Solennità della SS. TRINITA' (Anno B)
Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e
sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli,
battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io
sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Per riflettere...
Siamo mandati dal Signore Risorto nel mondo, come gli Undici.
Senza paura. Ma non perché, ingenuamente, "tutto va bene". Non abbiamo paura perché Lui ha promesso "Io sono con voi tutti i giorni, per sempre", e se ha promesso è vero, lo fa, perché Lui, il Maestro e Signore, non si rimangia la parola data...
Siamo mandati dal Risorto. Ma non nel Suo Nome. Siamo mandati a fare discepoli i popoli e battezzarli (cioé immergerli) nel Nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, nel nome di un Dio che è Unico e Trino, unico e molteplice, come solo l'Amore sa e può essere. Noi, immersi in questo amore, siamo chiamati a immergere tutti, e ogni realtà, in questo amore che trasforma restando sempre, semplicemente, se stesso.
Santissima Trinità: uno dei misteri più incomprensibili della nostra fede, che diventa luce e gioia, quando se ne fa esperienza, standovi immersi come il pesce nell'acqua!
29 maggio 2015
La segnaletica della settimana
28 maggio 2015
Bricioledi vita
Sono ormai mesi che la nostra Italia è raggiunta da fratelli e sorelle in cerca di "salvezza"!
Vogliamo lasciarci emozionare da tutto questo attraverso l'esperienza diretta di alcuni giovani, come Serena, di Taranto, che ha scelto di vivere da volontaria e si è messa al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.
Vogliamo lasciarci emozionare da tutto questo attraverso l'esperienza diretta di alcuni giovani, come Serena, di Taranto, che ha scelto di vivere da volontaria e si è messa al servizio con gesti vivi di carità e fratellanza.
Tutto è iniziato dopo aver letto varie
notizie su internet: ero a Bari, dovevo fare un esame all’università e non
tornavo a casa da un mese. Chi avrebbe mai detto che, una volta qui, la mia
vita sarebbe cambiata radicalmente!
Il giorno dopo essere tornata, mi sono
organizzata con un amico e siamo andati a dare una mano all’ABFO, il dormitorio
dietro la chiesa, dove avevano bisogno d’aiuto per mettere in ordine tutti i
beni di prima necessità che i cittadini avevano generosamente donato dopo
l’annuncio dello stato di emergenza. Da lì, mi sono spostata, insieme a qualche
altro amico, presso una palestra della città: lì vengono accolte le famiglie e,
più in generale, gli adulti, i quali però, nel giro di pochi giorni, vanno via.
Partono per il Nord Italia, o per la maggior parte, per il Nord Europa, consapevoli
che le possibilità di trovare fortuna qui in Italia non sono molto alte. E
così, abbiamo salutato i nostri amici e abbiamo augurato loro un buon viaggio… l’ennesimo
viaggio… con la speranza nel cuore che fosse l’ultimo, e che finalmente
potessero trovare un po’ di “normalità”.
Presso un altro centro, invece, la
situazione era molto diversa: c’erano e ci sono tutt’ora i minori NON
accompagnati. Questi, a differenza degli adulti, non possono muoversi
liberamente sul territorio, né italiano né europeo, e devono aspettare di
essere collocati in case famiglia, SPRAR o comunità dove rimarranno fino alla
maggiore età, e dove nel frattempo impareranno l’italiano e un mestiere, per
poter poi essere inseriti nel mondo del lavoro.
La loro sosta qui è un po’ più lunga,
perché le procedure di smistamento nelle varie strutture sono parecchio lente e
quindi possono rimanere qui per settimane, addirittura per mesi interi.
È la mia educatrice di Azione Cattolica che
mi ha spinto a prestare servizio presso quel centro… mi aveva spiegato che la
nostra presenza lì sarebbe stata molto
utile, perché questi ragazzini, completamente soli, spaesati, oltre ad aver
bisogno di assistenza materiale, erano quelli che più di tutti avevano bisogno
di essere ASCOLTATI… di parlare, sfogarsi, raccontare le loro storie terribili
e inverosimili a qualcuno e riceverne conforto… avevano bisogno di una spalla
su cui appoggiarsi, di un amico con cui confidarsi. Sono sincera, non sapevo se
ce l’avrei fatta a reggere nel cuore il peso di un’esperienza così forte, ma,
non so perché (poi l’avrei capito), senza pensarci due volte, ho accettato la
sfida.
