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14 marzo 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA - Laetare (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni  (3,14-21)


In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
 

Per riflettere...
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito.
C'è da restare senza fiato!
Chi di noi darebbe la cosa più preziosa che ha per salvare qualcuno che ce l'ha a morte con lui? Credo nessuno... Dio invece va oltre. Per noi, che ci eravamo ribellati a Lui scegliendo il peccato, per coloro i quali farebbero tranquillamente a meno di Lui (e spessissimo ci comportiamo come se Dio non esistesse...), per noi Dio Padre non ha dato una cosa, sia pur preziosa. Ha dato il Figlio.

Lui, Gesù, è il giudizio del mondo, ed è un giudizio di misericordia. Dio vuole che tutti abbiamo la vita, la luce, il calore dolcissimo del suo amore, ma... non ce lo impone! Ecco il giudizio! La misericordia lascia liberi, anche di voltare le spalle, pur tentandole tutte pur di riportarci indietro. E il giudizio, allora, dovanti alla Croce, non è quello di un Dio giudice, ma di un Padre che prende atto che hai afferrato o meno la mano che ti veniva tesa da Lui. "Quando ancora eravamo nemici", aggiunge San Paolo.

Davanti al Figlio di Dio, dato per noi, si gioca la nostra libertà, nel modo più serio e totale. Cosa vogliamo farne?

06 febbraio 2015

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


Per riflettere...
«Tutti ti cercano!». Quella di Simon Pietro e dei suoi amici non è una constatazione, ma un grido d'allarme. Vogliono dire a Gesù: "ma insomma, dove ti eri cacciato? Sparire così ancora di notte... ci hai fatto prendere un grosso spavento!". Quasi che Gesù sia un bambino di quattro anni, sprovveduto e da difendere...
 
Gesù, a suo modo, è un "personaggio". Non solo parla bene (il che, detto fra noi, non guasta), ma soprattutto guarisce da tutti i mali fisici e spirituali, manda via ogni tipo di forza negativa con la sua sola presenza... insomma, è una "forza"! E il pericolo che vede (e del quale nella lunga preghiera notturna avrà parlato al Padre?) è di essere preso per un guaritore, uno che risolve i problemi più o meno superficiali delle persone, e quindi di trascurare la sua vera missione: liberare dal male, proclamare il Regno, redimere il mondo.

 «Tutti ti cercano!»: questo resta vero anche per noi. Anche se, a giudicare dal deserto che c'è in certe parrocchie non sembrerebbe proprio! Eppure la gente è assetata di Dio, è assetata di Gesù. E quando non sa dove "sbattere la testa" facilmente si rivolge per un aiuto, o anche solo per essere ascoltata, ai consacrati, o alla Caritas, o a qualcuno che "profuma di Gesù".

Tanti cercano Gesù, anche noi, ma quello che fa la differenza è il motivo per cui Egli è qui, è tra noi, è per noi.
Lui è venuto e viene per portare vita, per portare la vita vera. Quanto siamo disposti ad accettare che questo possa andare contro le nostre aspettative e ci chieda, una volta che lo abbiamo trovato, ad "uscire" dalle nostre sicurezze, perché anche altri abbiamo la vita e la gioia?

30 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Per riflettere...
Gesù qui si rivela per quello che è: uno che ha autorità, e non come gli scribi. La nota è importante, e infatti la troviamo poche righe sotto, con qualche piccola modifica. Ma il risultato non cambia: Gesù non è uno come gli altri. Ha autorità, parla in nome proprio ed è credibile. Gli scribi erano brave persone, istruite nella Legge, punti d riferimento per il popolo di Israele ma... non parlavano con autorità! Il loro parlare altro non era che un commentare i commenti dei commentatori delle Scritture. Gesù porta qualcosa di nuovo. Cosa? Questa è una buona domanda!

A prima vista non è facile capirlo. In fondo è un uomo come gli altri, è un maestro come ce ne sono tanti, saggio come tanti... eppure non parla come tutti. Porta qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso e bello, non perché in rottura ma perché mostra il vero cuore e il vero volto di Dio in un modo tale che non è possibile restargli indifferenti. Se non scatta la meraviglia, scatta la reazione del demonio ("Sei venuto per rovinarci!"), che vede chi sia Gesù: Colui che libera l'uomo da ogni paura, da ogni legalismo sterile, da tutto ciò che non è secondo Dio, da tutto ciò che prima o poi porta alla morte.

