I DOMENICA DI AVVENTO (Anno B)
Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È
come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il
potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al
portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se
alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo
che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
Per riflettere...
Un altro anno liturgico si apre. Parola d'ordine: vegliate! E ae Gesù ripete questa parola, nel giro di appena 5 versetti, ben 4 volte, vuol dire che desidera che questo concetto ci entri bene in testa.
Vegliare non vuol dire semplicemente "non dormire". Uno può restare sveglio per insonnia, o perché è malato, ma non per questo è uno che veglia. Si può essere fisicamente svegli ma... assenti, senza attenzione. Non è questa la veglia che interesa al Signore. Non gli interessa avere un esercito di zombie, quando tornerà, ma persone ben sveglie, attente. Anzi, vigilanti, come può esserlo un portiere di notte o la sentinella che fa la guardia, come può esserlo una mamma che aspetta il figlio che tarda a rientrare a casa... così è la veglia che vuole il Signore.
Non che ora dobbiamo smettere di dormire! Però rimanere o ritornare ad attendere con il cuore ben sveglio, facendo attenzione a ogni minimo segno del passaggio del Signore. Vivendo bene il tempo che abbiamo. Ora, non in un futuro che esiste solo nella nostra testa! Perché Egli - questo è certo! - tornerà! Anzi, torna sempre, è già qui fra noi. E questa è la nostra gioia, ed è questa certa speranza che ci tiene ben svegli!
28 novembre 2014
La segnaletica della settimana
24 novembre 2014
Per te... giovane!
Hai già pensato come passerai il tuo "CAPODANNO"?
Ebbene questa proposta è proprio per te! Dopo l'entusiasmo suscitato lo scorso anno anche quest'anno le Pie Discepole del Divin Maestro propongono un Capodanno 2015 davvero "alternativo".
Non perdere questa occasione...TI ASPETTIAMO!!!
Info:
sr M Cristina Catapano - cristina.catapano@piediscepole.it - 3489259518
sr M Paola Gasperini - paola.gasperini@piediscepole.it - 3331964230
Ebbene questa proposta è proprio per te! Dopo l'entusiasmo suscitato lo scorso anno anche quest'anno le Pie Discepole del Divin Maestro propongono un Capodanno 2015 davvero "alternativo".
Non perdere questa occasione...TI ASPETTIAMO!!!
E PER TE…
…che vuoi prenderti alcuni giorni in cui poter rimettere al giusto posto i tasselli del mosaico della tua vita a conclusione di un anno e affidare le attese per quello nuovo che inizia:
ESERCIZI SPIRITUALI sul tema delle Beatitudini “FELICI VOI…”
27-31 dicembre 2014 (quota: 85 euro)
…che vuoi prenderti alcuni giorni in cui poter rimettere al giusto posto i tasselli del mosaico della tua vita a conclusione di un anno e affidare le attese per quello nuovo che inizia:
ESERCIZI SPIRITUALI sul tema delle Beatitudini “FELICI VOI…”
27-31 dicembre 2014 (quota: 85 euro)
SEDE: Centro Giovanile - via Portuense 739 - ROMA
* Iscrizioni entro il 20 DICEMBRE 2014
Info:
sr M Cristina Catapano - cristina.catapano@piediscepole.it - 3489259518
sr M Paola Gasperini - paola.gasperini@piediscepole.it - 3331964230
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22 novembre 2014
Musica!
È di moda - Tricarico
Tricarico, è stato un artista incompreso troppo a lungo, finalmente trova il coraggio di osar criticare tutto ciò che viene considerato "di moda" in questi tempi. Bel coraggio... il coraggio che manca ai giovani di oggi che 'seguono la moda' per non sentirsi diversi ma che non sempre ne condividono i principi.
Tricarico mette in evidenza come - oggi - le cose giuste e sensate siano fuori moda e trova il coraggio di incidere una canzone invadendo spazi 'sacri' come il mondo del calcio ad esempio!
Chi è fuori moda non ha
successo, non vende cd, non fa' carriera, non è sulla bocca di tutti e viene
emarginato dalla società, messo da parte perchè non rientra nella massa, ma il mondo non cambierà se come Tricarico
ognuno non trova il coraggio di essere 'fuori moda' difendendo i propri
principi e portando avanti le proprie idee senza lasciarsi travolgere dalla
massa!
Andare "controcorrente" è di moda!
Eh si, ce lo ripete spesso papa Francesco: "Dio ci dà il coraggio di andare
controcorrente" anzi, il papa ha invitato tutti i giovani ad andare
controcorrente, perchè "fa bene al cuore, ma, per farlo ci vuole tanto
coraggio e Lui, questo coraggio ce lo dà!"
