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01 aprile 2017

#incontroTe

1 aprile 2017  -  Sabato









Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito
(Gv 3,16)




Le cause del non sviluppo

C’è intanto una motivazione, circa l’inattività di colui che ha ricevuto un talento. Si tratta di una frase posta sulle labbra stesse del servo fannullone, e perciò altamente attendibile, in quanto affermata direttamente dal personaggio in questione: “Per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo”. Questo versetto chiave è di grande importanza nel quadro dell’insegnamento generale della parabola, perché ci indica la causa che certe volte ci potrebbe ostacolare nello sviluppo pieno di tutti i doni che Dio ci ha dato: la paura.


IMPEGNO:

Bandisco la comodità della pigrizia per divenire coraggioso.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



31 marzo 2017

#incontroTe

31 marzo 2017  -  Venerdì









Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore
(Sal 33,20)




Ciò che davvero gli serve

“A ciascuno secondo la sua capacità”. Questa espressione va compresa all’interno del messaggio generale del Nuovo Testamento. Infatti, con essa non si vuole dire che Dio ti dà un dono secondo la tua capacità personale, perché sappiamo bene che anche la capacità in se stessa è un dono di Dio, ossia è essa stessa un talento da sviluppare. Allora, la diversità di trattamento evidenziata da Matteo va intesa in questi termini: i doni che riceviamo da Dio sono diversi, perché è diverso il nostro modo di collocarci all’interno della Chiesa e nel disegno di salvezza. Ciascuno di noi ha un ruolo diverso e irripetibile, stabilito da Dio prima della nostra nascita, e secondo questo ruolo, noi abbiamo ricevuto dei doni corrispondenti. Sarà poi la nostra adesione che ci differenzierà davanti a Dio. Nulla di arbitrario nella distribuzione, pur diversa, dei doni di Dio: a ciascuno è dato ciò che davvero gli serve; e poiché ciascuno ha una missione diversa da realizzare in questo mondo, ne consegue che sono diversi anche i doni necessari a tale realizzazione.


IMPEGNO:

Mi domando con serietà quale sia la volontà di Dio in me.







© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



30 marzo 2017

#incontroTe

30 marzo 2017  -  Giovedì









Chi crede ha la vita eterna
(Gv 6,47)




La differente risposta a Dio



Da ciascuno si attende poi i risultati dell’investimento. In questo modo, l’evangelista Luca vuole porre l’accento sul fatto che Dio non penalizza mai nessuno nel distribuire i suoi doni. Infatti, nella visione lucana, la stessa somma ricevuta ugualmente da tutti, viene investita e maggiorata in maniere diverse da ciascuno: c’è chi a partire da una mina ne guadagna cinque, c’è chi, investendo la medesima somma, ne guadagna dieci. In altre parole: anche nell’ipotesi che Dio desse a tutti gli stessi doni, rimarrebbe la verità di fondo che non siamo comunque uguali davanti a Dio, perché la diversità delle nostre risposte alla sua grazia, e le diverse gradazioni di generosità verso di Lui, ci differenziano inevitabilmente gli uni dagli altri l’ungo l’arco della nostra vita.


IMPEGNO:

Ubbidirò agli impulsi di bene suggeriti dalla Grazia di Dio.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



29 marzo 2017

#incontroTe

29 marzo 2017  -  Mercoledì









Ricordati, Signore, del tuo amore
(Sal 24,6)




L'investimento di Dio

Un talento è una somma da investimento, un capitale adatto a chi voglia fare l’imprenditore. Fuori dalla metafora: i doni di Dio non sono mai piccoli, hanno sempre uno spessore e una profondità sproporzionata, perché sono dati in previsione di un “investimento”. Il Dio di Gesù Cristo, non sembra disposto a darci dei doni “completi”; Egli ci offre piuttosto i loro “germi”, attendendo che noi li facciamo sviluppare. Il problema non è allora cosa ho ricevuto, se molto o poco, bensì fino a che punto io l’ho valorizzato.


IMPEGNO:

Rivedo il “sogno” della mia vita come un investimento, un progetto di Dio.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



28 marzo 2017

#incontroTe

28 marzo 2017  -  Martedì









Rendimi la gioia di essere salvato
(Sal 50,14a)




Il valore di ogni talento (cf. Mt 25,14-30)

Dinanzi alla semplice lettura di questo versetto già citato, la prima reazione istintiva, osservando la diversità di criteri con cui Dio distribuisce le sue ricchezze, è quella di pensare: “Poverino, questo servo ha ricevuto un solo talento, mentre gli altri sono stati gratificati più di lui”. Questa medesima osservazione, la facciamo spesso anche nella vita, confrontando e giudicando dal nostro punto di vista il modo con cui Dio distribuisce le sue ricchezze agli uomini. Prima di dire che il servo di un solo talento abbia ricevuto poco, dobbiamo chiederci quanto valga un talento e quale sia stato il suo potere di acquisto nel primo secolo.