La presenza di Gesù di sicuro non lascia indifferenti: chiede una risposta. Tu, da che parte vuoi stare?  

24 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.


Per riflettere...

Gesù passa e annuncia: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Cambiare modo di vedere le cose, per credere che c'è una buona notizia (=Vangelo) che interpella la tua vita. Questo prima delle scelte concrete, ma non senza delle scelte concrete: la conversione senza le opere è sterile, le opere (anche buone) senza un vero ritorno a Dio (cioé la "conversione") sono ipocrisia.

La buona notizia che il Regno di Dio si è avvicinato, anzi è già presente fra noi in Cristo, dovrebbe sconvolgerci la vita. La sconvolge a Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni: hanno creduto in Gesù, che li ha guardati e chiamati. Hanno lasciato quello che stavano facendo. Si sono messi a seguirlo.
Gesù ripete lo stesso concetto due volte: prima chiedendoci di cambiare il nostro sguardo per accorgerci che è cambiato qualcosa, che davvero Dio non si è dimenticato dell'uomo; poi mostrandolo praticamente, con questi pescatori che, chiamati da Gesù, diventano pescatori di uomini. Cambiano sguardo, cambiano modo di vedere le cose, cambiano vita. E il segno sono quelle reti e quelle barche lasciate lì, sulla spiaggia...

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»: è l'annuncio che Gesù fa anche a te e a me. Cosa vorrà dire, per me? cosa Gesù mi chiede di cambiare, nel mio modo di vedere, per poter accogliere questo Regno che viene, anzi, che è già dentro di me?

16 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)


In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. 


Per riflettere...
Ancora una volta, Giovanni il Battista.
Solo che questa volta dice solo 4 parole: «Ecco l’agnello di Dio!». Non lo indica che con lo sguardo, eppure i suoi due discepoli capiscono e cominciano a seguire quell'emerito sconosciuto che "il più grande fra i nati di donna" ha annunciato loro.

Andrea e Giovanni lo seguono. E scoprono, con sorpresa mista ad imbarazzo, che Gesù sa bene che lo stanno seguendo.
 «Che cosa cercate?»: più che una domanda, è un colpo basso, ma che serve a far prendere coscienza a questi due giovani qual è la ricerca che abita il loro cuore. 
Gli risposero: «Maestro, dove dimori?». E in questa domanda c'è il centro di quel loro camminare dietro di Lui, il centro di ogni cammino dietro al Maestro. Perché chiedere "dove dimori?" non vuol dire: "Qual è il tuo indirizzo, così posso scriverti una lettera" ma "Dov'è il luogo in cui tu stai, e nel quale posso rimanere anch'io, con te?". Giovanni e Andrea sono coraggiosi: chiedono a Gesù (che nemmeno conoscono!) di poter restare con lui, fidandosi della parola del loro maestro Giovanni Battista.

Questa stessa domanda è nel cuore di chiunque abbia sentito, almeno una volta nella vita, il desiderio di qualcosa in più, il desiderio di trovare il luogo dove il cuore può rimanere, trovare la pace vera, un senso pieno.
Anche a noi Gesù ripete oggi: «Venite e vedrete». L'invito è sempre valido, ma ha una condizione: la fiducia in Lui, ad andare con Lui per poter stare con Lui. In fondo, è un rischio. Te la senti di correrlo? 

09 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

Solennità del BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)


In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


Per riflettere...
Giovanni annuncia che sta per arrivare: Colui che il popolo di Israele attende da sempre viene dopo di lui.
Viene fra noi Colui che ha la vera potenza, e che porta il dono per eccellenza, lo Spirito Santo. Sembra una cosa da poco, e invece è tutto qui, perché è proprio lo Spirito Santo che scende su un perfetto sconosciuto venuto da un paese del tutto marginale (Nazaret di Galilea non è mai nominata nell'Antico Testamento!) e che rivela Chi egli sia.

Gesù si mimetizza tra la folla, riceve il battesimo di penitenza da Giovanni, in tutto e per tutto compagno di strada del suo popolo, di ciascuno di noi, ed è proprio per questo suo prendere posto fra di noi che il Padre, dal Cielo, dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Se nella notte di Betlemme erano stati prima gli angeli e poi una stella luminosa ad indicare Gesù al mondo, ora è proprio Dio che conferma il Figlio nella sua vera identità e lo indica a noi.