Inevitabile che ci
siano incomprensioni, tribolazioni, difficoltà, ma, non ci si può far
schiacciare dalla paura se poniamo tutto nelle Sue mani ed osiamo un passo in
direzione opposta rispetto al percorso che ci propone 'la massa'.
siano incomprensioni, tribolazioni, difficoltà, ma, non ci si può far
schiacciare dalla paura se poniamo tutto nelle Sue mani ed osiamo un passo in
direzione opposta rispetto al percorso che ci propone 'la massa'.
Concludo ancora con
un pensiero di papa Francesco: "
anche e soprattutto se ci sentiamo poveri, deboli, peccatori, perché Dio dona
forza alla nostra debolezza, ricchezza alla nostra povertà, conversione al nostro
peccato”.
un pensiero di papa Francesco: "
anche e soprattutto se ci sentiamo poveri, deboli, peccatori, perché Dio dona
forza alla nostra debolezza, ricchezza alla nostra povertà, conversione al nostro
peccato”.
21 novembre 2014
La segnaletica della settimana
SOLENNITA' DI N. S. GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Per riflettere...
"L'avete fatto a me". La morale di questa lunga (e arcinota) parabola di Gesù è tutta in questa frase.
Gesù si mostra, in questa ultima domenica dell'anno liturgico, come come Re-giudice, ma non nel senso che generalmente intendiamo un po' tutti: quello che dà a ciascuno il suo e premiando i pii e punendo gli infedeli. Per Lui il giudizio è tutt'altro! E' raccogliere quello che si è seminato, anche inconsapevolmente.
Hai seminato bene? Riceverai bene. Non hai seminato il bene? non lo raccoglierai. Tutto qui.
Con un qualcosa in più, però. Perché Gesù, questo Re-giudice, si identifica con i più piccoli. Non si mette semplicemente dalla loro parte, ma - alla lettera! - "nei loro panni"! Considera come fatto a sè qualunque opera buona, fra le più elementari, fatte a chi è nel bisogno, addirittura senza che lo facciamo sapendo di soccorrere Lui!
"Lo avete fatto a me": Madre Teresa di Calcutta ripeteva queste parole scandendole sulle dita della mano. Amava chiamarlo e raccomandarlo come "Il Vangelo delle 5 dita".
E' bello, entusiasmante, sapere che tutto il bene che passa attraverso le nostre mani non raggiunge solo il fratello o la sorella nel bisogno, ma che Cristo, nostro Re, ne tiene conto come fatto a Lui. Non importa se poco o molto, piccolo o grande. Ed è anche bello pensare che, per quanto poco, questo bene, avrà in combio una gioia senza fine: quella del Cielo.
Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Per riflettere...
"L'avete fatto a me". La morale di questa lunga (e arcinota) parabola di Gesù è tutta in questa frase.
Gesù si mostra, in questa ultima domenica dell'anno liturgico, come come Re-giudice, ma non nel senso che generalmente intendiamo un po' tutti: quello che dà a ciascuno il suo e premiando i pii e punendo gli infedeli. Per Lui il giudizio è tutt'altro! E' raccogliere quello che si è seminato, anche inconsapevolmente.
Hai seminato bene? Riceverai bene. Non hai seminato il bene? non lo raccoglierai. Tutto qui.
Con un qualcosa in più, però. Perché Gesù, questo Re-giudice, si identifica con i più piccoli. Non si mette semplicemente dalla loro parte, ma - alla lettera! - "nei loro panni"! Considera come fatto a sè qualunque opera buona, fra le più elementari, fatte a chi è nel bisogno, addirittura senza che lo facciamo sapendo di soccorrere Lui!
"Lo avete fatto a me": Madre Teresa di Calcutta ripeteva queste parole scandendole sulle dita della mano. Amava chiamarlo e raccomandarlo come "Il Vangelo delle 5 dita".
E' bello, entusiasmante, sapere che tutto il bene che passa attraverso le nostre mani non raggiunge solo il fratello o la sorella nel bisogno, ma che Cristo, nostro Re, ne tiene conto come fatto a Lui. Non importa se poco o molto, piccolo o grande. Ed è anche bello pensare che, per quanto poco, questo bene, avrà in combio una gioia senza fine: quella del Cielo.
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15 novembre 2014
La segnaletica della settimana
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
Per riflettere...
La parabola che ci è donata questa settimana è forse fra le più conosciute anche da chi "mastica" poco la Bibbia. Chi non ha mai parlato o sentito parlare di "talenti" da mettere a frutto?
Questo può portarci a non metterci davvero in ascolto di questo Vangelo, che ci parla, sì, di talenti da trafficare ma parla prima ancora di un padrone che si fida a tal punto dei sui servitori da affidare loro i suoi averi. Tutti, i suoi averi.
