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10 gennaio 2014

La segnaletica della settimana

BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Per riflettere…
Gesù si presenta, mescolato alla folla, per farsi battezzare da Giovanni. Ma Giovanni… non ci sta!

L’obiezione che pone è molto sensata: se il battesimo che lui amministrava era una confessione pubblica dei peccati, per ottenerne il perdono, Gesù che peccati deve confessare, se non ne ha, poiché è il Messia? E allora, perché mai “Colui che non aveva conosciuto peccato” (cf 2 Cor 13,2) si mette sullo stesso piano dei peccatori e vuole compiere un atto che è strettamente ed esclusivamente penitenziale? Che senso ha?

Giovanni non ci sta: è una cosa che va contro il buon senso e contro la giustizia. Ma è proprio alla giustizia che si appella Gesù per far cambiare idea al Battista. Perché per gli Ebrei giustizia non è tanto il non trasgredire le leggi ma è, né più né meno, un altro nome della volontà di Dio e della santità. Gesù sta dicendo a Giovanni che compiere quel gesto, che sembra un controsenso, significa “adempiere ogni giustizia”, compiere la volontà di Dio in ogni dettaglio.

Perché occorre che Gesù sia battezzato, come fosse peccatore? Venuto a condividere in tutto la condizione umana, si fa carico del peccato immergendosi nel Giordano con i peccatori: così l’Agnello senza macchia di Dio, prende su di sé il peccato del mondo. E proprio per questo amore grande libero e gratuito, lo Spirito di Dio, che è amore, scende e resta su di Lui… perché si trova “a casa sua”... e il Padre lo riconosce e dichiara: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Lo stesso possa dire di te e di me il Signore, vedendo ci cercare con costanza, in ogni cosa, ciò che più gli piace!

13 dicembre 2013

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno A) o Domenica Gaudete

Dal Vangelo secondo Matteo (11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Per riflettere…
Chi è Giovanni il Battista? “Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta…. Il mio Messaggero… il più grande fra i nati di donna”. E se lo dice Gesù…
Egli è il più grande fra i nati di donna anche ora che si trova solo, in carcere, in balìa di un re vizioso (Erode) e della sua intrigante consorte (Erodiade). Ed è riconosciuto come il più grande fra i nati di donna proprio ora che, in carcere, è assalito dal dubbio.

Egli aveva predicato un Messia forte, giusto, che avrebbe fatto pulizia in Israele e lo aveva individuato in Gesù. Ma ora Gesù si comporta in maniera diversa da come egli si sarebbe aspettato dal Messia: invece di sterminare i peccatori, li accoglie; invece di portare la guerra, porta la pace; si mostra debole… E così manda a chiedere: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Come dire: Sei tu il Messia promesso oppure io ho sbagliato tutto?

La grandezza di Giovanni è anche in questo: vuole essere fedele a Dio e alla sua vocazione al punto di essere capace di mettere in discussione l’immagine che ha di se stesso e del suo Dio. Non è una cosa da poco: vuol dire essere disposti a mettersi in discussione radicalmente, rinunciare anche alle proprie idee e ai propri modi di vedere, se questi non coincidono con quelli di Dio. Insomma: il Battista si converte!
Non vuol dire essere come le bandiere, che cambiano come cambia il vento, ma amare più Dio che l’idea che possiamo avere di Lui. Noi saremmo capaci di tanta onestà (e coraggio!) spirituali?

Gesù trasforma la sua inquietudine in gioia, mostrando gli effetti del suo essere fra il popolo. Della serie: “a buon intenditor…”
Quale grande gioia toccare con mano che il Signore è con noi! Ecco la Parola che illumina il dubbio e lo trasforma in fede più convinta, e la paura di aver fallito la trasforma in coraggio di andare avanti, e riempie di gioia, anche in un carcere.

11 ottobre 2013

La segnaletica della settimana

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Per riflettere…
Qui c’è un qualcosa di strano.
Dieci sono i guariti, ma uno solo è salvato. Dieci hanno pregato, ma uno solo torna a ringraziare, lodando Dio.