Siamo invitati, questa settimana, a contemplare questa grande rivelazione che il Padre fa di Gesù, e ringraziare Dio perché Gesù, il Figlio suo, l'amato, si è fatto in tutto simile a noi e ci ha fatto un dono grande: quel battesimo nello Spirito Santo annunciato da Giovanni, che riceviamo, e nel quale anche noi ci siamo sentiti dire dal Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». 

04 gennaio 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DOPO NATALE

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)


In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato. 


Per riflettere...
"E venne ad abitare in mezzo a noi". Meglio sarebbe tradurre: "mettere la tenda".
Dio pianta le tende, con noi! Non se ne vuole andare, "pianta la tenda" fra di noi. Anzi, in noi (così suona letteralmente il greco): fra nel popolo di Israele, ma anche nella nostra umanità e... in ciacuno d noi!
Attenzione, però, che è una tenda... e la tenda è fatta per chi sta facendo una lunga marcia, non per chi è già stabilito. Proprio così: il nostro Dio ci prende tanto sul serio che Lui, che "i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere", sceglie, per amor nostro, di adattarsi al nostro ritmo. E siccome non siamo già arrivat alla meta, ma siamo inguaribili pellegrini del cuore, anche Lui pianta la tenda, e la pianta in noi.
Allora, buon cammino, con questo originale "compagno di viaggio"!

21 novembre 2014

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' DI N. S. GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Per riflettere...
"L'avete fatto a me". La morale di questa lunga (e arcinota) parabola di Gesù è tutta in questa frase.

Gesù si mostra, in questa ultima domenica dell'anno liturgico, come come Re-giudice, ma non nel senso che generalmente intendiamo un po' tutti: quello che dà a ciascuno il suo e premiando i pii e punendo gli infedeli. Per Lui il giudizio è tutt'altro! E' raccogliere quello che si è seminato, anche inconsapevolmente.

Hai seminato bene? Riceverai bene. Non hai seminato il bene? non lo raccoglierai. Tutto qui.
Con un qualcosa in più, però. Perché Gesù, questo Re-giudice, si identifica con i più piccoli. Non si mette semplicemente dalla loro parte, ma - alla lettera! - "nei loro panni"! Considera come fatto a sè qualunque opera buona, fra le più elementari, fatte a chi è nel bisogno, addirittura senza che lo facciamo sapendo di soccorrere Lui!
 "Lo avete fatto a me": Madre Teresa di Calcutta ripeteva queste parole scandendole sulle dita della mano. Amava chiamarlo e raccomandarlo come "Il Vangelo delle 5 dita".

E' bello, entusiasmante, sapere che tutto il bene che passa attraverso le nostre mani non raggiunge solo il fratello o la sorella nel bisogno, ma che Cristo, nostro Re, ne tiene conto come fatto a Lui. Non importa se poco o molto, piccolo o grande. Ed è anche bello pensare che, per quanto poco, questo bene, avrà in combio una gioia senza fine: quella del Cielo.

07 novembre 2014

La segnaletica della settimana

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22)


Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.


 Per riflettere...
Per la solennità della dedicazione della Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e "Madre di tutte le Chiese", abbiamo un Vangelo un po'... strano.
 
Vediamo Gesù arrabbiatissimo: picchia duro.
E picchia duro contro chi ha snaturato il senso del Tempio. Il Tempio è la casa di Dio, ed è la casa dove il popolo incontra Dio. C'è chi, in nome del profitto, del denaro, ha fatto del luogo dove incontrare Dio il luogo dove incontrare guadagno. E Gesù non ci sta, "dà di matto".

Gesù questa settimana vuol fare lo stesso per ciascuno di noi. E non semplicemente per le bancarelle che tante (troppe!) volte sono invadenti, entrano perfino sul sagrato della chiesa o addirittura dentro le mura. Questo è troppo poco! Gesù vuol fare questa pulizia generale in quel tempio specialissimo che è il tuo e il mio cuore, luogo in cui Dio incontra te e, in te, tutti i fratelli e sorelle.
 E allora una domanda: come sarebbe il Signore guardando la casa del Padre suo, che è il mio cuore? Contento di vederla bella,o almeno "in construzione" o si amareggerebbe per vederla ingombra di tante cose che ne fanno "luogo di mercato"? 

04 settembre 2014

Briciole di vita

Dal 20 al 24 agosto si è dato inizio alla stagione estiva dei Campi itineranti a Roma "Sui passi dei testimoni della fede".
Ecco alcune testimonianze dei giovani che hanno vissuto da protagonisti questa esperienza "da Dio"!




