31 marzo 2012

Domenica delle Palme

"Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!"

 
Con la domenica delle Palme entriamo in quella che i nostri fratelli ortodossi chiamano (e a ragione) "la grande Settimana".
E' come l'anteprima di quello che vivremo durante la Settimana santa, come se fosse il  magnifico portale d'ingresso di un castello o di una cattedrale.

Ormai la Pasqua è vicinissima... se ne sente già il profumo nell'aria. Il nostro augurio è che tu possa vivere questi giorni nella gioia e nella pace, seguendo il Maestro nel Cenacolo, sul Golgota... per ritrovarlo risorto in un giardino!

Buona domenica delle Palme!
E buona Settimana santa!

Musica!

Salve, croce, unica speranza!
 
“La Passione di nostro Signore secondo Marco", che viene letta quest'anno durante la Messa della domenica delle Palme, ci permette di entrare nel grande mistero della morte sulla croce di Gesù, in tutta la sua drammaticità. Egli è stato rifiutato, tradito, abbandonato e condannato per la nostra salvezza!



La durezza della scena del racconto della morte di Gesù è stata musicata dal celebre pianista e compositore Franz Liszt ne “La via Crucis”, composta fra il 1878 e il 1879 a Roma e terminata poi a Budapest.
Così scriveva riferendosi alla Via Crucis del Venerdì santo al Colosseo: “È facile comprendere che la più solenne e più toccante devozione avveniva il Venerdì Santo al Colosseo, proprio nel luogo in cui i martiri avevano versato il loro sangue. […] Io sarei felice in ogni caso, se un giorno la mia musica potesse essere suonata lì, anche se sarebbe insufficiente ad esprimere la profondissima emozione che mi sopraffece quando, una volta lì, in quella processione, mi inginocchiai e ripetei alcune volte queste parole: O! Crux Ave! Spes unica!” (Franz Liszt)

30 marzo 2012

Sempre lieti nel Signore!

La Giornata mondiale della Gioventù 2012

La Domenica delle Palme è anche la Giornata Mondiale della Gioventù, appuntamento per tutti i giovani del mondo e che quest'anno si svolge nelle diocesi.
Il Papa ci ha rivolto un messaggio, molto bello, dal tema:
"Siate sempre lieti nel Signore!"

"Rubiamo" qualche riga. Se vuoi leggerlo tutto (te lo consigliamo!) clicca qui 

Dio ci ha creati a sua immagine per amore e per riversare su noi questo suo amore, per colmarci della sua presenza e della sua grazia. Dio vuole renderci partecipi della sua gioia, divina ed eterna, facendoci scoprire che il valore e il senso profondo della nostra vita sta nell’essere accettato, accolto e amato da Lui, e non con un’accoglienza fragile come può essere quella umana, ma con un’accoglienza incondizionata come è quella divina: io sono voluto, ho un posto nel mondo e nella storia, sono amato personalmente da Dio. E se Dio mi accetta, mi ama e io ne divento sicuro, so in modo chiaro e certo che è bene che io ci sia, che esista.
Questo amore infinito di Dio per ciascuno di noi si manifesta in modo pieno in Gesù Cristo. In Lui si trova la gioia che cerchiamo…
 La gioia cristiana nasce dal sapere di essere amati da un Dio che si è fatto uomo, ha dato la sua vita per noi e ha sconfitto il male e la morte; ed è vivere di amore per lui. Santa Teresa di Gesù Bambino, giovane carmelitana, scriveva: «Gesù, è amarti la mia gioia!»…

Cari amici, per concludere vorrei esortarvi ad essere missionari della gioia. Non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa. Andate a raccontare agli altri giovani la vostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso. Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla.

24 marzo 2012

La segnaletica della settimana

V DOMENICA DI QUARESIMA (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.



PER RIFLETTERE...
«...se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto...»

Una legge dura da accettare: morire per dare la vita.
Gesù usa, come spesso fa, un'immagine che è sotto gli occhi di tutti: un chicco di grano, finché non marcisce nel silenzio della terra, non può dare alcun frutto.

