30 settembre 2013

La segnaletica della settimana

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
 
Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)
 
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
 
 
Per riflettere…
 
“C’era un ricco, che indossava vestiti di porpora… Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta”.
Fin dall’inizio, questa parabola di Gesù propone un contrasto che salta all’occhio. Da un lato, c’è un uomo, ricco, che si gode la vita. Dall’altra c’è il povero Lazzaro, alla porta; un uomo che ha tanta gente che lo onora e che lo serve e un altro del quale nessuno sembra accorgersi. Tranne Dio.
Ma c’è una cosa curiosa nella parabola: questo è l’unico caso, in tutto il Vangelo, che Gesù dice il nome di un personaggio. Non è un dettaglio buttato lì a caso: il nome dice l’identità della persona che lo porta; in più, è il nome che permette di entrare in relazione.
La prova? Non vi sentite particolarmente a vostro agio quando qualcuno si ricorda il vostro nome? Oppure, quanta difficoltà mette non ricordarsi il nome della persona che ci sta davanti? O quanto è imbarazzante sbagliare nome? Il nome è il volto della persona. E il povero, per Gesù, è conosciuto ed amato, per nome. Nella sua unicità. Di lui non si ricorda nessuno, ma Dio sì, e nel banchetto del Paradiso gli dà il posto d’onore, niente meno che accanto ad Abramo!
Il ricco, invece, un nome non ce l’ha… si dice che cosa fa, come veste, capiamo il tipo ma… il nome?!?!? Perché? Questo ricco è egoista, pensa solo a godersi la vita. Per questo per Gesù non ha nome, non ha volto, perché non può esserci relazione con chi pensa di essere il centro dell’universo, in questo mondo (e pure nell’altro)…
 
 

27 settembre 2013

FACE... to face


In questo anno della fede più volte ho avuto l’occasione con incontri parrocchiali di approfondire il CREDO, ma in questi giorni dove sui giornali, alla TV, radio, website ecc... ogni prima notizia riguarda l’imminente possibilità di una nuova guerra mondiale mi domando: “Se Dio è onnipotente (così come all’inizio del CREDO professiamo) e può davvero tutto, conosce ogni cosa e può fare ogni cosa, perchè non impedisce il male?

 
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Mi è sempre piaciuto un aneddoto in cui un giovane chiede a Dio, quasi rimproverandolo, perché non prende posizione verso chi muore di fame, verso chi è povero, verso chi è solo. Dio risponde dicendo di aver fatto tutto “perché io ho creato te”. Il giovane ci pensa e comprende che tocca a lui nutrire chi ha fame, soccorrere il povero, far compagnia a chi è solo.
 

È vero il male ci scuote, le domande pure ma dobbiamo cominciare da noi, non dagli altri. Don Tonino Bello dice di far attenzione perché le più grandi officine da guerra non siano ospitate nei nostri cuori. Occhio allora! Tocca a ciascuno far sì che il male sia vinto ma dal bene, da una cultura intelligente e plurale, capace di condivisione e di impegno sociale, civile e politico che responsabilizzi tutti. Tocca a ciascuno. E ora! Il Vangelo non sopporta soste in tal senso.
 
don Vito
 
 

21 settembre 2013

La segnaletica della settimana


XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
 
Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)
 
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

Per riflettere…

«Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza»

Gesù non perde occasione per aprirci gli occhi, ancora una volta sui rischi delle ricchezze. Sì, perché il denaro può essere (forse) un buon servitore ma è di sicuro un pessimo padrone.

La ricchezza può essere un buon servitore quando è a servizio di un progetto, quando è e rimane un mezzo per aiutare gli altri e per le necessità della vita. Ma è un servo che tende a prendere spazio, sempre più spazio e considerazione, e da servo, spesso, si trasforma nel padrone della peggior specie, che pretende tutto per sé e diventa un po’ per volta totalizzante.