Dieci hanno pregato… ma perché solo dell’ultimo Gesù dice: « la tua fede ti ha salvato!»?
Tutti e dieci hanno pregato: hanno creduto che Gesù avrebbe potuto guarirli dal loro male; uno solo è tornato indietro, da Gesù, per dire grazie. Ed è tornato lodando Dio a gran voce!

Gli altri hanno creduto di poter essere guariti, ma la fede è un’altra cosa. Non tornando a ringraziare Gesù e Dio, hanno mostrato con i fatti di pensare che quella guarigione fosse loro, in un certo senso, dovuta: in fondo, loro hanno pregato!?!?! È un po’ la fede da distributore automatico: io prego, è normale che Dio mi esaudisca… e così rimango a distanza.
Se tutti e dieci hanno creduto di poter essere sanati dal Maestro, solo uno ha riconosciuto il “tocco” di Dio, e si è aperto al grazie. Quella guarigione lo ha salvato, perché lo ha sanato dentro, nel cuore.

«La tua fede ti ha salvato!»: la fede vera è qualcosa di più, e si può trovare in chi meno te l’aspetti, anche in uno straniero, eretico, rinnegato (così erano considerati i samaritani).
La fede che piace a Gesù è una relazione viva, calda, aperta alla gratitudine! È saper chiedere, quando occorre, ma anche saper accogliere il dono ricevuto, con gioia. Accorgersi che tutto è dato, nulla – per Dio – è dovuto, e che “tutto è grazia” (G. Bernanos).
È questa la fede che salva, e che colora la vita di gioia e di gratitudine.

21 settembre 2013

La segnaletica della settimana


XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
 
Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)
 
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

Per riflettere…

«Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza»

Gesù non perde occasione per aprirci gli occhi, ancora una volta sui rischi delle ricchezze. Sì, perché il denaro può essere (forse) un buon servitore ma è di sicuro un pessimo padrone.

La ricchezza può essere un buon servitore quando è a servizio di un progetto, quando è e rimane un mezzo per aiutare gli altri e per le necessità della vita. Ma è un servo che tende a prendere spazio, sempre più spazio e considerazione, e da servo, spesso, si trasforma nel padrone della peggior specie, che pretende tutto per sé e diventa un po’ per volta totalizzante.

Per questo Gesù ci mette davanti a un’alternativa: Dio o la ricchezza. Forte e significativo quello che ha detto papa Francesco al proposito: “Contro che Comandamento si pecca quando uno fa un’azione per il denaro? Contro il primo! Pecchi di idolatria! Ecco il perché: perché il denaro diventa idolo e tu dai culto! E per questo Gesù ci dice non puoi servire all’idolo denaro e al Dio Vivente: o uno o l’altro… È l’umiltà la strada per servire Dio. Che il Signore  aiuti tutti noi a non cadere nella trappola dell’idolatria del denaro”.
 
La scelta di chi servire è in mano nostra! Tu vuoi essere al servizio del servo o del Signore?

01 settembre 2013

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14)

  Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Per riflettere...
Nella cornice di un pranzo di festa, a casa di persone particolarmente religiose (i farisei), Gesù... non rinuncia ad essere il Maestro. E dà due indicazioni preziosissime quanto scomode. ce n'è per tutti: per invitati e ospiti.

"chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato": la scelta del posto da occupare, non è neutra, perché indica quanto ci consideriamo noi e quanto ci considerano gli altri. Qui Gesù, però, non vuole dare indicazioni di bon ton, né di "umiltà pelosa" (mi metto per ultimo così poi tutti vedono quanto sono umile!), ma dettare uno stile: quello di prendere ciascuno il proprio posto, e se Lui, il Signore, ha scelto il posto dell'ultimo degli schiavi e per questo Dio lo ha esaltato (cf Fil 2,5-11)...

"invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti": anche questa non è una lezione di "beneficenza" (invita chi non può ricambiarti, così saranno sempre in debito con te... con tutti i ricatti morali che puoi mettere in campo), ma l'indicazione di uno stile. Che, guarda caso, è lo stesso di Gesù, che da ricco che era si è fatto povero per arricchirci della sua povertà e che ha dato e da tutto per noi che non abbiamo nulla per poterlo ricambiare. Ed è interessante che Egli stesso prometta, a chi sceglie di assumere il suo stesso stile - sia pure in scala più....umana-, la gioia (ora) e la ricompensa (nella vita eterna). Insomma, quello che gli altri non possono restituire, lo restituisce Lui, e con gli interessi!

Buona settimana, a tutti!

30 agosto 2013

Briciole di vita...

Campo itinerante a Roma nell'Anno della Fede


Ecco i messaggi che i giovani di AC della parrocchia di Santa Maria di Monteverde (Grumo Appula - BA) ci hanno lasciato a conclusione del Campo itinerante: "Sui passi dei testimoni della fede"...

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E' stato bello ripercorrere con fede i passi dei grandi testimoni di ieri e di oggi per renderci conto che anche in tempi di cambiamento ci saranno sempre persone che vivono gli insegnamenti del Vangelo... GRAZIE!
Rocco


Non dimenticherò mai questo campo, ma soprattutto porterò sempre nel mio cuore le parole di papa Francesco.
Raffaele


"Il tuo volto, Signore, io cerco". E' incredibile come, per tutte le volte che mi trovo a fare con voi un'esperienza, questa mia dia sempre un'altra parola da mettere nel mio "bagaglio".
I campiscuola sono sempre belli... ma fatto con voi suore, testimoni odierni di una fede viva, mi lascia qualcosa in più. Come i testimoni di Cristo prego per aver CORAGGIO e soprattutto prego per AFFIDARMI al Signore.
Donatella


Le esperienze così, le persone come voi dimostrano che DIO ESISTE ed è VIVO FRA NOI... Grazie!
Giacomo


Grazie per la vostra testimonianza di gioia... è bello aver avuto delle persone come voi che ci hanno accompagnato passo dopo passo lungo il cammino percorso insieme.
Rosita


Non dimenticherò mai il sorriso stampato sulle vostre labbra che vi rende speciali e uniche nell'umanità!
Vito


Grazie di cuore per la splendida esperienza sulle orme dei testimoni della fede. Vi porto nel mio cuore con la preghiera, sperando che ci facciate ogni giorno il dono della vostra.
Marcello


"E' bello per noi stare qui". Con queste parole vogliamo sintetizzare i sentimenti che ci accompagnano in questo ritorno verso casa. Porteremo con noi la vostra testimonianza di fede gioiosa e felice. Non vi dimenticheremo mai!
Nunzio


23 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».



Per riflettere…

«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno».
C’è un porta stretta. È la porta che si apre sulla vera felicità. Molti, tutti, vogliono entrarvi, pochi ci riescono; in più, è aperta per un po’ di tempo, ma prima o poi verrà chiusa.

Veramente, questa immagine della salvezza come “porta stretta” fa a pugni con l'idea di un Dio buono e misericordioso, che vuole che tutti nella gioia e nella felicità piena del Paradiso. Come la mettiamo?

La soluzione all'enigma la dà Gesù stesso, tra le righe, con la parabola che racconta.
Tutti vogliamo essere felici. Tanti hanno capito che la vera gioia è data da Dio e, ancora, che la porta della felicità piena è Cristo stesso. Molti, però, hanno finito col credere che basti una certa familiarità, anche solo di facciata, con il Vangelo (“Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”), senza “sporcarsi le mani” con il Comandamento dell'amore. Pensano di essere “a posto”, ma sono proprio loro a non trovare la porta e a rimanere chiusi fuori. Gesù al proposito è durissimo: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Non basta essere religiosi, conoscere la Bibbia, ecc.: occorre l'amore. Agli occhi di Dio, che è amore, ogni bene che potevamo fare e non abbiamo fatto è un'ingiustizia.