Siamo partiti in gruppi separati letteralmente e metaforicamente, amicizie e abitudini distanti, per non parlare delle età più diverse, ma siamo tornati come un tutt’uno, un grande arcobaleno di colori. Ci siamo messi in cammino per 5 giorni “Sui passi… dei testimoni della FEDE”, è stato questo il nome del campo itinerante che i giovani della nostra parrocchia hanno vissuto: un pellegrinaggio a Roma, nella caput mundi, forse uno dei modi più belli e affascinanti per poter cercare, ritrovare e rivivere la fede donataci dal Signore. Ripercorrendo le stesse strade dei Santi Pietro e Paolo e dei nuovi testimoni come Don Alberione ci siamo messi in gioco, ognuno con i propri dubbi e le proprie esperienze.
Le Pie Discepole del Divin Maestro ci hanno accompagnato ad ogni passo e in ogni luogo dandoci il segno più concreto di questo dono: anche grazie alla loro testimonianza costante abbiamo rinnovato la nostra fede in Gesù Cristo e riscoperto la gioia di essere figli di Dio. Ci siamo lasciati guidare spesso anche dalle parole di Papa Francesco che ha così aperto e chiuso il nostro pellegrinaggio, incontrandolo infine per la preghiera dell’Angelus: Tu sei il Cristo il Figlio del Dio Vivente, è questo l’ultimo messaggio che ci siamo portati a casa e che teniamo nel nostro cuore, insieme all’entusiasmo e al desiderio di essere anche noi, nella nostra realtà quotidiana, testimoni del dono fattoci da Dio.
Laura
 
 
 
La nostra vita è un continuo pellegrinaggio, un metaforico cammino che ci insegna a vivere.
Spesso siamo così presi dalla frenesia della vita che ci dimentichiamo di dare importanza alle piccole cose, alle persone che ci circondano e che compiono questo cammino con noi, siamo così distratti che facciamo scivolarci le persone addosso, senza il bisogno di capire se siamo noi il loro scoglio o se loro per noi possono essere fonte d'inesauribile ricchezza.
 
La Fede e la riflessione in tutto ciò insegnano che i grandi esempi della storia da imitare come Gesù, Pietro, Paolo, Don Alberione hanno lasciato un segno concreto del proprio passaggio in questa vita qui sulla terra, poiché donandosi al prossimo hanno creduto nella forza della Fede e di Dio.
Il Campo Itinerante compiuto a Roma presso la guida delle due simpatiche e amorevoli sorelle Suor Cristina e Suor Evelina, Pie Discepole del Divin Maestro, si è rivelato essere uno dei momenti più toccanti e di profonda condivisione per il nostro nucleo parrocchiale giovanile. Infatti, nonostante le varie personalità, differenze di cultura, età, formazione, questo cammino si è scoperto essere fonte di grande crescita per tutti noi, non solo come singoli, ma soprattutto come gruppo.
Per la prima volta molti di noi hanno visto Roma, mentre altri sono tornati lì con uno spirito diverso, lo spirito del pellegrino; nella città eterna che conserva importantissime testimonianze, la strada non è mai stata troppa, le preghiere corali, le riflessioni all'interno delle varie basiliche non solo ci hanno permesso di osservare la bellezza di quest'ultime ma hanno anche dato la possibilità di frugare ognuno dentro se stesso alla ricerca di qualcosa che magari avevamo perduto.
Insomma, questo pellegrinaggio è stato un continuo susseguirsi di emozioni molto forti accompagnato da canti e sorrisi che hanno riempito le nostre giornate di gioia vera, facendoci per un attimo dimenticare tutti i problemi, aprendoci così alla Luce che solo Lui sa dare.
Concludo infine, citando alcuni passi di una preghiera corale recitata al campo che mi ha piacevolmente colpita: “Signore insegnami la strada, l'attenzione alle piccole cose, al passo di chi cammina con me per non fare più lungo il mio […] insegnami la strada su cui si cammina insieme, nella semplicità di essere quello che si è [...]” ecco questa preghiera racchiude l'essenza di questo campo, di ciò che abbiamo vissuto e condiviso.
Un ringraziamento speciale va alle Pie Discepole che ci hanno accolto nella loro oasi cittadina, che nonostante si trovi nel pieno di Roma risulta essere un punto di pace e raccoglimento come pochi, infine ringrazio Padre Roberto per aver permesso noi di compiere questa esperienza davvero senza eguali e per ultimo ma non meno importante ringrazio Dio per avermi donato voi, miei compagni di pellegrinaggio con tutta la gioia e la ricchezza nel donarvi che avete dentro, stando sul mio Cammino, per compiere ancora tanti passi INSIEME!
Luisa
 
