SOLENNITA' DI N.S. GESU' CRISTO DIVINO MAESTRO (Anno A)
Festa titolare delle Suore Pie Discepole del Divin Maestro
Dal Vangelo secondo Giovanni (13,1-17)
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato».
PER RIFLETTERE...
Dopo aver tanto camminato sulle strade della Palestina, ora Gesù sente il bisogno di sostare perchè sa che lo attende un altro cammino, quello verso Gerusalemme.
Ci sono tutti attorno alla tavola per questa cena. Per Gesù è il momento del commiato, dell'addio...
30 ottobre 2011
La segnaletica della settimana
23 ottobre 2011
La segnaletica della settimana
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
PER RIFLETTERE...
Amerai... con tutto, con tutto, con tutto. Per tre volte Gesù ripete che l'unica misura dell'amore è amare senza misura: ama Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, ama Dio senza mezze misure e vedrai che resta del cuore, anzi cresce, per amare i tuoi familiari, gli amici, te stesso.
Dio non è geloso, non ruba il cuore: lo moltiplica.
Da dove cominciare? Dal lasciarsi amare innanzitutto da Lui che entra, dilata, allarga le pareti di questo piccolo vaso che sono io.
Noi siamo degli amati che diventano amanti. Amerai l'uomo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è simile a Dio. Questa è la rivoluzione di Gesù: il prossimo ha volto e voce e cuore simili a Dio. Il volto dell'altro è da leggere come un libro sacro, la sua parola da ascoltare come parola santa, il suo grido da fare tuo come fosse parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Amerai... con tutto, con tutto, con tutto. Per tre volte Gesù ripete che l'unica misura dell'amore è amare senza misura: ama Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, ama Dio senza mezze misure e vedrai che resta del cuore, anzi cresce, per amare i tuoi familiari, gli amici, te stesso.
Dio non è geloso, non ruba il cuore: lo moltiplica.
Da dove cominciare? Dal lasciarsi amare innanzitutto da Lui che entra, dilata, allarga le pareti di questo piccolo vaso che sono io.
Noi siamo degli amati che diventano amanti. Amerai l'uomo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è simile a Dio. Questa è la rivoluzione di Gesù: il prossimo ha volto e voce e cuore simili a Dio. Il volto dell'altro è da leggere come un libro sacro, la sua parola da ascoltare come parola santa, il suo grido da fare tuo come fosse parola di Dio.
4 passi con noi...
RISPONDERE ALL'AMORE... SI PUO'
Bello è sapere che Gesù ti cerca,
fissa il suo sguardo su di te
e con la sua voce inconfondibile
dice anche a te: SEGUIMI!
- Benedetto XVI -
Itinerario a TAPPE per ragazze dai 18 ai 35 anni... per conoscere il SOGNO di Dio sulla tua vita e farlo diventare realtà!
I TAPPA
29 ottobre - 1 novembre 2011
Tema: Rispondere all’Amore … ASCOLTANDO … si può
II TAPPA
9 - 12 febbraio 2012
Tema: Rispondere all’Amore … ABITANDO IL CORPO … si può
III TAPPA
5 - 9 aprile 2012
Tema: Rispondere all’Amore … ACCETTANDO LA SFIDA … si può
IV TAPPA
1 - 6 agosto 2012
Tema: Rispondere all’Amore … SCEGLIENDO … si può
INFORMAZIONI
sr. M. Paola Gasperini
paola.g@pddm.it - 3331964930
La segnaletica della settimana
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
PER RIFLETTERE...
Alla domanda cattiva e astuta di chi vuole metterlo o contro Roma o contro la sua gente, Gesù risponde giocando al rialzo: con un cambio di prospettiva, muta il verbo pagare (è lecito pagare le tasse?) in restituire.
Da Dio hai ricevuto, a Dio restituisci. Da Lui viene il respiro, il volere e l'operare, il gioire e l'amare, i talenti, il seme di eternità deposto in te, suo è il giardino del mondo. Davanti a Lui, come davanti all'uomo, non siamo dei pretendenti, ma dei debitori grati.