Ecco, a questo punto inizia DAVVERO la mia
esperienza da VOLONTARIA!
Ed è stata proprio quest’esperienza, paradossalmente,
che mi ha insegnato il vero significato di questa parola: essere volontario non
significa soltanto dare cibo e vestiti a
chi ne ha bisogno, ma dare al fratello che hai di fronte tutta l’anima e tutto
il cuore; significa rinunciare al tuo tempo libero, a uscire ogni sera con gli
amici, a fare una vita comoda, per metterti a servizio di chi ha bisogno di te;
e ancora, significa diventare amico di chi hai di fronte, parlarci, ridere,
scherzare, ascoltare ciò che ha da dirti, essergli SPALLA e ROCCIA, diventare
per lui un vero e proprio punto di riferimento. Così, a 20 anni, ho aperto un
nuovo capitolo della mia vita, che ho intitolato “Incontri”, e grazie a
quest’esperienza mi sto arricchendo immensamente, sto cambiando la prospettiva
da cui guardare le cose.
Devo essere sincera, inizialmente l’impatto
non è stato molto facile: ho sofferto e pianto tanto perché non riuscivo ad
accettare di essere così fortunata rispetto a loro che hanno dovuto patire
tutte quelle sofferenze; ero caduta in una fase di apatia totale, e mi chiedevo
in continuazione: “Perché io ho tutto e loro niente?”. Poi però, la preghiera
mi ha aiutato a risollevarmi, e mi sono detta: “Come posso rinunciare a fare
tutto quello che sto facendo, solo per paura di stare male? Per paura di non
riuscire a reggere il peso delle loro storie?”. E allora mi sono rimboccata le
maniche, ho preso tutta la forza che avevo dentro, mi sono armata di sorrisi a
non finire, e mi sono lanciata in quest’avventura.
E qual è stata la cosa più sconvolgente?
Scoprire che in realtà siamo noi a non avere niente, e che loro hanno nel cuore
un’inestimabile ricchezza nascosta. Sono pieni d’amore, vita, allegria; sanno
guardare sempre al lato bello della vita, nonostante abbiano vissuto i drammi
della povertà, della schiavitù, della guerra, della distruzione, della
persecuzione; emanano il profumo dell’AMORE vero e incondizionato… e viene
spontaneo riconoscere, nei loro occhi, lo sguardo di Gesù.
Ogni giorno lì con loro: abbiamo parlato,
riso, scherzato, pianto, giocato, siamo usciti, abbiamo mangiato… Siamo
diventati amici, alcuni sono andati via, li abbiamo salutati e ci siamo ripromessi
che ci saremmo tenuti in contatto (e così è stato), che non li avremmo mai
dimenticati; altri nuovi continuano ad arrivare… e ogni volta, la magia si
ripete, per loro e per noi: il primo approccio è sempre lo stesso: “Ciao, come
ti chiami?” chiedo in inglese o francese, a seconda della lingua che parlano. E
dopo un minuto, eccoti immersa nel loro mondo, nelle loro storie, nella loro
vita… ti ritrovi a ripercorrere insieme a loro i passi del VIAGGIO che hanno
appena terminato, a volte faticosamente, a volte meno; c’è chi ne parla con
estrema serenità, chi fa fatica a ricordare, chi invece non riesce ancora ad
accettare tutto ciò che ha vissuto, ma in un modo o nell’altro, TUTTI, e dico
TUTTI, ti aprono le porte della loro vita, ti accolgono e ti invitano a
rimanere accanto a loro. E soprattutto, ti ARRICCHISCONO.
Sì, ti arricchiscono…e il paradosso è
proprio questo: parti con l’intenzione di DARE, e alla fine ti ritrovi a
ricevere molto di più!
A distanza di mesi dal primo passo, posso
dire di aver imparato davvero molto, e vorrei sintetizzare il tutto in questi
pochi punti.