 
Proposta accettata senza pensarci due volte, poiché era la prima volta che potevo fare l’esperienza di un campo itinerante con varie tappe per Roma. Altre volte sono stato a Roma è visitato le stesse cose, ma dal punto di vista “turistico”. Ho avuto altre esperienze di “campo”, ma sono sempre aperto alle nuove esperienze e come abbiamo detto più volte durante il campo è bello “mettersi in gioco”, con cose nuove. E’ stato organizzato bene e mi ha dato la possibilità di confrontarmi con persone di un’ampia fascia di età diverse.
Ho avuto la possibilità di avere un dialogo personale con il Signore e di aver staccato per qualche giorno dalla vita quotidiana.
Il “seme” che è stato gettato e la “parola” che ha risuonato nei vari momenti durante il campo, sia la forza per un impegno personale durante tutto l’anno nelle attività della parrocchia.
Concludo ringraziando a Padre Roberto che ce l’ha proposto e alle Pie Discepole del Divin Maestro che ci hanno dato la possibilità di realizzarlo.
Matteo
 
 
Sono partita da casa senza nessuna aspettativa. Ho avuto la possibilità di "staccare la spina" in un momento particolare della mia vita e ho colto l'occasione. Ho deciso di lasciare tutti i pensieri negativi e i problemi a casa e godermi questi giorni. Ho avuto la fortuna di poter riflettere tanto e avvicinarmi sempre di più alla fede, ho visitato posti che sconoscevo, ho provato emozioni che non avevo mai provato e ho cercato di immaginare ciò che era successo molto tempo prima nei punti in cui mi trovavo.

I luoghi che mi hanno colpito di più sono stati: quello in cui è stato decapitato San Paolo e la Scala Santa, perché ho provato appunto a immedesimarmi in ciò che è stato vissuto da San Paolo percorrendo quella stradina prima della decapitazione e da Gesù prima di incontrare Ponzio Pilato. Inoltre ho avuto modo di confrontarmi con tante persone e ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa dentro. Tutto questo mi ha arricchita tanto e dopo un'esperienza del genere non posso non ringraziare Padre Roberto e le Pie Discepole per la loro disponibilità, la loro gentilezza e l'opportunità che ci hanno dato. Concludo ringraziando tutti i pellegrini che hanno incrociato il mio cammino e riportando una bellissima frase di Suor Cristina: "La vita non è fatta di aspettative ma di sogni". Buon cammino a tutti! 
Alice
 

Io posso dire che questo campo oltre ad essere itinerante è stato molto piccante pieno di storia, pieno di riflessioni, ma soprattutto pieno di santità. Da questo campo mi porto dentro la testimonianza di San Pietro e San Paolo che dettero la vita per Dio…sono ritornato con la fede più rafforzata.
Grazie a Padre Roberto, grazie alle Pie Discepole ma grazie a Dio per ogni singolo momento.

Rosario

05 luglio 2014

La segnaletica della settimana

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

  Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

 In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Per riflettere...
Chi di noi non ha mai sentito, almeno una volta nella vita, di essere stanco, di desiderare riposo, o, meglio pace?
In fondo è una cosa che ci accomuna tutti. Tutti la desideriamo e tutti la cerchiamo nei modi più vari: nei "centri benessere" o in un viaggio in India, in una vacanza o in un tempo di silenzio per rimanere un po' con se stessi e con Dio, magari rifugiandosi qualche giorno in un monastero... 

E Gesù... ci spiazza di nuovo. 
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Insomma, come dire: cerchi pace e riposo? Vieni da me!

E non invita solo qualcuno ad andare da Lui! Lui, che è Amore sconfinato, chiama a sé tutti! Ma proprio tutti! Purché, appunto, sentano in sé in desiderio del riposo. E chi di noi non lo sente?!?!

Allora, con fiducia, possiamo rivolgerci a Lui, andare a Lui, sapendo che la sua pace ci viene perché è mite e umile di cuore: non ci guarda dall'alto in basso (e potrebbe!), e non se la prende con noi (e a volte ne avrebbe tutto il diritto!).
Chi cerca un porto sicuro... l'ha trovato! Ed è un porto che, a starci dentro, ci fa diventare come Lui. Anche noi, miti e umili di cuore. E quanta pace dà, l'umiltà! 

