30 agosto 2013

Briciole di vita...

Campo itinerante a Roma nell'Anno della Fede


Ecco i messaggi che i giovani di AC della parrocchia di Santa Maria di Monteverde (Grumo Appula - BA) ci hanno lasciato a conclusione del Campo itinerante: "Sui passi dei testimoni della fede"...

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E' stato bello ripercorrere con fede i passi dei grandi testimoni di ieri e di oggi per renderci conto che anche in tempi di cambiamento ci saranno sempre persone che vivono gli insegnamenti del Vangelo... GRAZIE!
Rocco


Non dimenticherò mai questo campo, ma soprattutto porterò sempre nel mio cuore le parole di papa Francesco.
Raffaele


"Il tuo volto, Signore, io cerco". E' incredibile come, per tutte le volte che mi trovo a fare con voi un'esperienza, questa mia dia sempre un'altra parola da mettere nel mio "bagaglio".
I campiscuola sono sempre belli... ma fatto con voi suore, testimoni odierni di una fede viva, mi lascia qualcosa in più. Come i testimoni di Cristo prego per aver CORAGGIO e soprattutto prego per AFFIDARMI al Signore.
Donatella


Le esperienze così, le persone come voi dimostrano che DIO ESISTE ed è VIVO FRA NOI... Grazie!
Giacomo


Grazie per la vostra testimonianza di gioia... è bello aver avuto delle persone come voi che ci hanno accompagnato passo dopo passo lungo il cammino percorso insieme.
Rosita


Non dimenticherò mai il sorriso stampato sulle vostre labbra che vi rende speciali e uniche nell'umanità!
Vito


Grazie di cuore per la splendida esperienza sulle orme dei testimoni della fede. Vi porto nel mio cuore con la preghiera, sperando che ci facciate ogni giorno il dono della vostra.
Marcello


"E' bello per noi stare qui". Con queste parole vogliamo sintetizzare i sentimenti che ci accompagnano in questo ritorno verso casa. Porteremo con noi la vostra testimonianza di fede gioiosa e felice. Non vi dimenticheremo mai!
Nunzio


23 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».



Per riflettere…

«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno».
C’è un porta stretta. È la porta che si apre sulla vera felicità. Molti, tutti, vogliono entrarvi, pochi ci riescono; in più, è aperta per un po’ di tempo, ma prima o poi verrà chiusa.

Veramente, questa immagine della salvezza come “porta stretta” fa a pugni con l'idea di un Dio buono e misericordioso, che vuole che tutti nella gioia e nella felicità piena del Paradiso. Come la mettiamo?

La soluzione all'enigma la dà Gesù stesso, tra le righe, con la parabola che racconta.
Tutti vogliamo essere felici. Tanti hanno capito che la vera gioia è data da Dio e, ancora, che la porta della felicità piena è Cristo stesso. Molti, però, hanno finito col credere che basti una certa familiarità, anche solo di facciata, con il Vangelo (“Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”), senza “sporcarsi le mani” con il Comandamento dell'amore. Pensano di essere “a posto”, ma sono proprio loro a non trovare la porta e a rimanere chiusi fuori. Gesù al proposito è durissimo: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Non basta essere religiosi, conoscere la Bibbia, ecc.: occorre l'amore. Agli occhi di Dio, che è amore, ogni bene che potevamo fare e non abbiamo fatto è un'ingiustizia.

La porta del Cielo è stretta, è scomoda da passare, perché ha la stessa forma e lo stesso senso della croce, e ci si passa solo con la croce di Cristo, che è passione d'amore per Dio e per gli altri (con annessa sofferenza). Lui, il Signore, ci ha fatto strada, anche in questo, passando prima di noi.

16 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


 Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
 
Per riflettere...
"Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione!".
C'è qualcosa che non torna... Ma Gesù non era il "Principe della pace"? e allora perché questo discorso?
Gesù è e resta il Re della pace, ma è anche lui per primo un Re perseguitato. Poi, è vero che ha dichiarato "beati" i costruttori di pace, ma non sono un mistero le persecuzioni che i cristiani subiscono ancora oggi in molte parti del mondo, senza considerare la derisione e gli ostacoli che forse anche qualcuno di noi, nella "cristiana" Italia, ha subìto se solo ha provato a essere discepolo di Gesù in maniera più seria.
 