- Ho imparato che è davvero difficile
trasformare il Vangelo in fatti, e che forse, qui, siamo troppo abituati a
riempirci la bocca senza sporcarci poi le mani; è in questo periodo più che mai
che mi sento continuamente rimbombare in testa le parole di Papa Francesco,
quando diceva: “Uscite dalle parrocchie. Una chiesa chiusa in sé stessa è una
chiesa ammalata” ed è lì, in quelle due frasi così brevi, ma così dense di
significato, che trovo il coraggio per continuare.
- Ho imparato che …per essere volontario ci
vogliono una forza e un equilibrio non indifferenti, che si conquistano
solamente con il tempo, con la preghiera e con la perseveranza; bisogna imparare
ad entrare nella vita dei fratelli bisognosi, senza però lasciarsi troppo
coinvolgere dai loro drammi, altrimenti si rischia di rimanere “paralizzati”
dal dolore e dalle sofferenze di cui questi ci parlano, e di non riuscire più
ad andare avanti.
- Ho imparato che per essere volontari nel
modo giusto, bisogna sentirsi come un piccolo tassello di un intero, grande
puzzle: da soli, non possiamo salvare il mondo; è insieme che si costruisce.
Tutti siamo importanti, ma non indispensabili.
- Ho imparato che se al primo posto non
metti l’altro, ma te stesso, smette di essere Amore e diventa vanagloria; è
bene mettersi al servizio, è bene rendersi disponibile, è bene sentirsi
“COMPLETATI” da un’esperienza del genere; ma il tutto, sempre guardando a ciò
che è meglio per l’altro, non per noi stessi.
- Ho imparato che di fronte a una realtà
del genere, c’è bisogno di rimettere tutto ciò che fa parte della propria vita
sulla bilancia, per ridare alle cose un nuovo peso. Ti chiedi: Cosa è importante
davvero? Cosa mi sazia? Cosa mi completa? E nel darti delle risposte, capisci
che di tante cose che prima ritenevi importanti, puoi benissimo farne a meno, e
che vivere con l’essenziale è ciò che ti rende davvero completo. La cultura
dell’essenzialità… sì, questa è la cosa più bella che questi fratelli hanno
portato qui da noi, e sarebbe bello se si diffondesse sconfinatamente. La loro
è una società ancora incontaminata da tutti i meccanismi che qui ci rendono
schiavi e sarebbe bello conservarla così e prenderne esempio. Accontentarsi di niente… di un piatto di
pasta, una maglietta, un pantalone e un paio di scarpe, una chiamata ai propri
parenti in Africa per dire: sto bene, sono vivo, grazie a Dio!
- Ho imparato anche che è molto importante,
quando ci si rapporta con questi nostri fratelli, insegnare loro il rispetto
delle regole; infondo, si tratta comunque di persone che, nonostante tutto
l’amore che portano dentro, sono fragili: hanno anche loro dei difetti, a volte
possono imboccare strade sbagliate, a volte possono essere mosse da passioni
negative. Allora, c’è bisogno anche di mettere in chiaro i limiti da non
valicare, e ricordare loro, comunque sia, che l’Italia è un paese come tutti
gli altri, in cui esistono delle regole di convivenza civile e delle leggi da rispettare.
Anche questo compito, un po’ più ostico, fa parte dei DOVERI del volontario, e contribuisce a costruire il
BENE del fratello che stiamo aiutando. Dunque, il volontario è anche
responsabile della formazione civile e sociale dei fratelli che aiuta. Il
volontario è anche un educatore. O forse, è SOPRATTUTTO un educatore!
Comunque, io credo solo una cosa: nulla accade
per caso… e questo pezzo di Africa che si è spostata proprio qui, a casa nostra,
non è arrivata senza un motivo! Ne sono convinta! Forse il nostro Dio ci ha
voluti mettere alla prova, ci ha voluti sfidare… o forse ci ha voluto
semplicemente lanciare un MESSAGGIO.
Nel mio caso, è stato proprio così: sto
attraversando un periodo particolare della mia vita; è un periodo di resoconti,
progetti e scelte; è un periodo di decisioni dure, in cui sto avendo bisogno di
mettere tutto sulla bilancia per cercare di capire, a volte anche
dolorosamente, cosa è meglio per me… senza nessun condizionamento esterno… Cosa
voglio fare della mia vita? Cosa voglio ESSERE, soprattutto?
