24 dicembre 2015

Natale del Signore

«Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio»
(Gal 4,4)
 
 
Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia… Misericordia è la via che unisce Dio e l’uomo perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. Lasciamoci sorprendere da Dio; Lui non si stanca di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita!

Papa Francesco
 
 




 
 
 







 

 

 

 

 



       
            
 

18 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».



Per riflettere...
Siamo ormai arrivati agli ultimi giorni prima del Natale e la liturgia ci propone questo stupendo incontro tra due donne: Maria ed Elisabetta.

Due donne raggiunte in modo speciale e unico da Dio, si ritrovano insieme nella normalità della loro vita. Non sono nel Tempio, ma in casa, e fanno quello che è normale per due parenti che si ritrovano a farsi visita: il saluto, l'accoglienza in casa e il dialogo. Da lontano un passante distratto non vedrebbe nulla di insolito che possa attirare la sua attenzione e stupirlo. Ma l'evangelista Luca ci fa avvicinare e ci fa ascoltare il dialogo tra Maria ed Elisabetta: si stanno reciprocamente comunicando l'esperienza di Dio.

E noi siamo capaci di riconoscere Dio nella nostra vita e saper raccontare questa gioia a quanti incontriamo nel nostro cammino?
Che questo Natale sia davvero il racconto dell'esperienza di Dio nella nostra vita... il vero annuncio, la Buona Novella!

11 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno C) GAUDETE


Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.



Per riflettere...
«Che cosa dobbiamo fare?»: è la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene...
Una domanda del genere è sempre difficile farsela, soprattutto farsela ad alta voce davanti agli altri come avviene in questo brano del Vangelo di Luca.

Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, all'apparenza banali, ben diversi dai proclami che ci aspetteremmo, dalle scelte radicali che dovrebbe proferire: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto... Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato... Non maltrattate...».
La risposta di Giovanni tocca dimensioni importanti della nostra vita quotidiana.
- La dimensione relazionale: si può vivere circondati da tante persone, ma ritrovarsi soli perché con nessuno si ha il coraggio di condividere quello che si ha.
- La dimensione politica: essere capaci di vivere la politica come la più alta forma di Carità, come dicevano Giorgio La Pira e Paolo VI.
- La dimensione sociale: avere il coraggio di amare e rispettare chi, accanto a noi, non ha le nostre stesse idee... avere il coraggio di osare la pace e l'amore ed il rispetto dell'altro.

«Che cosa dobbiamo fare?». Una cosa (già difficile) è farsi la domanda, un'altra è essere capaci di ascoltare la risposta, viverla, com-prenderla, e com-prenderla in presenza di altri.
Il tempo di Avvento è una grande opportunità per guardare nella nostra vita e nella nostra storia per ritrovare noi stessi - forse anche rischiando di perderci - per scoprire che ad attendere non siamo noi, ma è Dio che ci attende, e nell'attesa non smette di chiedersi: «Che cosa devo fare per farti capire che ti amo, amo la vita che ho creato?».

10 dicembre 2015

Face... to face

Di solito associamo la volontà di Dio a qualcosa di spiacevole.
Ma perché tutto questo?

Valentina

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Ciao Valentina,
Don Tony durante una celebrazione eucaristica con i giovani.

da molto tempo rifletto su questa cosa. Noi abbiamo sempre bisogno di dare la colpa a qualcun altro per le cose che succedono,  dalle cose più semplici alle cose più complicate e importanti della vita. Ma capita spesso, che anche alle cose molto serie che riguardano la vita delle persone noi diamo la “colpa” a Dio. Mi sembra sempre lo stesso “gioco” che dicevo prima, dobbiamo dare la colpa a qualcun altro.

Dovremmo invece capire che non siamo macchine perfette, che il mondo non è di plastica o virtuale e molte scelte che ognuno di noi compie, alla fine, possono portare qualche ripercussione nel nostro modo di vivere e nelle situazioni di ogni giorno.
Ciao!

 
don Tony
   

07 dicembre 2015

Per te... giovane!

Hai già pensato come trascorrere il tuo CAPODANNO?
Perchè non permetti che sia davvero un INIZIO "DA DIO"?
 

Anche quest'anno le Pie Discepole del Divin Maestro propongono un Capodanno 2016 davvero "alternativo": vienilo a scoprire con noi!
Ti aspettiamo... non mancare!!!


Il Capodanno è preceduto da alcuni giorni di Esercizi spirituali dal 27 al 30 dicembre (giovani dai 18 ai 30 anni).

Per tutte le info CONTATTACI:

sr M. Paola Gasperini - paola.gasperini@piediscepole.it - 3331964930
sr M. Cristina Catapano - cristina.catapano@piediscepole.it - 3489259518

06 dicembre 2015

La segnaletica della settimana

II DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)


Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».



Per riflettere...
Il tempo continua, ma la storia siamo noi!

Il Vangelo riporta esattamente date, nomi, nazioni e regioni... Nel concatenamento di eventi retti dalla logica di uomini (ogni nome evoca una storia), accade un evento la cui logica è nuova: Dio parla e la sua parola è la storia di Giovanni, figlio di Zaccaria; la sua persona è la novità della forza della parola di Dio che si fa concreta: «nel deserto».

Giovanni è il profeta che con la sua nascita, con quello che lui è, comincia a ricordare al mondo che non tutto è potere, schiavitù, tristezza senza speranza. Egli non ha paura di gridare al mondo che nulla è impossibile a Dio, che è Padre, grazia, amore...
Giovanni è il lieto annunciatore di una gratuità di amore che raggiunge l'uomo nella sua debolezza per fargli dono di una vita bella: è l'onnipotenza dell'amore di Dio che opera ben oltre ogni nostro desiderio!

Occorre alzare la testa, aprire gli occhi per vedere e il cuore per lasciarsi amare da lui, perché «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio»: nel cuore di tutti gli uomini, nella loro storia fragile e drammatica, al di là di ogni distinzione, Dio opera e fa sperimentare la novità della sua grazia che salva, dentro un Amore spesso silenzioso ma che è già presente... Non temere!

 

04 dicembre 2015

Face... to face


Non so bene cosa sia la fede, ma so che quando mi ritrovo in chiesa o a catechismo mi sento diversa, mi cambia l’umore della giornata e per questo credo che sia una cosa bella.

Ma non nego che mi costa testimoniarla senza vergogna anche nel gruppo dei miei coetanei fuori della parrocchia.

Rebecca

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Ciao Rebecca,
Don Tony con un gruppo di giovani amici.

la tua è una riflessione che interessa il cuore delle cose. Avere fede è una cosa bella, hai ragione. Frequentare la parrocchia, partecipare agli incontri, pregare e stare un po’ in silenzio aiuta a stare meglio e a vivere meglio la vita. Tutto questo però dovrebbe essere poi portato fuori dalla parrocchia.

Lo so, non è semplice! Ti ricordi Pietro, nei giorni della passione di Gesù, che fuori dal gruppo degli amici discepoli negò di conoscere Gesù? Ecco spesso noi facciamo così. Lo facciamo tutti. Dovremmo soltanto essere in grado di permettere a Gesù di cambiarci il cuore e non … vergognarci di Lui.


Ciao!
 
don Tony