Per questo Gesù ci mette davanti a un’alternativa: Dio o la ricchezza. Forte e significativo quello che ha detto papa Francesco al proposito: “Contro che Comandamento si pecca quando uno fa un’azione per il denaro? Contro il primo! Pecchi di idolatria! Ecco il perché: perché il denaro diventa idolo e tu dai culto! E per questo Gesù ci dice non puoi servire all’idolo denaro e al Dio Vivente: o uno o l’altro… È l’umiltà la strada per servire Dio. Che il Signore  aiuti tutti noi a non cadere nella trappola dell’idolatria del denaro”.
 
La scelta di chi servire è in mano nostra! Tu vuoi essere al servizio del servo o del Signore?

18 settembre 2013

TG6... SPECIAL EDITION

Ed è davvero un inviato speciale a portarci questa nuova edizione di "TG6" ovvero "Tu Gesù sei...". Dall'Italia ci mettiamo in viaggio ancora verso Rio per ascoltare quello che ha vissuto Antonio Pisanello, 24 anni, di Palo del Colle (BA), nella sua esperienza all'incontro che ha radunato i giovani di tutto il mondo con papa Francesco lo scorso luglio durante la GMG... 
 
 
Il programma è a cura del nostro amico NUNZIO!
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Il tema della GMG era quello della missione. Confrontandomi con un amico, che con me ha vissuto questa esperienza, condivido con voi le nostre riflessioni...

 

n Quale Parola ascoltata alla GMG ti ha accompagnato in questo mese?
La parola che mi ha colpito e che mi ha accompagnato in questo mese è “Andate”. Così come Gesù mandò i suoi discepoli, così oggi a noi giovani ci dice la stessa cosa, ci manda ad annunciare il Vangelo, a fare discepoli tutti i popoli, non da soli, ma tutti insieme con lui. La sua è un affermazione forte, che esige una risposta da parte nostra, e che non ci può far rimanere muti e insensibili. Papa Francesco ci ha invitato a uscire dalle nostre parrocchie, dalle nostre piccole comunità per rivolgerci a tutti, in qualsiasi ambiente, fino alle “periferie esistenziali”, è un invito che non possiamo rifiutare, che io non voglio rifiutare.
Si, credo che si può essere oggi giovani e missionari, senza andare troppo lontano ma essendolo nella quotidianità di tutti giorni, portando la Parola di Dio a tutte le persone che nella nostra giornata incontriamo, in ogni ambito, lavorativo, parrocchiale, scolastico, universitario, portare Gesù agli altri, che siano credenti oppure no, attraverso anche gesti semplici come per esempio una parola di conforto, un incoraggiamento, un sostegno morale o anche il semplice ascolto, gesti semplici ma carichi di quell’amore di cui Cristo si è fatto testimone, che ci portano ad aprirci all’altro rifiutando la cultura dell’io egoistico e superbo.


n Cosa hai imparato dalla GMG?

La GMG mi ha insegnato a guardare dentro di me a cercare di capire quali sono i miei difetti e a correggerli, mi ha insegnato a essere più disponibile verso gli altri, soprattutto verso le persone che hanno più bisogno, durante la GMG tutti ci aiutavamo a vicenda, ci si aiutava nel portare le valigie, ci scambiavamo alimenti, ci facevamo forza l’un l’altro nelle lunghe camminate, ogni sforzo, ogni attività era un momento di condivisione. Mi ha insegnato anche ad essere più paziente e soprattutto ad adattarmi a qualsiasi situazione ringraziando sempre per quello che il Signore ci dà, senza lamentarsi mai.


n Papa Francesco ha definito le nostre vite, il nostro stare insieme il vero Campus Fidei. Quale pensi sia il contributo che tu puoi dare per rendere sempre più bello e accogliente questo campo?

Per rendere bello e accogliente un campo occorre seminarlo, innaffiarlo, curarlo, proteggerlo dalle tempeste, io cerco nella mia vita di fare lo stesso in modo che il campo possa crescere bello e forte, in modo da resistere a tutte le intemperie, ascoltando la Parola di Dio, parlando agli altri di Dio, coinvolgendoli in attività ed esperienze di condivisione e di spiritualità e cercando di mettere in pratica tutti i consigli che Gesù ci dà. Più persone parteciperanno alla cura di questo Campus Fidei, tanto più bello e accogliente sarà per il nostro Signore.


n Ultima domanda rispondendo incisivamente: "Tu Gesù sei....?"
Tu, Gesù, sei la Vita!
 

