XXVI DOMENICA DEL TO
Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43.45.47-48)
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo
visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo,
perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non
c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare
male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome
perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua
ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto
meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia
gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è
meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due
mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti
è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con
un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se
il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te
entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi
essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non
si estingue».
Per riflettere...
"Nessun uomo è un'isola" (Thomas Merton). Con questa frase possiamo riassumere, in un certo senso, il Vangelo di domenica.
Se un bicchiere d'acqua dato per amore di Cristo ai suoi discepoli "non perderà la sua ricompensa"...
Se far del male ai piccoli, facendo loro perdere la fede (lo scandalo) è una cosa che manda su tutte le furie in Signore...
Se è giusto, per Gesù, arrivare a rinunciare anche a qualcosa di noi, se ci porta al peccato...
Tutto ciò è perché siamo legati gli uni agli altri, e con il Signore.
Tutto il bene (e tutto il male) che faccio, tocca anche gli altri.
Tutto il bene (e tutto il male) che gli altri fanno, tocca anche me.
A questo Dio non rimane indifferente, perché tutto il bene viene da Lui, vero amore. E' anche per questo che i discepoli di Gesù non hanno l' "esclusiva" sul bene, né è assicurata loro l'impunità delle loro malefatte. Tutto circola.
Questa solidarietà profonda, misteriosa, in Dio è un qualcosa di grande, e di bellissimo!
Buona domenica!
28 settembre 2012
21 settembre 2012
La segnaletica della settimana
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la
Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai
suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato
nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre
giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano
timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Per riflettere...
«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»
Gesù ha appena detto, senza mezzi termini, che verrà tradito e ucciso, e solo dopo queste cose risorgerà. E gli apostoli, che forse di Gesù hanno capito poco, si mettono a discutere su chi sia il più importante fra loro...
Il Maestro, allora, si trova a dover correggere l'idea distorta che i suoi hanno della gloria. Non dice che pensare a queste cose sia sbagliato, ma semplicemente dice loro quale sia la vera grandezza: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
Per Dio, l'ultimo è il primo, il più grande. E ci crede così tanto da metterlo in pratica Lui stesso: Gesù - dice San Paolo - pur essendo Dio «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma umiliò se stesso, assumendo al condizione di servo... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato».
Ma i suoi discepoli sono "zucconi", e urge una spiegazione per immagini: un bambino. Non perché bello e simpatico, ma perché debole e, proprio per questo, considerato ai tempi di Gesù una "cosa" di nessun valore.
Accogliere il piccolo, chi non conta nulla, l'indifeso, è accogliere Dio stesso, che si è fatto così piccolo dal voler essere nei piccoli. Rendendoli grandi. Rendendoci grandi nella misura in cui anche noi, con Lui, siamo piccoli, deboli, di conseguenza servi di tutti.
Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la
Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai
suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato
nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre
giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano
timore di interrogarlo.Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Per riflettere...
«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»
Gesù ha appena detto, senza mezzi termini, che verrà tradito e ucciso, e solo dopo queste cose risorgerà. E gli apostoli, che forse di Gesù hanno capito poco, si mettono a discutere su chi sia il più importante fra loro...
Il Maestro, allora, si trova a dover correggere l'idea distorta che i suoi hanno della gloria. Non dice che pensare a queste cose sia sbagliato, ma semplicemente dice loro quale sia la vera grandezza: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
Per Dio, l'ultimo è il primo, il più grande. E ci crede così tanto da metterlo in pratica Lui stesso: Gesù - dice San Paolo - pur essendo Dio «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma umiliò se stesso, assumendo al condizione di servo... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato».
Ma i suoi discepoli sono "zucconi", e urge una spiegazione per immagini: un bambino. Non perché bello e simpatico, ma perché debole e, proprio per questo, considerato ai tempi di Gesù una "cosa" di nessun valore.
Accogliere il piccolo, chi non conta nulla, l'indifeso, è accogliere Dio stesso, che si è fatto così piccolo dal voler essere nei piccoli. Rendendoli grandi. Rendendoci grandi nella misura in cui anche noi, con Lui, siamo piccoli, deboli, di conseguenza servi di tutti.
14 settembre 2012
La segnaletica della settimana
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».
Per riflettere...
«Ma voi, chi dite che io sia?»
Gesù, da bravo Maestro, fa l'esame ai suoi. «Siete stati con me tutto questo tempo, avete visto, toccato, ascoltato... cosa avete capito di me?».