La porta del Cielo è stretta, è scomoda da passare, perché ha la stessa forma e lo stesso senso della croce, e ci si passa solo con la croce di Cristo, che è passione d'amore per Dio e per gli altri (con annessa sofferenza). Lui, il Signore, ci ha fatto strada, anche in questo, passando prima di noi.

09 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Per riflettere...
Gesù ci dà un salutare "scossone". Sotto tutti i punti di vista.

"Non temere, piccolo gregge"... perché cosa può preoccuparci, quando sappiamo di essere amati da Dio e da Lui custoditi e curati? E allora non è poi così strano che Gesù ci raccomandi di lasciar perdere le piccole o grandi ricchezze che possiamo avere ora per acquistare delle ricchezze più grandi e vere, che non si consumano anche se... non si vedono!

"Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore": il punto è questo. Il cuore, la mente, vanno dove abbiamo il nostro tesoro, ciò che per noi vale di più. Se è nelle cose materiale, sarà lì, e nessuno lo stacca da lì... ma se è in Dio, che è l'autore e il Signore di ogni ricchezza! Non sarebbe molto meglio. Ora la domanda che mi faccio è: ma il mio tesoro, qual è? O, al contrario, dov'è il mio affetto, la mia attenzione, il mio attaccamento? Sono domande importanti: questione di vita o di morte!

"Siate pronti...": perché quando hai chiaro cosa vale veramente per te, stai ben attento a fargli la guardia; e quando hai una persona alla quale vuoi bene, sei pronto ad aspettarla anche tutta la vita... e stai sveglio, perché non capiti che passi e ti trovi addormentato! La stessa cosa è per il Signore. Chi ha in Lui il suo tesoro, sta ben attento a non lasciarselo sfuggire, ma non per paura: per amore!

Allora... buona settimana, alla ricerca del tesoro che tiene sveglio il nostro cuore!

30 luglio 2013

Briciole di vita...

UN'ESPERIENZA PROFONDAMENTE CRISTOCENTRICA…
…la testimonianza di Consuelo durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Roma "In diretta con Rio 2013"

 

Era il 27 luglio a "Casa Gesù Maestro" e già di buon mattino si iniziavano a sistemare gli striscioni di benvenuto, le bandiere e tutto il necessario preparato con impegno il giorno prima.

Si poteva facilmente notare, sui volti delle nostre Sorelle, la gioia e la frenesia di ospitare così tanti giovani in arrivo dalla Diocesi di Roma e da altre parti d'Italia per partecipare alle varie attività delle giornate del 27 e 28 nonché alla veglia di papa Francesco in diretta dal Brasile.

Tutto in quegli istanti sembrava scontato e non adatto, ma per il semplice fatto che si voleva dare il meglio, affinché l’atmosfera potesse favorire per i giovani un incontro unico e indimenticabile con l’ospite d’onore: Gesù Cristo.

L’arrivo dei primi ragazzi, nell’ora in cui il sole sembrava picchiare come non mai sulle nostre teste, fu emozionante: una trentina di giovani, dai 14 ai 27 anni, che si erano incamminati a piedi dalla parrocchia che gli offriva ospitalità per arrivare fino alla lontana Portuense 739.

E per chi facevano tutto questo nei giorni più caldi dell’anno?

Certamente per Qualcuno che avevano incontrato nella loro vita e  Gli aveva promesso qualcosa di grande: la libertà... la stessa che gli avrebbe permesso di rimanersene nelle loro belle case, al fresco dei climatizzatori e con docce a disposizioni. Invece no! C’era Qualcuno che aspettava ansiosamente di parlare al loro cuore e in loro era forte il desiderio di ascoltarLo.

Il pomeriggio del 27 è passato portandosi con sé gli ultimi preparativi, l’esperienza del Sacramento della Riconciliazione e la continua accoglienza delle Pie Discepole del Divin Maestro che avevano stabilito dei turni di accoglienza al cancello, come delle vere e proprie sentinelle.