E mentre cercavo qualcosa ho trovato QUALCUNO,
ho trovato Gesù: l’ho trovato nei loro occhi bisognosi d’amore, nei loro
sguardi desiderosi soltanto di un po’ di normalità… l’ho trovato nella loro
debolezza, nella fragilità, nel cuore grande che ognuno di loro ha… l’ho
trovato nelle loro parole innocenti quando ti chiedono: Che fine faremo? Dove
siamo? Dove andremo? L’ho trovato nella purezza del loro cuore, nei loro: “Ti
voglio bene” sinceri, nella loro capacità di non dimenticarsi di nessuno, nella
semplicità con cui sanno condividere con noi quel poco che hanno.
Giro e rigiro tra le mani la cartina
dell’Africa… e tutto d’un tratto mi rendo conto che la sua forma assomiglia
vagamente a quella di un cuore! L’Africa ha la forma di un cuore! E allora mi
dico: forse anche la terra ci vuole suggerire che quel posto è pieno d’AMORE!
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27 maggio 2015
Ciak!
Guardare un film attiva non di rado una serie di domande, introspezioni, revisioni interiori...
La trama, i
personaggi, la sceneggiatura, ma anche la fotografia, la musica, le parole
contribuiscono ad aprire delle finestre nella nostra interiorità.
A seconda del tempo che stiamo vivendo e della
nostra disponibilità a lasciarci interrogare, al di là del genere di film e
della trama, il film può stimolare l’attenzione verso il proprio mondo
interiore e dare avvio alla ricerca di sé.
Nasce, allora, sul nostro BLOG una nuova rubrica che porta come titolo: Ciak!
A tutti... buona visione!!!
Se mi lasci ti cancello
Regia di Michel Gondry – Usa 2004
Joel è
malinconico e sognatore, si interroga molto e, profondamente triste, cerca
un’altra persona che acquieti la sua ricerca di senso e lo aiuti a “tirarsi
su”. Incontra Clementine è una ragazza attiva e carismatica. Joel e Clementine
pian piano si innamorano fortemente. Un giorno però, la ragazza, stanca della
sua relazione ormai in fase di declino, decide, mediante un esperimento
scientifico, di farsi asportare dalla mente la parte relativa alla storia con
Joel. Il giovane, una volta venuto a conoscenza di questo fatto, sceglie di
fare altrettanto ma durante il procedimento cambia idea e qualcosa va storto…
Clementine
dice a Joel: “Troppi uomini pensano che io sia un’idea, che possa completargli
o che possa riuscire a ridargli la vita. Ma io sono solamente una ragazza
incasinata che cerca la sua pace mentale. Non farmi carico della tua”. Cosa ne
pensi di questo? Cosa significa ricerca assieme il senso? Come si può amare,
senza sostituirsi all’altro e senza invadere totalmente la sua interiorità?
Nella ricerca
interiore spesso è molto difficile fare i conti con alcuni ricordi, ma è ciò
che fa crescere e che stimola ulteriormente la riflessione. Da dove nasce il
desiderio di cancellare parti della propria storia dalla memoria? Qual è
l’aspetto più difficile da accettare quando non riusciamo a dare senso ad
alcune parti della nostra storia? Perché l’esperimento scientifico alla fine
non riesce? Cosa significa secondo te?
22 maggio 2015
La segnaletica della settimana
Solennità di PENTECOSTE (anno B)
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Per riflettere...
Si scrive Spirito Santo, si legge Trinità.
Perché se è vero che il protagonista, il festeggiato di questa solennità bellissima e "caldissima" è lo Spirito Santo, è anche vero che Egli è mandato dal Gesù e dal Padre, e viene per consolare, per rafforzare e per... ricordare le cose che ci ha detto Gesù.
Lo Spirito Santo non ha nulla di "suo": prende dal Padre, prende dal Figlio, perché quello che è del Padre e del Figlio è anche Suo... perché è sempre e solo l'unico Dio.
Ecco la sua presenza fra noi, e per noi, che ci porta nel cuore stesso di Dio, che ci porta nel cuore stesso del mondo, al quale siamo mandati per annunciare il Vangelo della pace, della misericordia, dell'amore. In tutte le lingue del mondo! A tutti popoli del mondo!