Siamo in debito verso genitori, amici, insegnanti, medici, verso la storia di questo paese, verso chi ci ha insegnato ad amare e a credere, ci ha trasmesso affetto e valori, verso i poeti e gli scienziati, i cercatori di Dio, verso milioni di lavoratori sconosciuti, verso l'intera mia società.
Un tessuto di debiti è la mia vita... io ho avuto infinitamente di più di ciò che ho dato e "tutto mi porta al Magnificat" (don Alberione).
Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
PER RIFLETTERE...
Alla domanda cattiva e astuta di chi vuole metterlo o contro Roma o contro la sua gente, Gesù risponde giocando al rialzo: con un cambio di prospettiva, muta il verbo pagare (è lecito pagare le tasse?) in restituire.
Da Dio hai ricevuto, a Dio restituisci. Da Lui viene il respiro, il volere e l'operare, il gioire e l'amare, i talenti, il seme di eternità deposto in te, suo è il giardino del mondo. Davanti a Lui, come davanti all'uomo, non siamo dei pretendenti, ma dei debitori grati.
Siamo in debito verso genitori, amici, insegnanti, medici, verso la storia di questo paese, verso chi ci ha insegnato ad amare e a credere, ci ha trasmesso affetto e valori, verso i poeti e gli scienziati, i cercatori di Dio, verso milioni di lavoratori sconosciuti, verso l'intera mia società.
Un tessuto di debiti è la mia vita... io ho avuto infinitamente di più di ciò che ho dato e "tutto mi porta al Magnificat" (don Alberione).
La segnaletica della settimana
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
PER RIFLETTERE...
Non è certo una storia a lieto fine la parabola che ci viene proposta quest'oggi! Degli invitati, per lo meno scortesi, che non si presentano al banchetto e, inoltre, tra quelli che si assidono a mensa c'è chi si è presentato senza l'abito da cerimonia, quello nuziale, suscitando la vivace reazione del re.
Forse quest'ultimo particolare può sorprenderci: in fondo si era andati a prelevare i più miseri dalle strade per farli partecipare al banchetto, perché meravigliarsi dell'abbigliamento che ne rivelava l'estrazione sociale? Ma è proprio a questo livello che la parabola ci interpella personalmente.
Dio ci accoglie come siamo, anzi ci viene a cercare là dove e lascia che entriamo al suo cospetto nella situazione in cui ci troviamo in quel momento, ma non tollera che noi ci adattiamo ad essa. È pronto a restituirci la dignità filiale, ma attende il nostro impegno, la nostra quotidiana conversione: è questo l'abito nuziale richiesto, una conversione quotidiana, cioè una revisione e un lavorio continuo su noi stessi: passi piccoli ma costanti, intrecciati magari a qualche regressione, subito recuperata sotto la spinta della ferma volontà di corrispondere all'Amore, alla cui mensa ci sentiamo invitati.
Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
PER RIFLETTERE...
Non è certo una storia a lieto fine la parabola che ci viene proposta quest'oggi! Degli invitati, per lo meno scortesi, che non si presentano al banchetto e, inoltre, tra quelli che si assidono a mensa c'è chi si è presentato senza l'abito da cerimonia, quello nuziale, suscitando la vivace reazione del re.
Forse quest'ultimo particolare può sorprenderci: in fondo si era andati a prelevare i più miseri dalle strade per farli partecipare al banchetto, perché meravigliarsi dell'abbigliamento che ne rivelava l'estrazione sociale? Ma è proprio a questo livello che la parabola ci interpella personalmente.
Dio ci accoglie come siamo, anzi ci viene a cercare là dove e lascia che entriamo al suo cospetto nella situazione in cui ci troviamo in quel momento, ma non tollera che noi ci adattiamo ad essa. È pronto a restituirci la dignità filiale, ma attende il nostro impegno, la nostra quotidiana conversione: è questo l'abito nuziale richiesto, una conversione quotidiana, cioè una revisione e un lavorio continuo su noi stessi: passi piccoli ma costanti, intrecciati magari a qualche regressione, subito recuperata sotto la spinta della ferma volontà di corrispondere all'Amore, alla cui mensa ci sentiamo invitati.
04 ottobre 2011
Briciole di vita..