Ed è cosi che in un batter d’occhio, senza neanche rendersene conto, arriva il  clou della giornata: la veglia che papa Francesco, dall’altra parte del mondo, celebrava con i tanti giovani arrivati in Brasile per la GMG, e che noi avremmo visto in diretta dall’enorme maxischermo montato ad hoc per l’occasione.

La serata ha inizio con le tante testimonianze degli invitati che con molta semplicità raccontano il proprio incontro con quel Signore che gli ha cambiato la vita. Tra gli invitati anche Alberto, uno studente sopravvissuto al terremoto dell’Aquila.

Minuti commuoventi quelli nei quali sentivi parlare questo ragazzo, del resto nostro coetaneo, di quei momenti vissuti sotto le macerie e dei giorni successivi all’accaduto.


E mentre ci si perdeva nelle varie riflessioni, le Suore e gli organizzatori della 29^ Prefettura erano sempre molto indaffarati, affinché tutto fosse gestito con la massima accuratezza. Intanto il tempo passava.

E fu così che arrivò mezzanotte e mezza. Il maxischermo si illuminò ed ecco la figura gioiosa ed euforica del nostro amato papa Francesco che si apprestava a parlare ai miliardi di giovani che erano da tutto il giorno lì ad aspettarlo.

Poche parole, semplici, concise che arrivano dritte al cuore.

In qualche modo anche lui parla di quella libertà che aveva spinto tutti i nostri giovani (circa 500) a quegli sforzi disumani.

La libertà di fare spazio al Signore nel “campo” della nostra vita... di non coltivare la zizzania, ma il piccolo seme che il seminatore (Cristo) semina nel nostro cuore, affinché la nostra vita possa essere come un albero piantato sulla riva di un fiume (la Parola) che porta frutto in abbondanza.

Il Santo Padre, così, dice a chiare lettere ai giovani che il Signore può tutto, ma non può imporci di ascoltarLo. Egli infatti può tutto nella misura con la quale Gli permettiamo di agire.

La veglia finisce con la gioia di tutti nel vedere e percepire quest’aria di rinnovamento che tanto e tutti aspettavamo.

A "Casa Portuense" continua fino a notte inoltrata la festa per questa GMG che  “non sa da dimenticare”.

Sono già gli albori del 28 luglio quando si sente un po’ di silenzio in quei luoghi  ormai  cosi significativi per tutti  noi.

Ma non era ancora finito il tutto… ci aspettava alle 11:00 del mattino la S. Messa nella Chiesa di Gesù Maestro con il resto della comunità e dei genitori dei partecipanti accorsi per la celebrazione.

E sulle orme di papa Francesco come sintetizzare con tre parole quanto vissuto?

Ecco: un’esperienza profondamente Cristocentrica.


 

28 giugno 2013

La segnaletica della settimana

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».


Per riflettere...
"Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme"
 Gesù sa cosa lo aspetta, nella città santa: lo ha annunciato a chiare lettere ai suoi discepoli. Nonostante questo, prende la decisione di salire a Gerusalemme. Prende fin d'ora su di sé la croce, pienamente, consapevolmente, prima ancora che questa gli venga caricata sulle spalle. La sua è una decisione ferma, irrevocabile: il Padregli ha indicato la strada (vedi domenica scorsa) e lui vuole percorrerla fino in fondo, costi quel che costi.

La decisione di Gesù è tanto ferma che coinvolge anche chi gli sta intorno: rimprovera Giovanni e Giacomo (i suoi amici più cari!) che non hanno capito niente del messaggio di amore e misericordia e vorrebbero distruggere un villaggio di Samaritani che non hanno accolto il Signore. Si ripercuote anche su chi, come noi, desidera seguirlo. Le condizioni che pone sono radicali: accettare, per seguire Gesù, la sua stessa precarietà e povertà, il distacco dagli affetti più cari... e, dopo aver iniziato a seguirlo, non voltarsi più indietro.
Sono queste le (esigenti) condizioni che il Signore pone ai discepoli di ogni tempo, e anche a te e a me. Siamo disposti a seguirlo così, fino alla croce e alla resurrezione?