Senza paura: lo Spirito abita in noi. Fin d'ora, fin dal battesimo.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Per riflettere...
Si scrive Spirito Santo, si legge Trinità.
Perché se è vero che il protagonista, il festeggiato di questa solennità bellissima e "caldissima" è lo Spirito Santo, è anche vero che Egli è mandato dal Gesù e dal Padre, e viene per consolare, per rafforzare e per... ricordare le cose che ci ha detto Gesù.
Lo Spirito Santo non ha nulla di "suo": prende dal Padre, prende dal Figlio, perché quello che è del Padre e del Figlio è anche Suo... perché è sempre e solo l'unico Dio.
Ecco la sua presenza fra noi, e per noi, che ci porta nel cuore stesso di Dio, che ci porta nel cuore stesso del mondo, al quale siamo mandati per annunciare il Vangelo della pace, della misericordia, dell'amore. In tutte le lingue del mondo! A tutti popoli del mondo!
Senza paura: lo Spirito abita in noi. Fin d'ora, fin dal battesimo.
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13 maggio 2015
Per te... giovane!
E' BELLO CON TE!
Hai già pensato come vivere le tue vacanze estive?
Noi ti proponiamo di farlo in modo alternativo! Ecco qualche suggerimento che fa per te... TI ASPETTIAMO: dillo anche ai tuoi amici, non mancate!!!
PER GIOVANISSIMI (14-19 anni)
- Campo estivo a Mascalucia (CT) dal 4 al 9 Agosto
Sr. M. Vittoria Berloco - 333 2499771 - vittoria.b@pddm.it
PER GIOVANI (18-30 anni)
- Esercizi spirituali a Centrale di Zugliano (VI) dal 19 al 24 Agosto
Sr. M. Paola Gasperini - 333 1964930 - paola.g@pddm.it
- Campi itineranti a Roma "Sui passi dei testimoni della fede" per gruppi parrocchiali per giovani dai 16 ai 30 anni
Sr. M. Cristina Catapano - 348 9259518 - cristina.c@pddm.it
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09 maggio 2015
La segnaletica della settimana
VI DOMENICA DI PASQUA (Anno B)
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri»
Per riflettere...
Gesù, questa settimana ci propone un amore... a catena. Andata e ritorno.
1) Come il Padre ha amato me: per prima cosa c'è il Padre, Dio, che ama il Figlio. non si può prescindere da questo amore.
2) anche io ho amato voi: dal Figlio, l'amore per... noi!
3) Rimanete nel mio amore: e qui si tratta di stare, rimanere, dimorare... l'abbiamo visto la settimana scorsa, ma, si sa, repetita iuvant! E per rimanere nel Suo amore occorre fare una cosa semplicissima: seguire, ascoltare quello che Lui ci comanda. Cosa? Amare! perché se non ami, come fai a restare in Dio, che è amore?
4) Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri: E la catena arriva a... tutti! Amandoci gli uni gli altri, a vicenda, come (= nello stesso modo) in cui Lui ci ha amati. Come? Fino a dare la vita. Per i fratelli.
Abbiamo una settimana per "digerire" questo Vangelo, per lasciarcene sconvolgere e... infiammare delle Sua gioia, quella di chi ama perché sente di essere amato.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri»
Per riflettere...
Gesù, questa settimana ci propone un amore... a catena. Andata e ritorno.
1) Come il Padre ha amato me: per prima cosa c'è il Padre, Dio, che ama il Figlio. non si può prescindere da questo amore.
2) anche io ho amato voi: dal Figlio, l'amore per... noi!
3) Rimanete nel mio amore: e qui si tratta di stare, rimanere, dimorare... l'abbiamo visto la settimana scorsa, ma, si sa, repetita iuvant! E per rimanere nel Suo amore occorre fare una cosa semplicissima: seguire, ascoltare quello che Lui ci comanda. Cosa? Amare! perché se non ami, come fai a restare in Dio, che è amore?
4) Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri: E la catena arriva a... tutti! Amandoci gli uni gli altri, a vicenda, come (= nello stesso modo) in cui Lui ci ha amati. Come? Fino a dare la vita. Per i fratelli.