14 settembre 2013

La segnaletica della settimana


XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

 
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32)

 

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

 Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

 Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Per riflettere…

«Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione»… e commentava alcuni anni fa una vignetta: “eh sì, ogni scusa è buona per far festa!”.

 

Scherzi a parte, quello che Gesù ci dipinge nelle arcinote “parabole della misericordia” è un Dio Padre inedito, stupefacente. Che Dio sia misericordia, in fondo lo sapevamo già dall’Antico Testamento. Soprattutto i profeti ce lo ricordano spessissimo, in mille modi: tenero come una madre, dolce come uno sposo innamorato che non riesce ad essere arrabbiato con la propria amata per più di cinque minuti…

 

Ma qui c’è di più! Il Padre è uno che non una misericordia come un sovrano giusto ma distante, con una magnanimità un po’ sdegnosa, che ti guarda dall’alto in basso (e avrebbe tutto il diritto di farlo, oltretutto…).

Dio fa festa! E Dio ha gioia, (proprio gioia!) quando vede qualcuno tornare a Lui. Sembrerebbe un’enormità, se non fosse scritto proprio nel Vangelo. Il Padre prova gioia, e grande gioia, quando un peccatore si converte, perché in lui non vede un disgraziato ingrato e traditore – anche se, oggettivamente, lo è – ma un figlio amato, che Egli aveva perduto e che può finalmente riabbracciare!

 

Anche nell’usare misericordia, Dio non resta nel Suo luminoso e asettico cielo, ma si coinvolge, pienamente, perché solo chi si coinvolge nelle cose poi vi prova gioia e sa fare festa.

 

Quanto è prezioso, ciascuno di noi, per Lui! Non è una cosa grandiosa?!?!?!

13 settembre 2013

Musica!

Hey Dio - Nek
 


Ritmo rock e tono molto confidenziale.... così Nek conquista i primi posti delle classifiche, rivolgendosi a Dio...

 
L’ascolto dell'album si apre proprio con "Hey Dio", un pezzo di forte impatto in cui Nek si scaglia contro la rabbia e contro i mali che affliggono la nostra società -"è solo l’odio che fa notizia in ogni maledetto tg"-, canta amareggiato, vedendo nel sentimento dell’amore e nella fede baluardi in cui rifugiarsi.

E' un messaggio di speranza il suo, che nasce dalla vita, ed in particolare da una gioia e da un dolore, dalla scomparsa del padre e dalla nascita della piccola Beatrice...

 
L'artista questa volta 'corre da solo' canta e suona lui tutti gli strumenti ed in copertina svela la sua identità, il suo nome ed il suo cognome... anche lui è stato chiamato per nome perchè il  proprio nome pronunciato da chi ti ama ha un suono tutto diverso: è musica.

Così, Nek mette in musica la sua fede... e con il pensiero rivolto al padre, riesce ad armonizzare un testo che identifica Dio come Padre, come genitore al quale è possibile chiedere consigli e conforto...
 




Il brano presenta uno sfogo, è una spinta alla riflessione, spinge a farsi delle domande, è l'intimo e l'origine di esprimere tutto ciò che l'uomo prova con una esecuzione fisica, perchè quando un artista vuole spiegare qualcosa, deve percorrere un tragitto e se è davvero solo, inevitabilmente in quel tragitto si perde!
Nek afferma di non sentirsi mai da solo, perchè avere fede è la certezza di sapere che 'qualcosa' c'è... ma non basta aver fede senza la concretezza dei gesti, non si può restare fermi sulle teorie...

La Fede è un dono che è possibile apprezzare solo nel momento in cui prendiamo sul serio la vita - con le sue gioie ed i suoi dolori - altrimenti sarebbe un po' come avere la benzina nella macchina, ma, nessuna meta da raggiungere, nessun viaggio da fare... Inoltre è importante ricordarsi che questo viaggio non è possibile farlo da soli, dobbiamo farlo 'con' e 'per' gli altri, perchè una fede vissuta per se stessi non è una fede cristiana!