I talenti sono del padrone ma egli è sicuro che, se li lascia nelle loro mani, essi faranno esattamente come farebbe lui, e quindi come se quei denari appartenessero a loro: custodirli e cercare di farli fruttificare.
E' proprio per questo motivo che egli può dire ai servi che hanno usato bene di quanto loro affidato: "prendi parte alla gioia del tuo padrone!". Solo chi fa propri i desideri e le preoccupazioni di un altro può poi gioire con lui, perché ne capisce anche le gioie!
Questo il nostro destino, e questa è la prospettiva per guardare le doti che abbiamo: qualcosa di affidato. Questa è la misura della gioia cui siamo destinati: quella di condividere la stessa gioia del Padre, perché ne abbiamo condiviso - per quanto possibile - i desideri e gli "indirizzi", e viviamo come Lui, il Signore, vivrebbe.
Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
Per riflettere...
La parabola che ci è donata questa settimana è forse fra le più conosciute anche da chi "mastica" poco la Bibbia. Chi non ha mai parlato o sentito parlare di "talenti" da mettere a frutto?
Questo può portarci a non metterci davvero in ascolto di questo Vangelo, che ci parla, sì, di talenti da trafficare ma parla prima ancora di un padrone che si fida a tal punto dei sui servitori da affidare loro i suoi averi. Tutti, i suoi averi.
I talenti sono del padrone ma egli è sicuro che, se li lascia nelle loro mani, essi faranno esattamente come farebbe lui, e quindi come se quei denari appartenessero a loro: custodirli e cercare di farli fruttificare.
E' proprio per questo motivo che egli può dire ai servi che hanno usato bene di quanto loro affidato: "prendi parte alla gioia del tuo padrone!". Solo chi fa propri i desideri e le preoccupazioni di un altro può poi gioire con lui, perché ne capisce anche le gioie!
Questo il nostro destino, e questa è la prospettiva per guardare le doti che abbiamo: qualcosa di affidato. Questa è la misura della gioia cui siamo destinati: quella di condividere la stessa gioia del Padre, perché ne abbiamo condiviso - per quanto possibile - i desideri e gli "indirizzi", e viviamo come Lui, il Signore, vivrebbe.
07 novembre 2014
La segnaletica della settimana
DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Per riflettere...
Per la solennità della dedicazione della Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e "Madre di tutte le Chiese", abbiamo un Vangelo un po'... strano.
Vediamo Gesù arrabbiatissimo: picchia duro.
E picchia duro contro chi ha snaturato il senso del Tempio. Il Tempio è la casa di Dio, ed è la casa dove il popolo incontra Dio. C'è chi, in nome del profitto, del denaro, ha fatto del luogo dove incontrare Dio il luogo dove incontrare guadagno. E Gesù non ci sta, "dà di matto".
Gesù questa settimana vuol fare lo stesso per ciascuno di noi. E non semplicemente per le bancarelle che tante (troppe!) volte sono invadenti, entrano perfino sul sagrato della chiesa o addirittura dentro le mura. Questo è troppo poco! Gesù vuol fare questa pulizia generale in quel tempio specialissimo che è il tuo e il mio cuore, luogo in cui Dio incontra te e, in te, tutti i fratelli e sorelle.
E allora una domanda: come sarebbe il Signore guardando la casa del Padre suo, che è il mio cuore? Contento di vederla bella,o almeno "in construzione" o si amareggerebbe per vederla ingombra di tante cose che ne fanno "luogo di mercato"?
Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Per riflettere...
Per la solennità della dedicazione della Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e "Madre di tutte le Chiese", abbiamo un Vangelo un po'... strano.
Vediamo Gesù arrabbiatissimo: picchia duro.
E picchia duro contro chi ha snaturato il senso del Tempio. Il Tempio è la casa di Dio, ed è la casa dove il popolo incontra Dio. C'è chi, in nome del profitto, del denaro, ha fatto del luogo dove incontrare Dio il luogo dove incontrare guadagno. E Gesù non ci sta, "dà di matto".
Gesù questa settimana vuol fare lo stesso per ciascuno di noi. E non semplicemente per le bancarelle che tante (troppe!) volte sono invadenti, entrano perfino sul sagrato della chiesa o addirittura dentro le mura. Questo è troppo poco! Gesù vuol fare questa pulizia generale in quel tempio specialissimo che è il tuo e il mio cuore, luogo in cui Dio incontra te e, in te, tutti i fratelli e sorelle.
E allora una domanda: come sarebbe il Signore guardando la casa del Padre suo, che è il mio cuore? Contento di vederla bella,o almeno "in construzione" o si amareggerebbe per vederla ingombra di tante cose che ne fanno "luogo di mercato"?
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