Questa nuova rubrica raccoglie tutte quelle testimonianze
che sono come "briciole di vita" che rendono bella la vita
e che non puoi fare a meno di condividere...
Attendiamo anche la tua!
Qualche "briciola" dal Congresso Eucaristico Nazionale - Ancona settembre 2011:
"La novità grande del cristianesimo: non più un Dio che domanda agli uomini offerte, doni, sacrifici, come in tutte le religioni, ma un Dio che si dona lui, che si perde dentro le sue creature, come lievito dentro il pane, come pane dentro il corpo, accrescimento d’umano, incremento di vita" (E. Ronchi).
Queste parole della prima lectio tenutasi al Congresso Eucaristico di Ancona hanno risvegliato in me molti sentimenti... stupore, meraviglia, affezione, gioia, voglia di imitare... Per me poter vivere il Congresso Eucaristico è stato un rivedermi, nella Chiesa, nel mistero stesso di Dio: l'Amore. Più che un accrescere delle conoscenze esso è stato lo stimolo per innescare un'operazione fondamentale, far diventare "mio sentire" ciò che tante volte ho ascoltato con le orecchie. Durante i giorni di questo importante evento ho avuto la possibilità di vivere insieme ai giovani provenienti dalle diocesi italiane e insieme alle carissime Pie Discepole l'animazione dello Spazio Giovani. E' stato un percorso finalizzato ai ragazzi strutturato sul brano dei discepoli di Emmaus... erano in coppia e conversavano... Gesù si affiancò ed evangelizzò il loro vivere, le loro delusioni... ma poi... volle perdersi in loro... come il lievito dentro il pane, come il pane dentro il corpo: l'Eucaristia, incontro trasformante con il Risorto. Come giovane diacono son ripartito verso la mia "Gerusalemme" arricchito e sorpreso dall'incontro sempre nuovo con Gesù (perchè l'Amore sorprende sempre), carico di voglia di servire sempre più con slancio e docilità di cuore il Cristo nei fratelli. Vi chiedo una preghiera per me!
Matteo
Sono stata molto felice di aver partecipato al congresso eucaristico,sia come volontaria che come congressista,soprattutto perchè prima di prenderne parte non sapevo cosa mi avrebbe lasciato o che addirittura mi avrebbe ricaricato cosi tanto da dispiacermi quando poi sarebbe terminato!
Mi ha lasciato veramente dei bei ricordi... accompagnare una signora anziana che a malapena camminava,alla processione perchè voleva chiedere il Paradiso per il figlio morto e vedere che poi è riuscita ad arrivare fino alla fine, è stato troppo emozionante, mi sono chiesta cosa se non la fede le avrebbe potuto dare una forza tale da riuscire ad arrivare al termine del percorso, che bello vedere quanta forza ti può dare il Signore... poi l'aver preso parte alla Via crucis è stato bellissimo,anche perchè all'inizio ero un po’ titubante e invece mi sono ricreduta ed ho scoperto quanto potesse essere suggestiva,sembrava di prender parte sul serio alla passione di Cristo. C'era un’atmosfera speciale, quasi magica, tutti eravamo lì per la stessa direzione... ed ho avuto molto piacere nel vedere che molti giovani partecipavano a questo congresso... Io sono stata molto felice di averlo condiviso con delle persone a me molto care ed averne conosciute delle altre. Uno degli incontri più belli è stato sicuramente quello con un gruppo di suorine, fantastiche, con i loro volti pieni di gioia e così armoniose, ti danno un senso di pace, rimani troppo colpita perche ti accorgi che queste persone hanno veramente Dio dentro e quasi ti augureresti di essere come loro!Giulia
Ho avuto la possibilità di vivere le celebrazioni del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale di Bari (22-29 Maggio 2005) che si collocava nel cuore dell’Anno dell’Eucaristia indetto dal Beato Giovanni Paolo II con la lettera apostolica “Mane nobiscum Domine”. Un congresso eucaristico posto al centro di due grandi eventi ecclesiali: il 48° Congresso Eucaristico Internazionale (Messico, 10-17 ottobre 2004) e il Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia (Roma 3-23 ottobre 2005).