21 giugno 2013

La segnaletica della settimana

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (9,18-24)


Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». 


Per riflettere...
Siamo a un momento di svolta. Per Gesù, per i discepoli, per noi.

Per Gesù, che nella preghiera ha compreso che il Padre gli chiede di cominciare la salita a Gerusalemme e che è il momento di preparare i discepoli a quello che avverrà a Pasqua. Gesù non fa di testa sua: in dialogo con il Padre, è obbediente a Lui "fino alla morte, e alla morte di croce".

Per i discepoli, che si trovano ad essere interrogati dal Maestro divino «Ma voi, chi dite che io sia?». Non è una domanda come tante: Pietro e compagni devono verificarsi su quello che hanno capito di Gesù. E la risposta che Pietro dà a nome di tutti non è per nulla la più scontata...
Quanto i discepoli abbiano capito di quello che vuol dire, per Gesù, essere il Cristo di Dio, lo si vedrà quando l'ombra della croce, ancora lontana, si stenderà sul Calvario e sul mondo intero.

Per noi tutti, che desideriamo seguire il Signore. Gesù mette ai discepoli di ogni tempo le condizioni. Perché chi vuol seguire Lui deve prendere su di sé ogni giorno la propria croce, cioé il disonore, il disprezzo degli altri, di chi giudica una follia seguire un Dio che si fa crocifiggere per amore e per amore risorge. Prendere la croce è anche accettare di essere presi in giro, essere considerati un nulla perché Suoi discepoli. Ma tutto questo nella logica - terribile, incomprensibile - del perdere la propria vita per riaverla indietro... con gli interessi!

Gesù non ama le mezze misure, per sé e per gli altri. Tu cosa dici di Lui? Vuoi seguirlo anche tu, alle Sue condizioni?

14 giugno 2013

La segnaletica della settimana



XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,36-8,3)

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.



Per riflettere…



Gesù rimane ammirato dal gesto misterioso, sorprendente di una donna.

Non una donna qualunque, ma una nota peccatrice della città. Ladra? Prostituta? Maga? Non è dato saperlo, ma di certo si sapeva in giro che razza di donna sia. Proprio una donna così entra nella casa di un fariseo… il posto meno adatto per una peccatrice pubblica! C'è da dirlo: è una donna che ha del fegato!



Gesù lascia fare. Lui sa cosa c’è nel cuore di lei. Sa chi è. Ma lascia fare. Si lascia toccare, e quindi “contagiare” dal peccato (perché, per la mentalità del tempo, il peccato poteva essere anche contagiato per contatto fisico, come una malattia...). 



«Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato»: Gesù ribalta tutti i nostri modi di pensare. È un sovversivo, perché la verità è sovversiva, quando è amore. Dove noi vediamo una situazione disperata, Lui è mosso già al perdono.
Perché ha molto amato”: è sorprendente la motivazione che dà il Signore.  Alla peccatrice sono perdonati i peccati non per il suo pentimento, ma per il suo amore! L’amore (che nasce dal sapere di essere stata accolta, e a sua volta amata) permette che i suoi peccati non siano semplicemente “condonati”, ma proprio perdonati. La fa diventare una donna nuova!



Nelle lacrime d’amore e nell’olio profumato versato sui piedi di Gesù, possiamo trovare il riflesso del cuore di una donna che ama tanto, e di un Dio che ama infinitamente di più. Davvero, allora, non abbiamo da temere: la misericordia di Dio è più grande del nostro peccato, e sapendoci amati da Lui, possiamo tornare a Lui, portandogli un cuore pieno d’amore, senza vergogna. Sapendo che il Signore, in fondo, non aspetta altro!