Risponde per tutti Pietro: «Tu sei il Cristo», cioé il vero Re d'Israele, l'inviato di Dio, il Salvatore... il concentrato di tutte le attese dei secoli!
Pietro ci ha azzeccato. Ma Gesù lo zittisce, e ha ragione di farlo, perché Pietro ha dato la risosta giusta ma non ha capito nulla del Cristo, almeno a giudicare dalla reazione che avrà quando il Maestro comincia a mettere le cose in chiaro: è un Re, un Inviato da Dio che sarà rifiutato e ucciso per poi risorgere, e proprio così salverà Israele e il mondo intero.
Troppo dura questa realtà per i poveri discepoli... per gli apostoli, che sognavano una salvezza terra terra e per noi, che tante volte scambiamo la fede in Gesù per le illusioni che ci facciamo su di lui.
Anche a te Gesù oggi chiede: «Ma tu, chi dici che io sia? Chi sono io per te?». A questa domanda, nessuno può rispondere al tuo posto.
Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».
Per riflettere...
«Ma voi, chi dite che io sia?»
Gesù, da bravo Maestro, fa l'esame ai suoi. «Siete stati con me tutto questo tempo, avete visto, toccato, ascoltato... cosa avete capito di me?».
Risponde per tutti Pietro: «Tu sei il Cristo», cioé il vero Re d'Israele, l'inviato di Dio, il Salvatore... il concentrato di tutte le attese dei secoli!
Pietro ci ha azzeccato. Ma Gesù lo zittisce, e ha ragione di farlo, perché Pietro ha dato la risosta giusta ma non ha capito nulla del Cristo, almeno a giudicare dalla reazione che avrà quando il Maestro comincia a mettere le cose in chiaro: è un Re, un Inviato da Dio che sarà rifiutato e ucciso per poi risorgere, e proprio così salverà Israele e il mondo intero.
Troppo dura questa realtà per i poveri discepoli... per gli apostoli, che sognavano una salvezza terra terra e per noi, che tante volte scambiamo la fede in Gesù per le illusioni che ci facciamo su di lui.
Anche a te Gesù oggi chiede: «Ma tu, chi dici che io sia? Chi sono io per te?». A questa domanda, nessuno può rispondere al tuo posto.
07 settembre 2012
La segnaletica della settimana
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Per riflettere...
Sentire e parlare sono le due facoltà che ci mettono in relazione con gli altri: ascoltare gli altri e rispondere di conseguenza, dire quello che si sente o di cui si ha bisogno, esprimere idee o domande...
Questo vale sempre, ma ancora di più in un mondo dove pochi sapevano leggere e scrivere e dove non esistevano internet, sms e cose simili...
Sono due facoltà che molti di noi danno forse per scontate. Non ci si pensa spesso ma... se non potessi sentire e parlare, cosa succederebbe? Sarebbe (e ci sono persone per le quali è) l'isolamento. Essere irrimediabilmente soli, condannati a non poter comunicare.
Quello di Gesù è, ancora una volta, più di un semplice "miracolo": è un segno.
Vuol dire che Lui è capace di aprirci le orecchie (spesso così chiuse!) perché ascoltiamo. Innanzitutto Lui e, di conseguenza, anche chi ci sta vicino. E viceversa.
Vuol dirci anche che Lui - che è la Parola di Dio - può render capaci di rispondere e di farci capire.
Lui è amore, e dove c'è amore c'è ascolto e c'è risposta.
Buona domenica a tutti!
Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Per riflettere...
Sentire e parlare sono le due facoltà che ci mettono in relazione con gli altri: ascoltare gli altri e rispondere di conseguenza, dire quello che si sente o di cui si ha bisogno, esprimere idee o domande...
Questo vale sempre, ma ancora di più in un mondo dove pochi sapevano leggere e scrivere e dove non esistevano internet, sms e cose simili...
Sono due facoltà che molti di noi danno forse per scontate. Non ci si pensa spesso ma... se non potessi sentire e parlare, cosa succederebbe? Sarebbe (e ci sono persone per le quali è) l'isolamento. Essere irrimediabilmente soli, condannati a non poter comunicare.
Quello di Gesù è, ancora una volta, più di un semplice "miracolo": è un segno.
Vuol dire che Lui è capace di aprirci le orecchie (spesso così chiuse!) perché ascoltiamo. Innanzitutto Lui e, di conseguenza, anche chi ci sta vicino. E viceversa.
Vuol dirci anche che Lui - che è la Parola di Dio - può render capaci di rispondere e di farci capire.
Lui è amore, e dove c'è amore c'è ascolto e c'è risposta.
Buona domenica a tutti!
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