“Senza la Domenica non possiamo vivere” era il tema di Bari; parole che costituirono il capo di accusa dei 49 cristiani di Abitène. L’importanza della Domenica, come giorno primo ed ultimo in cui si vive la centralità del mistero pasquale nell’Eucaristia è stata la meta verso cui si è mosso il Congresso Eucaristico di Bari. A distanza di sei anni e giungendo al Congresso Eucaristico di Ancona ho notato e fatto esperienza - anche e soprattutto nei giorni del Congresso - di come la Domenica, giorno del Signore ed eucaristico per eccellenza, può realmente risuonare nel corso della settimana, toccando e riempiendo di senso il vissuto feriale delle persone nei diversi ambiti e luoghi in cui urge dare testimonianza e ragione della propria fede, spesso provata dai collassi sociali e dalle umane fragilità. Quindi un’Eucaristia non solo per la Domenica, ma appunto - come ci è stato ricordato spesse volte - per la vita quotidiana. Anche per questo, e penso non a caso, preghiamo ogni giorno: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano!” Non solo il pane che nutre oggi il nostro corpo, bensì il Corpo di Cristo stesso che nutre sempre la nostra vita e alimenta la nostra fede... Questo passaggio mi ha portato a capire come sia necessario impegnarsi - se pur nel cammino personale di fede - a concepire il senso della festa e della presenza del Signore nell’Eucaristia lungo i giorni della settimana, di modo che, la Domenica non resti solo un giorno di attesa, una meta sulla linea dell’orizzonte, bensì una condizione di vita e di fede per tutti coloro che cercano di vivere nei vari ambiti della vita quotidiana la gioia pasquale, la festa attesa ma già presente, l’incontro sperato ma già vissuto.
Giuseppe
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03 ottobre 2011
A Madrid c'ero ank io!
La voce dei giovani... di chi ha vissuto un'esperienza forte di Lui nel cuore della Chiesa
Momenti belli che restano così, impressi nella mente! Così canta Eros Ramazzotti e cosa più vera non c'è... Mille e mille immagini continuano ad inondare i miei pensieri... é passato più di un mese dal nostro ritorno e non riesco ancora a mettere a fuoco tutte le emozioni belle o brutte provate nei giorni di preparazione alla grande Giornata Mondiale della Gioventù. Questa esperienza composta da una valanga di sensazioni mi risulta difficile da descrivere, forse proprio perchè descrivere una cosa bella non è mai come vederla e viverla con i propri occhi e con tutto se stesso. Madrid mi ha insegnato a guardare con piccoli occhi le grandi cose e viceversa a guardar con grandi occhi le cose più minuscole, più preziose, le cose più semplici ma più vere e soprattutto essenziali. Di quella gran casciara costante per le strade, le piazze e i vicoli di Madrid mi mancano gli sguardi complici degli sconosciuti, le canzoni stonate, i battiti di mani, i colori, le bandiere, i volti e i sorrisi. Sorrisi semplici e gratuiti, sorrisi complici, sorrisi che nascondevano il volto del Signore.
Ed è proprio in quei volti, in quei sorrisi, nella veglia di tempesta e preghiera a Cuatro Vientos che ho sentito il calore del Signore, ho potuto assaporare la preghiera universale di un milione e mezzo di persone che saliva al cielo e che non voleva vedere e sentire altro che le SUE parole. Siamo partiti xkè nella fede crediamo, e ancorati in essa siamo tornati. Questa è la vera giovenutù del Papa e del Signore, ed io sono fiera di farne parte!
Ed è proprio in quei volti, in quei sorrisi, nella veglia di tempesta e preghiera a Cuatro Vientos che ho sentito il calore del Signore, ho potuto assaporare la preghiera universale di un milione e mezzo di persone che saliva al cielo e che non voleva vedere e sentire altro che le SUE parole. Siamo partiti xkè nella fede crediamo, e ancorati in essa siamo tornati. Questa è la vera giovenutù del Papa e del Signore, ed io sono fiera di farne parte!