29 giugno 2014

La segnaletica della settimana

SOLENNITA' dei SS. PIETRO E PAOLO Apostoli

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 

Per riflettere...
La settimana si apre, insolitamente, con la festa di due santi. E che santi!
Gli apostoli Pietro e Paolo, le "colonne della Chiesa", testimoni della risurrezione di Cristo. Così li chiama la liturgia romana. "Superapostoli", invece, li invoca la liturgia bizantina.

Perché tanta importanza, tanto da "scavalcare" la domenica? Perché a loro due, forse più che a chiunque altro, il Signore Gesù ha affidato una "missione impossibile": portare la bella notizia che Gesù è risorto, fino agli estremi confini del mondo, fino al cuore di un impero che tutto sembrava tranne che dover accettare la scommessa di un Dio fatto uomo, crocifisso e risorto.

Per una missione così speciale, il Signore non poteva che scegliere due persone altrettanto speciali.
Pietro, chiamato così probabilmente per la sua "testa dura" come pietra. Il capo degli apostoli, che però non esitò a rinnegarlo, quando vide la mal parata, con la croce di Gesù.
Paolo, il fariseo zelante nel cercare di distruggere la neonata Chiesa, e che il Signore dovrà - letteralmente!- buttare a terra.
Proprio Pietro, con la sua testa dura e la sua fede semplice, sarà chiamato ad essere pietra di fondamento della Chiesa. Proprio Saulo/Paolo sarà chiamato ad annunciare al mondo intero quel Signore Gesù che egli perseguitava con metodica ferocia.

Gesù non va a scegliere, di solito, i migliori, i più adatti... va a scegliere quelli che nessuno sceglierebbe! Qundi, se ci sentiamo qualche volta un po' disorientati davanti a quello che il Signore sembra chiederci... fiducia! Con Lui e in Lui anche noi possiamo fare cose grandi, come i superapostoli Pietro e Paolo. 

30 maggio 2014

La segnaletica della settinama

SOLENNITA' DELL'ASCENSIONE DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)


In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 



Per riflettere...
Gesù ascende al cielo: ora sì, ci ha lasciati. Non possiamo più vederlo camminare fra noi, non possiamo più ascoltare "dal vivo" la sua voce, toccarlo... si apre per i suoi discepoli, e per i discepoli di sempre (e quindi anche per noi!) il tempo della fede.

Ma fede non è credere a qualcosa o qualcuno che resta "misterioso", o che è troppo assurdo per non essere vero: fede è fiducia! Ed è, per noi, la certa fiducia che, se non vediamo e non sentiamo Gesù, Egli è presente, è con noi. Quella che ci chiede (e ci dona) Gesù è la fiducia che, sì, è propro vero: " io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". E se è vero, come è vero, che il Padre ha messo nelle Sue mani tutto il potere possibile e immaginabile, per sempre... ma allora, di che cosa possiamo avere paura?!?!?!

Gesù va al Padre, non per lasciarci soli ma per portarci con sè. E per stare per sempre con noi, in modo nuovo, che ci chiede la fatica quotidiana della fede. Tutto sta qui: ci fidiamo di Lui, o no? Questa è la fede che fa la differenza. Ed è questa la fede che ci fa comprendere che non siamo mai soli: Lui è con noi fino a quando noi non saremo con Lui, per sempre!

28 maggio 2014

Briciole di vita

Sono passate alcune settimane dalla missione vocazionale a Ceglie Messapica (BR), della quale vi abbiamo raccontato in precendenza, ma... ogni occasione è buona per ri-cor-dare (= dare di nuovo al cuore!) questa bella esperienza con le parole di una giovane che abbiamo conosciuto in parrocchia... Grazie, Angela!





Come è solito fare ogni domenica alla fine della Santa Messa, anche lo scorso 4 maggio, don Gianni, ha dato degli avvisi all’intera comunità parrocchiale. Ho subito pensato che questa volta rispetto alle altre, l’invito fosse rivolto agli altri sacerdoti o alle suore della nostra comunità poichè ci apprestavamo a vivere la cosiddetta “settimana vocazionale” con le Pie Discepole del Divin Maestro. Ho, evidentemente, sottovalutato la cosa...
E’ stato proprio il giorno successivo, durante la lezione settimanale di catechismo con i ragazzi che mi sono resa conto di quanto ogni giorno, in ciascuna situazione e grazie alle persone che incrociamo lungo il percorso della nostra vita, siamo tutti continuamente vocati/chiamati dal Signore.