Abbiamo una settimana per "digerire" questo Vangelo, per lasciarcene sconvolgere e... infiammare delle Sua gioia, quella di chi ama perché sente di essere amato.
06 maggio 2015
Briciole di vita...
QUALE COLORE HA LA FELICITA'
Con il mese di Maggio si è conclusa l'ultima tappa dell'itinerario vocazionale per ragazze in 3 STEP durante l'anno.
Lasciamo allora la parola a chi ha accolto l'invito del Signore e ha partecipato a questa iniziativa...
Il dono più grande che potevo ricevere siete state voi. In questi 3 STEP ho avuto la conferma di quanto il Signore mi ama e vuole solo la mia felicità. Non poteva mettermi sul cammino delle persone migliori! Persone che mi incoraggiano a non mollare, di fare della mia Vita un Dono! Un Dono per me e per gli altri! Grazie di tutto e a presto...
Chiara
DONO: che parola e che significato grande per la mia vita!!! Attraverso l'incontro e il servizio in questi giorni ho sperimentato quanto di vero c'è nella frase: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere"!! Donare e donarsi vuol dire davvero amare! Amare in maniera grande, fuori misura!!!!
Come diceva sr Cristina nella catechesi, se non fai incontro del Signore nella tua vita, se non lo lasci entrare potrai donare solo che un amore povero... ed oggi allora alla luce di tutto questo voglio davvero che il Signore entri e resti per sempre nella mia vita perché solo Lui può donare questo amore così grande e con Lui nel cuore possiamo donarci a nostra volta così tanto e con tanto amore!!
Grazie per l'esperienza condivisa e per tutti i doni che ho ricevuto in questi giorni!!!
Susanna
E' stato per me importante in questi giorni, interrogarmi sul significato della parola "dono", a maggior ragione in questo STEP dove ho sperimentato molto forte anche il servizio in senso pratico... e tutto questo... rapportato a Gesù ha acquistato una valenza particolare.
Ripercorrendo la mia storia mi sono resa conto di quanto spesso ho dato per scontato i doni che il Signore mi ha dato: la mia fede, la sensibilità cristiana, le persone messe accanto, ecc...! Quello che al termine di questa esperienza mi sono ripromessa di portare a casa è di non aver paura del Suo dono, ma al contrario di "aprirlo", accoglierlo dentro di me, anche se ora non comprendo in che modo potrò ridonarlo ma con la certezza che è amore puro che Lui mi dona perché ha a cuore la mia felicità e solo così sono certa che vivrò a pieno la mia vita in Lui!
Valentina
Con il mese di Maggio si è conclusa l'ultima tappa dell'itinerario vocazionale per ragazze in 3 STEP durante l'anno.
Lasciamo allora la parola a chi ha accolto l'invito del Signore e ha partecipato a questa iniziativa...
Il dono più grande che potevo ricevere siete state voi. In questi 3 STEP ho avuto la conferma di quanto il Signore mi ama e vuole solo la mia felicità. Non poteva mettermi sul cammino delle persone migliori! Persone che mi incoraggiano a non mollare, di fare della mia Vita un Dono! Un Dono per me e per gli altri! Grazie di tutto e a presto...Chiara
DONO: che parola e che significato grande per la mia vita!!! Attraverso l'incontro e il servizio in questi giorni ho sperimentato quanto di vero c'è nella frase: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere"!! Donare e donarsi vuol dire davvero amare! Amare in maniera grande, fuori misura!!!!
Come diceva sr Cristina nella catechesi, se non fai incontro del Signore nella tua vita, se non lo lasci entrare potrai donare solo che un amore povero... ed oggi allora alla luce di tutto questo voglio davvero che il Signore entri e resti per sempre nella mia vita perché solo Lui può donare questo amore così grande e con Lui nel cuore possiamo donarci a nostra volta così tanto e con tanto amore!!
Grazie per l'esperienza condivisa e per tutti i doni che ho ricevuto in questi giorni!!!
Susanna
E' stato per me importante in questi giorni, interrogarmi sul significato della parola "dono", a maggior ragione in questo STEP dove ho sperimentato molto forte anche il servizio in senso pratico... e tutto questo... rapportato a Gesù ha acquistato una valenza particolare.