Alessia
La GMG consolida la tua fede xkè ti mette alla prova. ti fa assaporare il gusto del cammino, della fatica e del sacrificio...tutto fatto "solo" xkè credi in Dio. superare tutto qst, metterti alla prova fisicamente e psicologicamente, ti fa capire quanto possa essere salda la tua fede. e la cosa incredibile, spesso dimenticata, è che è un dono universale. 2.000.000 di persone, diverse in tutto da te, parlano lo stesso linguaggio: la preghiera. è una certezza che non ti fa sentire solo e che ti fa capire quanto noi, discepoli di Dio, possiamo essere PRESENTI su qst terra. a volte Dio non dà ai nostri desideri e aspettative la risposta che vorremmo, ma li fa avverare cmq, ma secondo il suo progetto che ha per noi. A noi tocca xrò avere fede e credere in Lui. Firmes en la fe, ma con lo sguardo verso l'alto.
Doriana
I 12 giorni trascorsi alla gmg sono stati giorni indimenticabili è stato sorprendente vedere ragazzi di diverse nazionalità in ogni momento della giornata mentre camminavano cantavano suonavano e scambiavano anche i loro oggetti con altri ragazzi e vedere ognuno di loro con il sorriso sulla bocca e questo mi ha portato a pensare che ancora adesso porto nel mio cuore che il Signore in quei momenti è stato sempre con noi e ogni giorno della nostra vita lui ci segue.
Anna
02 ottobre 2011
La segnaletica della settimana
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)
Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
PER RIFLETTERE...
Forse si potrebbe intitolare questa domenica come quella dell'Amore deluso... ma l'Amore vero non conosce delusioni perchè il suo bagaglio è libertà, mai aspettativa!
Dio è un esperto conoscitore dell'animo umano, sa bene che nel cuore dell'uomo albergano desideri, passioni, risonanze che conducono ciascuno di noi ad un solo obiettivo: diventare autosufficienti, emanciparci da ogni dipendenza. Egli ci lascia liberi... liberi di corrispondere o meno al suo Amore, liberi di affidarci a Lui o contare solo su noi stessi.
«Avranno rispetto per mio figlio!», ad una prima lettura sembra una frase sensata, ma a pensarci bene risponde ad una logica che, davanti ai nostri occhi, alla nostra mente, è incomprensibile. È la logica di chi ama sapendo che sarà chiamato ad amare fino-alla-morte... è la logica di un Dio che non è geloso di quanto ha e di quanto è, non invidia l'uomo e ogni sua emancipazione. E' la logica di un Dio che vuole farsi conoscere ed amare per l'Amore che è pronto ad offrire, a donare gratuitamente.
Ecco allora che questa domenica non ci appare più come quella dell'Amore deluso, ma con essa abbiamo la certezza che viviamo nella mani di un Padre che è disposto ad amarci, a spendersi fino al dono supremo della vita... e questo solo per Amore!
Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
PER RIFLETTERE...
Forse si potrebbe intitolare questa domenica come quella dell'Amore deluso... ma l'Amore vero non conosce delusioni perchè il suo bagaglio è libertà, mai aspettativa!
Dio è un esperto conoscitore dell'animo umano, sa bene che nel cuore dell'uomo albergano desideri, passioni, risonanze che conducono ciascuno di noi ad un solo obiettivo: diventare autosufficienti, emanciparci da ogni dipendenza. Egli ci lascia liberi... liberi di corrispondere o meno al suo Amore, liberi di affidarci a Lui o contare solo su noi stessi.
«Avranno rispetto per mio figlio!», ad una prima lettura sembra una frase sensata, ma a pensarci bene risponde ad una logica che, davanti ai nostri occhi, alla nostra mente, è incomprensibile. È la logica di chi ama sapendo che sarà chiamato ad amare fino-alla-morte... è la logica di un Dio che non è geloso di quanto ha e di quanto è, non invidia l'uomo e ogni sua emancipazione. E' la logica di un Dio che vuole farsi conoscere ed amare per l'Amore che è pronto ad offrire, a donare gratuitamente.
Ecco allora che questa domenica non ci appare più come quella dell'Amore deluso, ma con essa abbiamo la certezza che viviamo nella mani di un Padre che è disposto ad amarci, a spendersi fino al dono supremo della vita... e questo solo per Amore!
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