Incontro cittadino con adolescenti e giovani
Siamo tutti, chi più chi meno, desiderosi di capire e di essere guidati e, ognuno in qualsiasi momento può essere folgorato dal Signore come Saulo sulla via di Damasco.
L’incontro con i ragazzi del catechismo, come gli altri successivi con gli educatori e con i giovani, non hanno mai perso di vista questo punto di partenza fondamentale che è la chiamata dell’Apostolo delle Genti.
Si è così sviluppata, tra incontri di catechesi e dibattito e momenti di preghiera e adorazione, l’intera settimana che ha visto la partecipazione di tutte le comunità parrocchiali di Ceglie.
Evento conclusivo della settimana è stata una veglia di preghiera.

E’ stato bello far proprio in particolare un invito che ci è stato da loro rivolto: siamo tutti chiamati a ringraziare e a lodare Dio sempre e in ogni momento, anche se ancora non riusciamo a comprendere perfettamente la nostra vocazione e quale strada dobbiamo percorrere. Bisogna ringraziare e lodare per le persone che Lui ha messo e sta mettendo nel nostro cammino, anche per quelle che non avremmo mai voluto incontrare, prestando loro attenzione e ascolto perché anche attraverso queste Egli può parlarci. E’ necessario essere grati per i timori, le incertezze e i dubbi che proviamo, come è normale per la nostra natura umana e, infine, dobbiamo ringraziare e lodare Dio per la fiducia che ha in noi. Il Signore vuole le nostre vite realizzate, ognuno nel proprio disegno.


23 maggio 2014

La segnaletica della settimana

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno A)
 
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».


Per riflettere...
Questa settimana è all'insegna dell'amore.
Dell'amore del Padre, presente nel Figlio.
Dell'amore del Figlio, che diventa consolazione, anzi, IL Consolatore.
Dell'Amore stesso, quello Spirito che è Spirito della Verità, ed è Consolazione, ed è con noi e non ci lascia soli. E' come la mano della mamma, che non ci lasci, e sentendo il calore della quale il bambino sa di essere al sicuro.

Ma... l'amore chiama amore. O, come dice una canzone di Fiorella Mannoia: "L'amore con l'amore si paga"... E se l'amore di Dio è libero, gratuito, e si riversa su tutti coloro che ne accolgono il dono (e per questo che "il mondo", cioé coloro che non vogliono riconoscere Dio come loro Signore, non può ricevere lo Spirito Santo) è anche vero che c'è un modo infallibile, per Gesù, per sapere se lo amiamo, cioé se siamo in questo amore o no: se osserviamo i suoi comandamenti, se quindi viviamo come dovremmo e come abbiamo promesso di vivere.
E quanti saranno questi comandamenti?!!?! Appena uno: amare Dio e amare gli altri... amarci gli uni gli altri come Lui, il Signore, ci ha amati. Perché solo chi ama mostra davvero che ha Dio, che è Amore, dentro di lui!

Il cammino è lungo, e non sempre è facile. Allora... in marcia!!!!!!

17 maggio 2014

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI PASQUA (Anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni, (14,1-12)


Gesù Maestro, Via e Verità e Vita 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre». 


Per riflettere...
Gesù tenta di rassicurare i suoi che, sì, deve lasciarli presto, ma questa separazione non è per sempre, mentre per sempre sarà lo stare con Lui nella casa del Padre. E Tommaso: "Sì, va bene, ma se non sappiamo dov'è questa casa, come possiamo sapere dove raggiungerti?!".

Un malinteso dà la possibilità a Gesù di dire: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Non si va al Padre per altra strada se non per mezzo di Gesù. Come non c'è altra porta all'ovile di Dio se non Gesù (vd. Vangelo di domenica scorsa).
Gesù non è una via, ma LA Via.
Non dice una verità,  e neanche la verità, ma è Lui stesso, in sè, la Verità fatta carne.
Non dà semplicemente la vita (anche!), ma è Lui stesso La  Vita, la vita eterna.
In tre parole, un mondo! E ce n'è da rimanere sconcertati.

Gesù dice un'enormità... non fosse Lui, lo si prenderebbe per matto. Ma... c'è la prova dei fatti. E c'è la fiducia, che Lui chiede a ciascuno di noi, che desideriamo essere suoi discepoli.
Forse non facile da capire solo con la testa, ma facilissimo da capire se si usa anche il cuore.