Cristo - strano ma vero - divide, chiede una presa di posizione. La sua stessa presenza scuote e divide, perché spesso contraria alla logica che ci circonda. Però l'amore, quello vero, porta una pace e una gioia così profonde e vere che il mondo intero non può capire... e forse anche per questo lo ostacola; alle nostre (corte) seguire Gesù sembra una follia, e mette in discussione, mette in crisi, chiede una scelta. E questo porta, necessariamente, una divisione!
 
L'amore è fuoco: illumina e acceca, riscalda e brucia, fa brillare e purifica il metallo buono ma fa venire alla luce anche le scorie e verifica la bassa lega.
Giovanni Paolo II una volta ha detto ai giovani: "Se sarete quello che dovete essere, incendierete il mondo!". Come cristiani, siamo chiamati ad essere portatori di quel fuoco, costruttori di pace pur sapendo che la presenza di Gesù, spesso, prima dell'unità porta la divisione.
Allora, in piedi, costruttori di pace! Avanti, portatori di fuoco! 

09 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Per riflettere...
Gesù ci dà un salutare "scossone". Sotto tutti i punti di vista.

"Non temere, piccolo gregge"... perché cosa può preoccuparci, quando sappiamo di essere amati da Dio e da Lui custoditi e curati? E allora non è poi così strano che Gesù ci raccomandi di lasciar perdere le piccole o grandi ricchezze che possiamo avere ora per acquistare delle ricchezze più grandi e vere, che non si consumano anche se... non si vedono!

"Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore": il punto è questo. Il cuore, la mente, vanno dove abbiamo il nostro tesoro, ciò che per noi vale di più. Se è nelle cose materiale, sarà lì, e nessuno lo stacca da lì... ma se è in Dio, che è l'autore e il Signore di ogni ricchezza! Non sarebbe molto meglio. Ora la domanda che mi faccio è: ma il mio tesoro, qual è? O, al contrario, dov'è il mio affetto, la mia attenzione, il mio attaccamento? Sono domande importanti: questione di vita o di morte!

"Siate pronti...": perché quando hai chiaro cosa vale veramente per te, stai ben attento a fargli la guardia; e quando hai una persona alla quale vuoi bene, sei pronto ad aspettarla anche tutta la vita... e stai sveglio, perché non capiti che passi e ti trovi addormentato! La stessa cosa è per il Signore. Chi ha in Lui il suo tesoro, sta ben attento a non lasciarselo sfuggire, ma non per paura: per amore!

Allora... buona settimana, alla ricerca del tesoro che tiene sveglio il nostro cuore!

08 agosto 2013

Briciole di vita...

In cammino... sui passi dei testimoni della FEDE!


Mettersi in commino – letteralmente! – sotto il sole di luglio, a Roma, sui passi dei testimoni della fede. Mettersi in cammino come pellegrini, per “mettere a fuoco” la propria fede, per riscoprirla e aiutarla a crescere e sbocciare.

È quello che hanno fatto 15 ragazzi e ragazze di Rogliano (Trieste), di età compresa tra i 15 e i 18 anni, accompagnati da don Christian e dal loro educatore, Daniele.

Guidati in un percorso di fede, arte, amicizia e impegno per gli altri da sr M. Cristina  e sr Annamaria, eccoci in un itinerario in compagnia dei grandi testimoni del Signore: Maria, la madre di Gesù, san Giovanni Battista e gli apostoli Paolo e Pietro e il beato Giacomo Alberione. Questo attraverso una lettura spirituale e artistica delle quattro basiliche maggiori di Roma. Maria, donna accogliente, ci ha aperto il cammino (S. Maria Maggiore), il Battista ci ha riportato alla fonte della nostra fede, nel battesimo e nella Chiesa (S. Giovanni in Laterano e Battistero Lateranense); quindi, ci siamo messi sulle orme dei grandi annunciatori del Vangelo di ieri (S. Paolo fuori le mura e Basilica delle Tre Fontane) e di oggi (beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina), per concludere il nostro itinerario ai piedi di San Pietro, dove abbiamo rinnovato la nostra professione di fede.

Ma, siccome la fede deve anche mostrarsi attraverso le opere… due mezze giornate sono state dedicate al servizio dei poveri di Roma, presso la mensa Caritas del Colle Oppio. Con l’aiuto di Carlo e degli altri volontari, abbiamo donato un poco del nostro (un sorriso, una parola gentile, uno sguardo, un po’ d’attenzione) a chi è povero e solo, per poi ritrovarci a nostra volta “ricaricati” da chi meno ce lo saremmo aspettato.

E ora che questa bella esperienza è finita, il cammino continua. Nelle strade della nostra città, fra le persone che incontriamo tutti i giorni, nel nostro cuore.
 