Hey Dio... guidaci verso l'unica vera strada che porta alla felicità!

 


PER RIFLETTERE:

- Com'è il tuo rapporto con Dio? Hai mai provato a rivolgerti a Lui, con la consapevolezza di avere di fronte un genitore al quale è possibile chiedere consigli e conforto?

- Ti capita di 'correre da solo'? Quando ti fermi, ti senti 'libero'???

- Hai mai dato sfogo alla tua rabbia, 'urlando contro il cielo'??? Ti è servito???
 
 
 

 

05 settembre 2013

La segnaletica della settimana

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».


Per riflettere...
«Se uno viene a me e...»
Gesù mette delle condizioni, per chi vuole essere suo discepolo. E lo fa vedendo che una folla numerosa andava da lui! Vale a dire: tanti lo seguono, e lui li mette in guardia dai facili entusiasmi.
Se per noi il successo di una persona si vede da quanta gente ti viene dietro... e il successo di una iniziativa si vede dalle folle oceaniche che vi partecipano.... per Gesù non è così.

Per il Signore non può essere suo discepolo chi non mette l'amore per Lui al di sopra di ogni altro amore, compreso quello per gli affetti più sacri, e compreso quello per la propria vita!
Inoltre, non può essere discepolo del Signore chi non accetta di seguirlo di prendere la propria croce e seguirlo, e questa è una condizione ben dura, perché vuol dire accettare di essere presi in giro, umiliati, accettare pure di perdere tutto, per seguire Lui.
Ma c'è un'altra condizione per essere discepoli di Gesù: rinunciare a tutti i propri averi. Non può essere discepolo dell'Amore chi non accetta queste condizioni. Che, umanamente, sono parecchio dure...

Cosa fare, allora? Farsi i conti in tasca, e decidere se, a conti fatti, "il gioco vale la candela". Alcuni non credono che questo sia possibile, e preferiscono una vita magari anche buona, ma con un orizzonte solo umano, senza troppi grilli per la testa. Altri, invece, hanno accettato e accettano ancora la sfida, per un amore più grande, e si spalanca un orizzonte che ha per limite solo il cielo. Questi sono i santi,  i tanti santi di ogni tempo, di ogni luogo, di ogni condizione che hanno liberato il proprio cuore per seguire Gesù. Costa, ma ne vale la pena?

01 settembre 2013

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14)

  Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Per riflettere...
Nella cornice di un pranzo di festa, a casa di persone particolarmente religiose (i farisei), Gesù... non rinuncia ad essere il Maestro. E dà due indicazioni preziosissime quanto scomode. ce n'è per tutti: per invitati e ospiti.

"chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato": la scelta del posto da occupare, non è neutra, perché indica quanto ci consideriamo noi e quanto ci considerano gli altri. Qui Gesù, però, non vuole dare indicazioni di bon ton, né di "umiltà pelosa" (mi metto per ultimo così poi tutti vedono quanto sono umile!), ma dettare uno stile: quello di prendere ciascuno il proprio posto, e se Lui, il Signore, ha scelto il posto dell'ultimo degli schiavi e per questo Dio lo ha esaltato (cf Fil 2,5-11)...

"invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti": anche questa non è una lezione di "beneficenza" (invita chi non può ricambiarti, così saranno sempre in debito con te... con tutti i ricatti morali che puoi mettere in campo), ma l'indicazione di uno stile. Che, guarda caso, è lo stesso di Gesù, che da ricco che era si è fatto povero per arricchirci della sua povertà e che ha dato e da tutto per noi che non abbiamo nulla per poterlo ricambiare. Ed è interessante che Egli stesso prometta, a chi sceglie di assumere il suo stesso stile - sia pure in scala più....umana-, la gioia (ora) e la ricompensa (nella vita eterna). Insomma, quello che gli altri non possono restituire, lo restituisce Lui, e con gli interessi!

Buona settimana, a tutti!