E' bello sapere che, se ci sentiamo smarriti perché non sappiamo dove andare, qual è la nostra strada, possiamo rivolgerci a Qualcuno... e quel Qualcuno ci porta dritti a Dio, perché Lui è nel Padre e il Padre e in Lui... Chi trova Gesù, trova il Padre!

12 maggio 2014

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI PASQUA (anno A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». 


Per riflettere...
Vangelo densissimo, come d'altronde ogni pagina di Giovanni.
Ma qual è la buona notizia per noi,per la nostra vita? Forse, semplicemente, che c'è un luogo sicuro che è "casa nostra" che che tante volte non riconosciamo neanche, e un Pastore bello e buono che ci conosce e ci chiama per nome e vuole portarci al sicuro. Avviene per noi come le pecore, che non hanno il senso dell'olfatto, ma hanno un buon udito: riconosciamo il vero pastore, quello che ha cura di noi fino a dare la sua stessa vita per ciacuno di noi, non tanto dal "fiutarlo" (come se fosse nostra abilità riconoscerlo e distinguerlo dal ladri) ma dal sentirne la voce, per esperienza e per amore. Non tanto il nostro verso di lui, ma il suo verso di noi!!!!!
E questo Pastore è talmente grande che si fa addirittura porta e luogo sicuro da ladri, i falsi pastori che non vengono se non per i propri interessi...
Allora... buon cammino, seguendo la voce del Bel Pastore!

02 aprile 2014

...e sarà Pasqua!

Con il tempo di Quaresima esce sul nostro BLOG la rubrica che prende nome: "...e sarà Pasqua!".
Qui puoi trovare per ogni settimana qualche spunto di riflessione attraverso immagini e simboli che arricchiscono questo tempo favorevole.
In questa quinta puntata andiamo alla ricerca del significato della LUCE...



 
Chi da bambino, non ha avuto paura del buio? (Faremo forse difficoltà ad ammetterlo ma anche da grandi un po’ di disagio lo proviamo). Nulla di strano, è del tutto naturale trovarsi male al buio: non possiamo distinguere ciò che ci sta intorno, non possiamo vedere cosa sia potenzialmente pericoloso, siamo indifesi e vulnerabili, oltretutto il buio evoca in noi il pensiero della morte perché senza luce non ci può nemmeno essere la vita.
 
Qualche volta, durante la benedizione delle famiglie, capita di entrare in alcune case buie i cui abitanti hanno un’aria piuttosto triste e malinconica, basterebbe aprire le finestre e lasciare entrare la luce del sole e si sentirebbero subito meglio.

A tutti può capitare nella vita di affrontare un periodo buio, un periodo in cui le preoccupazioni per la salute, per il lavoro, per la famiglia, non ci permettono di vedere con chiarezza il nostro futuro e così ci sentiamo come in quelle case dove la luce del giorno non entra e tutto appare tetro. Le luci artificiali delle soddisfazioni di questo mondo non bastano a rialzarci e a rincuorarci, abbiamo bisogno della luce del giorno, della luce del sole.
 
Gesù è la nostra luce, più splendente e brillante della luce del sole, illumina e
scalda la nostra vita, disperde le tenebre dell’ansia, delle preoccupazioni, delle paure, ci riempie della sua gioia, della sua pace, del suo coraggio.
Apriamo, dunque, le porte del nostro cuore con un atto di fede, dicendo “Credo, Signore!” e lasciamo così entrare nella nostra vita l’amore di Dio.
 
Il buio che ci attanaglia è l’incertezza del domani, è il non sapere se domani starò bene o se soffrirò, se ciò che ora mi spaventa avrà la meglio su di me, mi potrà schiacciare. Quando invece abbiamo Dio con noi, quando scegliamo di compiere la sua volontà sappiamo che possiamo stare tranquilli perché nessuna sofferenza, nessun problema, nessuna difficoltà ci potrà mai vincere perché Cristo ha già vinto il dolore e la morte con la propria morte e risurrezione.
Con il Battesimo il Signore mi ha già reso partecipe della sua Pasqua, ha già illuminato la mia vita con la sua luce vittoriosa, quindi più nulla mi deve fare paura perché io vivo già da ora la vita eterna.
 
In questo cammino di Quaresima chiediamo allo Spirito Santo di infondere in noi il coraggio per aprirgli la nostra vita perché la possa illuminare con la luce della Pasqua e che ci insegni a vivere da quello che già siamo: risorti!
 
 
don Matteo Castellina