IMPEGNO:


Analizzo e purifico il mio modo di giudicare.







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27 marzo 2017

#incontroTe

27 marzo 2017  -  Lunedì







O Dio, vieni a salvarmi;
Signore, vieni presto in mio aiuto
(Sal 69,2)




Doni diversi per un unico fine

Dio elargisce i suoi beni, e ciascuno di noi, quando vive con la coscienza illuminata dalla fede, si sente come un servo che deve amministrare dei beni non suoi. Talvolta, quando comprendiamo che quello che abbiamo ci è stato donato, cominciamo a guardare intorno a noi, chiedendoci che cosa Dio abbia dato agli altri. Vogliamo così dedurre quanto Dio ci ami, a partire dal confronto dei doni che Egli ha elargito a noi e agli altri. In questo processo di confronto cominciamo a cadere in una serie di errori, che vengono alla luce a una lettura attenta del testo matteano (cf. Mt 25,14-30).


IMPEGNO:

Mi confronterò con chi sta peggio di me, è nella malattia, nel disagio, nei limiti.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



26 marzo 2017

#incontroTe

26 marzo 2017  -  IV Domenica di Quaresima







È in te la sorgente della vita,
nella tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10)




Ora ci vedo!

Nella parabola dei talenti (cf. Mt 25,14-30) si dice che, dopo la consegna dei beni, il padrone parte. In realtà il cristiano davanti al mondo e davanti alla vita si trova così: è come se Dio gli avesse consegnato delle cose e poi fosse uscito di scena. L’impressione che abbiamo, guardando la vita senza il filtro della fede, è che Dio sia partito per un viaggio e che non sia qui con noi, oppure che sia uno spettatore distaccato del dramma che si svolge nel mondo. Il v. 14 descrive proprio questa impressione con un’immagine narrativa: “Un uomo che partendo per un viaggio”. Al v. 15 si descrive la modalità della distribuzione dei beni: “A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì”. Questo versetto suscita nel lettore alcune perplessità: perché Dio non dà a tutti gli stessi doni? Alcuni sono arricchiti di più e altri meno? Bisogna parteggiare allora per il servo che ha ricevuto un solo talento, visto che rispetto agli altri è stato penalizzato? Chi si sentirà di biasimarlo per avere sotterrato un dono così poco generoso? Si tratta però di perplessità legittime soltanto da una lettura superficiale del racconto.


IMPEGNO:

Metto un freno ai lamenti che semino nelle giornate spesso frutto di pura invidia.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



25 marzo 2017

#incontroTe

25 marzo 2017  -  Annunciazione del Signore








Tu mi conosci fino in fondo
(Sal 138,14)




L'anima mia magnifica il Signore


Nella visione cristiana delle cose, non c’è nessuno che possieda veramente qualcosa. Anche per noi battezzati questo concetto entra spesso con difficoltà nella nostra mentalità. Il segnale sicuro di un atteggiamento padronale nei confronti della vita è costituito dal fatto che al mattino ci alziamo e diamo per scontato che ciò che abbiamo, a partire dal respiro, ci sia dovuto; non ci meravigliamo del fatto che respiriamo, ci muoviamo, abbiamo la percezione del mondo, l’intelligenza, la vita che palpita in noi. Dio vuole smascherare proprio questo inganno, dicendoci che tutto quello che abbiamo è un suo dono, e che il vero proprietario è Lui.
Questo cambiamento di prospettiva ci consente di guardare alla nostra vita con occhi di meraviglia e di gioia, perché siamo oggetto di un Amore generoso, che elargisce doni senza limiti. Maria di Nazareth ne è un esempio sublime, sa di non possedere nulla e si lascia trasformare dalla Grazia.



IMPEGNO:

La generosità passa anche in un atto di perdono.






© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



24 marzo 2017

#incontroTe

24 marzo 2017  -  Venerdì








Chiunque ama è generato da Dio
e conosce Dio
(1Gv 4,7))




L'affidamento dei beni (cf. Mt 25,14-30)

Nella parabola si narra di un personaggio che parte per un viaggio in definitivamente lungo, dopo aver affidato i suoi beni ai servi; al suo ritorno egli chiede ai suoi servi di rendere ragione del modo in cui hanno amministrato i suoi averi, esprimendo alla fine, su ciascuno di essi, un giudizio.              
Questa è l’immagine del giudizio particolare che si verifica immediatamente dopo la nostra morte. Il giudizio finale invece non è compiuto a livello personale ma è la conferma sul piano universale di ciò che è emerso nei singoli giudizi personali. Il primo versetto chiave è il 14: “Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni”. Nella simbologia, della parabola questo uomo che parte per un viaggio, e che consegna in affidamento ai suoi servi i suoi beni, rappresenta Dio. Questo versetto intende dare un’interpretazione cristiana della vita, superando l’illusione della proprietà, che accomuna tutti coloro che vivono senza Dio.


IMPEGNO:

L’egoismo è prendersi esclusivamente cura dei propri bisogni, senza considerare quelli degli altri …





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



23 marzo 2017

#incontroTe

23 marzo 2017  -  Giovedì







Signore, da chi andremo?
Tu hai parole di vita eterna
(Gv 6,68)




I talenti sono diseguali per tutti

E grazia a Dio, siamo tutti diversi. Si fa tanto l’elogio dell’eguaglianza, facciamo l’elogio della diversità. Ognuno è altro dall’altro. Il vantaggio che sei altro fa si che tu sia costretto a uscire da te e ad accogliere l’altro. Ciò che ci rende simili a Dio non è la quantità di doni che abbiamo – averne di più o di meno non cambia nulla - , ciò che ci rende simili a Dio è proprio il nostro rapporto con l’altro, un rapporto di accoglienza, di amore, di dono, di comunione con l’altro, ci rende come Dio, ci fa costruire una vita di comunione. Un rapporto di aggressione e di violenza, che fa vivere la diversità come invidia, come rancore, come desiderio di possesso, rende il mondo invivibile. Quindi, è proprio nella diversità dei doni, nell’alterità, in fondo, che noi giochiamo la nostra identità.


IMPEGNO:
Lavorerò per tenere a bada invidia e rancore.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



22 marzo 2017

#incontroTe

22 marzo 2017  -  Mercoledì





Ho piegato il mio cuore
ai tuoi comandamenti,
in essi è la mia ricompensa
per sempre
(Sal 118,112)




Un dono

I talenti non sono le capacità, il talento è qualcosa di più profondo: ciò che ho e sono è dono di Dio. O lo vivo come dono d’amore e la mia vita decuplica l’amore, è una risposta all’amore che mi ha dato il dono, oppure io mi possiedo, voglio tenermi come sono e il mio talento va sotto terra. Se non rispondo all’amore con l’amore, l’amore muore e io distruggo me stesso. Quindi la vita che ci è data è per rispondere nella responsabilità al dono ricevuto.


IMPEGNO:

Nella preghiera ringrazierò Dio per come sono e per quello che sono.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



21 marzo 2017

#incontroTe

21 marzo 2017  -  Martedì







Tu sei buono, Signore, e perdoni
(Sal 85,5)




Conta ciò che dai... (cf. Mt 25,14-30)


La parabola dei talenti è preceduta da quella delle dieci vergini, che mostra come il senso della nostra vita è l’incontro con lo sposo – è bella questa metafora dell’esistenza, uscire incontro alla realizzazione piena con il Signore – però bisogna avere l’olio, e quest’olio è da procurarsi ora.


Il testo spiega come procurarsi l’olio in questa vita: bisogna procurarselo trafficando i talenti. E il successivo dice come trafficarli: dandoli ai poveri. Quindi non è ciò che hai che conta, ma ciò che dai. Esattamente il contrario della logica del capitalismo. Il talento non è ciò che hai, è ciò che hai dato ai poveri. Ciò che hai investito.


IMPEGNO:

Conta ciò che dai … cosa metto in ciò che dono?





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma



20 marzo 2017

#incontroTe

20 marzo 2017  -  Lunedì







Manda, Signore, la tua verità
e la tua luce
(Sal 42,3)




Il talento è creativo solo se messo in circolo (cf. Mt 25,14-30)

La parabola dei talenti è molto cara allo spirito del capitalismo. Bisogna darsi da fare, il capitale va raddoppiato, se non lo raddoppi, sei mandato all’inferno, quindi bisogna davvero impegnarsi nella vita, le doti che hai devono fruttare e più hai più devi rendere, devi raddoppiare ciò che hai: questa è l’interpretazione usuale. Che però dice esattamente il contrario di quel che dice il testo.


IMPEGNO:

“Raddoppierò” il bene che c’è in me nella semplice quotidianità.





© Testi a cura dell'Ufficio della Pastorale Universitaria di Roma