belarus