Ripercorrendo la mia storia mi sono resa conto di quanto spesso ho dato per scontato i doni che il Signore mi ha dato: la mia fede, la sensibilità cristiana, le persone messe accanto, ecc...! Quello che al termine di questa esperienza mi sono ripromessa di portare a casa è di non aver paura del Suo dono, ma al contrario di "aprirlo", accoglierlo dentro di me, anche se ora non comprendo in che modo potrò ridonarlo ma con la certezza che è amore puro che Lui mi dona perché ha a cuore la mia felicità e solo così sono certa che vivrò a pieno la mia vita in Lui!
Valentina
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02 maggio 2015
La segnaletica della settimana
V DOMENICA DI PASQUA (Anno B)
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Per riflettere...
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto".
L'immagine della vite è estremamente semplice ed efficace.
Perché fra vite e tralcio c'è un'unità così stretta che... non si può mai dire del tuttto quando comincia l'una e finisce l'altro. Eppure, non sono la stessa cosa! La vite, senza un tralcio, vive lo stesso, non lo stesso può dirsi del tralcio staccato dalla vite. Serve solo ad essere bruciato, e fa un fuoco così debole che non riscalda per nulla...
Perché è la vite a produrre il frutto. Il tralcio, semmai, porta il frutto. E il frutto non è per la bellezza del tralcio, né per la vite ma... per l'agricoltore!
Perché la vite, per fare frutto, come tutte le piante, deve essere potata, pulita dei rametti secchi o infruttuosi; il tralcio risulta completamente spogliato per diventare ancora più attivo e produttivo.
Perché il tralcio non è "attaccato" semplicemente alla vite: c'è qualcosa che scorre dall'uno all'altra e viceversa. E' la linfa vitale. E', in altre parole, la vita.
Quanti motivi perché questa immagine sia proprio adatta a descrivere il nostro rapporto di disceoli con il Maestro divino, con il quale formiamo un'unità stretta, al punto che i suoi frutti li portiamo noi, a gloria del Padre; per questa vita che ci scorre dentro, e che è la vita stessa di Gesù, in noi, che ci dà la capacità di amare; per le quotidiane (a volte anche dolorose) "potature" cui il Padre ci sottopone, non perché voglia vederci soffrire, ma perché sa che, togliendo da noi tutto ciò che non porta vita, diventiamo più forti, e più capaci di portare a tutti l'amore stesso di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Per riflettere...
"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto".
L'immagine della vite è estremamente semplice ed efficace.
Perché fra vite e tralcio c'è un'unità così stretta che... non si può mai dire del tuttto quando comincia l'una e finisce l'altro. Eppure, non sono la stessa cosa! La vite, senza un tralcio, vive lo stesso, non lo stesso può dirsi del tralcio staccato dalla vite. Serve solo ad essere bruciato, e fa un fuoco così debole che non riscalda per nulla...
Perché è la vite a produrre il frutto. Il tralcio, semmai, porta il frutto. E il frutto non è per la bellezza del tralcio, né per la vite ma... per l'agricoltore!
Perché la vite, per fare frutto, come tutte le piante, deve essere potata, pulita dei rametti secchi o infruttuosi; il tralcio risulta completamente spogliato per diventare ancora più attivo e produttivo.
Perché il tralcio non è "attaccato" semplicemente alla vite: c'è qualcosa che scorre dall'uno all'altra e viceversa. E' la linfa vitale. E', in altre parole, la vita.
Quanti motivi perché questa immagine sia proprio adatta a descrivere il nostro rapporto di disceoli con il Maestro divino, con il quale formiamo un'unità stretta, al punto che i suoi frutti li portiamo noi, a gloria del Padre; per questa vita che ci scorre dentro, e che è la vita stessa di Gesù, in noi, che ci dà la capacità di amare; per le quotidiane (a volte anche dolorose) "potature" cui il Padre ci sottopone, non perché voglia vederci soffrire, ma perché sa che, togliendo da noi tutto ciò che non porta vita, diventiamo più forti, e più capaci di portare a tutti l'amore stesso di Dio.
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