 

06 agosto 2013

Musica!

Pronto a correre - Marco Mengoni
 
Probabilmente il più "talentoso di tutti i talentosi venuti fuori da un talent", dopo non poche delusioni commerciali e tanta voglia di andare avanti, credendo nelle sue canzoni e nelle sue capacità...
Marco Mengoni conquista sempre un crescendo tra le classifiche inerenti alle visualizzazioni su youtube, alle presenze nei live e alle amicizie social. 
Così ci propone una nuova canzone, che potrebbe richiamare la vulnerabilità giovanile, vulnerabilità che ci vede protagonisti soprattutto nelle relazioni ed in particolare nella nostra relazione con Dio...





Siamo abituati a restare fermi, immobili in attesa di un Suo segno evidente, sottovalutando i chiari segni che ogni giorno ci vengono presentati, poi, cambia il nostro umore e lo vediamo sparire - "tra la folla te ne andrai" - ma, in realtà siamo troppo occupati ed il vero cristiano non dovrebbe anteporre nulla a Cristo. Troppe volte, invece, anche se credenti, anche se discepoli, troviamo mille cose da fare prima di fermarci e di lasciarci "trovare" dalla tenerissima presenza del Maestro.
Siamo spesso insoddisfatti, ci stanchiamo dei guai altrui ma vorremmo che tutti comprendessero i nostri... e crediamo che Lui non voglia camminare accanto a noi quando ci sentiamo stanchi e demotivati, ma in realtà, siamo noi che puntualmente ci allontaniamo da Lui...! In questo allontanamento spesso decidiamo di seguire la nostra volontà più che la strada, non sempre semplice, che il Signore ha spianato per noi, ci spaventano le curve, ci affannano le salite e così, spesso, decidiamo di seguire la nostra volontà: "troppe volte ho scelto te... Non sono immobile. Grazie per avermi fatto male, non lo dimenticherò. Grazie io riparto solo controvento ricomincerò...".
Sembra come l'atto di superbia umana che decide di fare di testa propria senza Dio... pensando in quel momento di riappropriarsi della propria vita e della propria libertà: "Grazie per avermi fatto male, on lo dimenticherò. Sento nelle vene vita che si muove ricomincerò. Sarò... pronto a correre per me".
In realtà... nel momento che si inizia a vivere "per se stessi" e non più per Dio e per il prossimo, si tocca il fondo della condizione umana. San Paolo infatti dice che "nessuno muore per se stesso e nessuno vive per se stesso" (cf Rm 14,7-8) ...ma tutto dobbiamo fare per Dio!
 
PER RIFLETTERE:
 
-  E tu, sei pronto a correre?
- Credi sia un fattore comune quello di "riappropiarsi" della propria vita e della propria libertà allontanandosi dalla figura di Gesù?
- Ti senti più libero quando agisci di testa tua o quando anche un po' controvoglia ricominci secondo la Sua volontà?

02 agosto 2013

La segnaletica della settimana

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)

 In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».


Per riflettere...
Lo ricordava un paio di mesi fa papa Francesco, parlando proprio ai giovani: "Il sudario non ha tasche" e ribadiva, in un'altra circostanza, di non aver mai visto un camion di traslochi dietro a un corteo funebre... Questo stesso concetto è quanto il Vangelo di questa domenica ci ricorda.

L'uomo della parabola (senza nome, perché in lui un po' possiamo riconoscerci tutti) ha accumulato per sé: ha molti beni, ora pensa di poter vivere in modo agiato, senza preoccupazioni. MA... ha fatto i conti senza l'oste, ha fatto previsioni senza pensare a Dio, l'Imprevisto che ha in mano sua tutto l'universo e che, solo, conosce il senso di ogni cosa e il valore di ogni vita.

Questa parabola, però, non è "contro la ricchezza" in sé. Gesù rileva una cosa ben più profonda: quello che è sbagliato, agli occhi di Dio non è lavorare e avere il giusto premio delle proprie fatiche, ma accumulare tesori per sé ma non curarsi di arricchire davanti a Dio! Quest'uomo è stolto perché ha pensato che il vero valore fossero le cose, e ha dimenticato che queste finiscono. Ha accumulato ricchezze solo per sé e non ha pensato a mettere al sicuro tesori in Cielo "dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano" (Mt 6,20). Come? Spendendo tutto quello che siamo per amore, e tenendoci stretto Gesù! Perché chi ha Lui come tesoro, sta sicuro di avere già tutto! E di più!