Così è di Lui, che, pur essendo Dio, ha spogliato se stesso fin a diventare uno di noi, fino ad essere rifiutato, umiliato e disprezzato, condannato a una morte atroce. E quando tutto sembrava finito... eccolo risorto! E noi con Lui!
Così è di noi, che sperimentiamo quanto sia difficile dimenticare noi stessi ma, proprio quando ci riusciamo, ci sentiamo pieni di gioia e pace e vediamo il bene che è passato fra le nostre mani crescere come neanche noi ce lo saremmo aspettati.

La logica della croce è dura: anche Gesù ne ha provato la fatica e la paura. Ma è l'unica strada che, paradossalmente, porta vita, vita piena, vita vera. Fin d'ora.

Musica!

"Chi ama la propria vita, la perde
e chi odia la propria vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna"

 Sembra strano, ma chi sa cosa vuol dire veramente amare, ha sperimentato di sicuro la morte, la stessa di cui parla Gesù.
Vogliamo fare una prova? Proviamo a scrivere su un foglio i nomi delle persone che ci stanno più a cuore, e pensiamo a cosa faremmo per loro... È proprio così… per le persone che amiamo siamo disposti a fare qualunque sacrificio, forse anche a morire...

Così scriveva don Tonino Bello:"Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi. Uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio.Soffrire per far cadere le squame dell'egoismo. Togliersi di mezzo quando si rischia di compromettere la pace di una casa. Desiderare la felicità dell'altro. Rispettare il suo destino. E scomparire, quando ci si accorge di turbare la sua missione. Attendere: infinito del verbo amare. Anzi... amare all'infinito" (Maria donna dei nostri giorni)
 

Tutto questo si realizza mentre avvertiamo dentro di essere creature fragili e povere, mentre combattiamo con i nostri limiti… mentre soffriamo!  Lo esprime bene Jovanotti nella canzone “ Le tasche piene di sassi”.
 
Anche Gesù stesso era turbato… ma al momento di maggior fragilità corrisponde la sua Gloria… allora coraggio! 
Attraverso la logica/illogica del chicco che muore per portare frutto, riscopro che dinanzi a Dio ha valore inestimabile l’amore che ho dentro, che posso donare e non conservare per me perché la mia vita abbia un senso, perché sia un germoglio fecondo che porta frutto!

Festa in Famiglia!

24 marzo 1987: nei primi vespri della solennità dell'Annunciazione di 25 anni fa, una piccola, grande donna concluse il suo cammino fra di noi.
Madre M. Scolastica Rivata, prima giovane scelta da don Alberione per fondare la congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro.


Nel silenzio, nella piccolezza, nell'umiltà Madre Scolastica si è lasciata modellare dallo Sposo divino, entrando con Lui in modo molto particolare nel mistero della passione, morte e resurrezione.
Una testimone di amore e di speranza anche per i nostri giorni!

17 marzo 2012

La segnaletica della settimana

IV DOMENICA DI QUARESIMA (anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».


PER RIFLETTERE...


"Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna".
 

Quando Giovanni XXIII andò in visita al carcere di Rebibbia, nel 1958, un detenuto lo aspettava in ginocchio. Papa Roncalli gli si fece vicino e il carcerato disse: "Santità, ho ucciso un uomo. Ci potrà essere perdono anche per me?". Il Papa lo abbracciò in silenzio.


Diciamoci la verità: spesso pensiamo a un Dio che viene a "fare giustizia", nel senso che viene a "rovinarci la vita"...
Il Vangelo di questa domenica, invece, ci dice che la realtà è esattamente l'opposto di questa: il Padre - DIO! - ci ama al punto tale da dare, pur di averci tutti sani e salvi con Lui ciò che gli è più caro, cioé il Suo stesso Figlio, Gesù.


Pensa quanto siamo preziosi agli occhi di Dio se Lui!

Questo è un motivo grande di gioia e di speranza: nessuno, neppure il peggiore fra gli uomini, può dubitare che il Padre lo voglia vivo e felice; nessuno può più sentirsi veramente e definitivamente solo...

Basta guardare al Crocifisso: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per l'amato", e Lui ha fatto questo per te.